Notizie Locali


SEZIONI
Catania 28°

Politica

Bianco alla Regione, fumata grigia

Di Andrea Lodato |

Numeri che ha analizzato il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, di cui hanno discusso i leader centristi che dovrebbero stare nella coalizione per le elezioni siciliane. Numeri che possono anche valere per quel che valgono, un sondaggio, ma che non possono non fare riflettere.

E che hanno spinto i vertici del partito e gli alleati ad avviare (quasi) tutti un’azione per convincere Bianco ad accettare la sfida. Anche ieri, festa a parte, Bianco ha incontrato molti esponenti politici di centrosinistra e di centro, ha parlato di questa ipotesi. Ma, stando al pochissimo che trapela da Roma e dagli incontri, Bianco ha per il momento ribadito quella sua posizione assunta già mesi fa: c’è Catania, c’è un lavoro da completare e, per la verità, dice lui ci sono anche parecchi lavori da avviare. Il quadro è questo, lo scenario noto. La pressione, però, resta. Ed ha molte motivazioni, che si riallacciano a quel parallelismo che abbiamo fatto ieri e che ha fatto sorridere, anche con ironia, che nella politica ci sta sempre e di questi tempi anche di più.

Eppure è proprio la formula di En Marche, il movimento che ha portato Emmanuel Macron al ballottaggio per le presidenziali francesi, a potere essere mutuato, se davvero intorno a Bianco dovessero stringersi il centrosinistra, i centristi, e parte del centrodestra che ha mollato gli ormeggi dalla “rive droite”. E non è solo questione puramente politica e di partiti, ricordava ieri qualcuno ragionando su questa ipotesi Bianco alla Regione. Analisi avvalorata dal fatto che ieri, dopo avere letto i servizi dedicati al sondaggio, alle indiscrezioni, ai retroscena sui possibili sviluppi, a Bianco sarebbero arrivati, direttamente e indirettamente, anche incoraggiamenti ad accettare la candidatura da esponenti del mondo del lavoro e delle imprese. Insomma, Parigi sarà pure lontana da Palermo e Macron da Bianco, ma resta il fatto che se reggono sondaggi, sostegni verbali, impegni vari ed eventuali, quel rassemblement di parti e partiti anche parecchio diversi da loro sarebbe il volano per la scelta finale. Per Bianco.

E con i francesismi chiudiamo qui. Perché il resto ha tutto il sapore della cosiddetta marca Liotru, ovvero quel che accade a Catania e che condiziona fortemente il sindaco. La città da una parte, la coalizione e il suo partito dall’altra. Già ‘sta cosa non suona bene a Bianco, perché genera un effetto contrapposizione odioso. Ma evidente. Non vuole lasciare Catania, mentre da Palermo e da Roma gli dicono che quei numeri non possono essere sottovalutati: perché il voto delle Regionali siciliane potrebbe essere per la coalizione e per il Pd determinante anche per le Politiche che (salvo novità che pure sono nell’aria) seguiranno. Perché con l’atmosfera che c’è, se il M5s dovesse sbarcare trionfalmente a Palermo, arginarne poi la forza alle elezioni nazionali sarebbe tutt’altro che un gioco. Dunque riflessione, ma rapida perché siamo al 1° maggio. Saranno i numeri ad inchiodare Bianco o Bianco resterà lì dove sta, più forte della scommessa e della sfida? Insomma En Marche o no?


LEGGI ANCHE: Il Pd e la sindrome del “Trono di spade”

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

Di più su questi argomenti:

Articoli correlati