Ustica, Amato sentito dal Copasir per un'ora e mezza
Amato ha ribadito più volte di non avere elementi concreti nuovi, prove, da mettere sul tavolo. Il Copasir, da parte sua, approfondisce la vicenda nell’ambito delle sue competenze
Disastro-Ustica
I magistrati della procura di Roma hanno deciso che non serviva ascoltarlo. L’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato è stato invece sentito oggi per un’ora e mezza dal Copasir, un mese dopo la sua intervista a Repubblica nella quale aveva rilanciato l’ipotesi del missile francese che avrebbe abbattuto il Dc9 precipitato nel mare di Ustica la sera del 27 giugno del 1980.
Ovviamente il Comitato per la sicurezza della Repubblica - i cui lavori sono rigidamente secretati - ha un approccio ed obiettivi diversi da quelli dei pm romani che indagano sulle responsabilità del disastro aereo in cui persero la vita 81 persone. La procura non ha ancora archiviato l’inchiesta riaperta 15 anni fa, anche se è intenzione degli inquirenti di arrivare ad una definizione del fascicolo entro la fine dell’anno. Per i magistrati non sarebbe emersa l’esigenza, al momento, di sentire nuovamente Amato dopo le sue dichiarazioni ai media: «La versione più credibile - spiegava - è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno. Si voleva fare la pelle a Gheddafi in volo su un Mig della sua aviazione».
Amato ha ribadito più volte di non avere elementi concreti nuovi, prove, da mettere sul tavolo. Il Copasir, da parte sua, approfondisce la vicenda nell’ambito delle sue competenze: l'operato dell’intelligence ed il processo di desecretazione degli atti coperti avviato dalle direttive della presidenza del Consiglio. Nelle sue recenti dichiarazioni Amato aveva spiegato che l’allora direttore del Sismi Fulvio Martini «era uno di quei generali che venivano a trovarmi con assiduità per convincermi della bomba a bordo. Fu però lui a mettermi in guardia sull'opportunità di affidare alla ditta di Marsiglia il recupero del delitto: forse proprio perché sapeva della responsabilità dei francesi». Sentito dai pm romani nel 2008 l’ex premier aveva negato di aver avuto informazioni specifiche che indicassero responsabilità della Francia.
Il Copasir nella precedente legislatura aveva segnalato "problemi di gestione degli archivi» da parte delle amministrazioni, con «documenti strettamente connessi a determinate vicende di terrorismo e stragi» che non risultano "identificati in quanto tali». Evidenziava inoltre, «quale ulteriore elemento critico, anche su segnalazione di una associazione di familiari di vittime del disastro aereo di Ustica», come «una desecretazione parziale di documenti afferenti ad una specifica vicenda, possa paradossalmente determinare una ricostruzione distorta degli eventi». Un’ulteriore tipologia di problemi riguarda poi «la declassifica di atti contenenti riferimenti a collegamenti e collaborazioni in ambito internazionale, per i quali si registra la costante scelta di mantenere la classifica di segretezza». E la ricerca della verità su Ustica coinvolge la Nato e Paesi come Francia e Stati Uniti.