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Alla fine Conte sblocca l’impasse: «Trovate subito l’accordo»

Di Mario Barresi |

Catania. Poco prima delle otto della sera, Nello Musumeci sembra un cronista parlamentare, avvolto da sciarpa e cappotto in collegamento dall’esterno di Palazzo Chigi. Ma non è il coronamento del suo sogno giovanile di fare il giornalista. «Sto lavorando per il bene dei siciliani», dice a una folla di simpatizzanti di DiventeràBellissima, riuniti da Ruggero Razza all’ex Vecchia Dogana di Catania. «L’obiettivo è quasi raggiunto». In quel momento la partita del “Salva Sicilia” è finalmente chiusa. Ma, dopo una giornata sulla giostra romana, il risultato è tutt’altro che scontato.

Il Consiglio dei ministri, in una prima comunicazione informale, era fissato alle 18. Anzi no: anticipato alle 16. Contrordine: non prima delle 21. A metà pomeriggio la convocazione ufficiale: appuntamento alle 19. Ma si partirà non prima delle 20. Nel balletto degli orari c’è tutto il senso della maggioranza giallorossa in piena crisi d’identità. E anche la norma per spalmare il disavanzo-monstre della Regione diventa scintilla e vittima dello scontro. A impuntarsi è Italia Viva. Prima la fatwa di Davide Faraone, capogruppo al Senato: «Il governo Musumeci deve garantire riforme, non può pretendere che vengano finanziati la cattiva politica e gli sprechi». E poi la sfida formale del frontman renziano, Luigi Marattin, che mette a verbale le richieste: modificare il testo o «ripristinare subito gli obblighi di risanamento che erano stati inseriti nel 2016 da Renzi e cancellati nel 2018 dal Conte 1». Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, sente al telefono proprio Faraone e gli ricorda che «analoghi piani di risanamento per altre regioni erano stati già approvati dai governi Renzi e Gentiloni». Esempi? Campania e Piemonte.

Ma l’accordo è ancora lontano. E così, in questo pomeriggio di antivigilia di Natale, si rinsalda l’asse istituzionale fra Palazzo d’Orléans e il M5S. Nello Musumeci è a Roma assieme a Gaetano Armao, che ha già preparato il terreno con il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa, decisivo a spianare la strada all’accordo. Ma l’impasse si supera soltanto dopo l’intervento di Giuseppe Conte, finora «poco informato», ammettono a Roma, sul dossier Sicilia. Il premier incontra il viceministro Giancarlo Cancelleri al quale fa spostare il volo di rientro previsto alle 17. Chiama Boccia e gli dice: «Stasera non cominciamo se non c’è un testo condiviso sulla Sicilia». Cancelleri, con Musumeci e Armao, partecipa a un vertice con il ministro degli Affari regionali e i tecnici del Mef. E lì si trova un testo condiviso anche con Iv. «Ma adesso nel piano da presentare in 90 giorni – ricorda Cancelleri – la Regione dovrà risolvere i problemi contabili alla radice». C’è giusto il tempo di un saluto, molto più affettuoso del solito. E poi tutti (o quasi) a Fiumicino per tornare a casa. Per questo Natale l’abbiamo sfangata. Con l’anno nuovo si vedrà.

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