Carlo Calenda: «Azione né con Cuffaro né con De Luca. I manager? Centrodestra di buffoni»
Intervista al leader centrista in questi giorni a Catania
Senatore Calenda, arriva a Catania per parlare di sanità e reti territoriali. La lezione del Covid è già nel dimenticatoio?
«La sanità, assieme alla scuola e ai salari, per Azione è una priorità. In Italia quattro milioni di cittadini non si curano perché non se lo possono permettere, rinunciano a 10 milioni di prestazioni. Intanto il governo mette 136 miliardi sul Fondo sanitario nazionale, meno di due miliardi in più rispetto all’anno precedente, pari alla metà della quota di inflazione rispetto ai fondi 2022. Una scelta consapevole di non investire sulla sanità pubblica e sulla salute dei cittadini».
In Sicilia il governo regionale rinvia i nuovi manager perché non c’è un accordo sulla spartizione della sanità.
«Sì, lo so. Ed è una vergogna. Però posso dirle, con franchezza, che se questi buffoni del centrodestra siciliano giocano sulla vita delle persone, perdendo tempo per spartirsi la sanità mentre la povera gente aspetta dieci mesi per una tac, è soprattutto colpa dei siciliani? Siete voi che li avete voluti, che li avete votati. Nonostante li conosciate tutti da tempo».
In Sicilia tutti guardano, fra timori e invidie, alla crescita della Dc di Cuffaro. Perché non l’ha mai considerato un interlocutore terzopolista?
«È proprio per il discorso che le ho appena fatto. Sono i feudatari dei voti, che hanno ancor più peso col maggior tasso di astensionismo: il barone Cuffaro, il conte Miccichè… Ognuno fa politica come vuole, ma questo non è il mio modo. Cuffaro è stato in galera, ha pagato per i suoi errori. Ma l’aver espiato la pena non cancella ciò che ha fatto. Ora resuscita la Dc, va bene. Ma perché dovrei avere come interlocutore lui e gli altri che hanno fatto così tanti danni alla Sicilia?».
In compenso Lombardo, di cui lei ha tessuto le lodi, s’allea con la Lega…
«Io Lombardo l’ho incontrato un paio di volte. Gli ho riconosciuto che rispetto a chi gli è succeduto, ad esempio Crocetta e Musumeci, aveva una visione di Sicilia. Ma con Lombardo non ho mai fatto accordi né alleanze. Poi mi deve spiegare perché un siciliano dovrebbe votare Salvini, ma è un altro discorso…».
E Cateno De Luca? Anche lui una variabile siciliana impazzita nel tavolo centrista per le Europee.
«Premessa: io a questo tavolo non mi sono mai seduto. Detto ciò, con De Luca ho parlato. Ci siamo visti una volta e gli ho detto chiaramente: sei un bravo amministratore, ma devi smetterla di fare il cogl… Certo, ci può stare che uno sia frizzante e sopra le righe, come il suo omonimo governatore della Campania, ma senza esagerare. Ma è possibile in Sicilia non possa esserci una sana via di mezzo? O fai il feudatario dei voti alla Cuffaro o fai il pazzo alla De Luca? Questo Paese e la vostra regione hanno bisogno di serietà e competenza. Io a De Luca ho detto: fai la persona seria. E la sua risposta mi sembra chiara, non ci sono le condizioni…».
A proposito: fra lei e Renzi la rottura è insanabile? C’è chi spera in una tregua last minute prima del voto.
«Io posso sbagliare, prendere delle fregature. Ma non posso accettare che Renzi, dieci minuti dopo averti fregato, venga a dirti “sono buono, ricominciamo” perché vuole superare lo sbarramento alle Europee. Ammetto che con lui, la prima volta, sono stato ingenuo. Se ci cascassi una seconda volta sarei un pirla…».
Quante probabilità ci sono che entriate con vostri candidati nelle liste del Pd alle Europee?
«Zero. Noi andiamo avanti dritti come un fuso sulla strada di una forza riformista e del buon governo. Con alcuni del Pd si può continuare a parlare, ma noi siamo incompatibili con il M5S e con la sinistra radicale».
A Catania invece Azione ha appoggiato il sindaco meloniano Trantino. Nel centrodestra, di qui a poco, Forza Italia potrebbe squagliarsi. L’opzione terzopolista per lei resta un dogma?
«Ho incontrato Trantino prima delle elezioni e mi ha fatto una buona impressione, mentre il suo sfidante mi risulta fosse schiacciato sui grillini. Il fatto che Azione, a livello locale e senza simbolo, possa fare accordi o sostenere candidati in gamba, non significa modificare la linea nazionale che ci vede ben distinti dal centrodestra. Tanto più che, sui singoli temi, non abbiamo pregiudizi sui provvedimenti del governo Meloni. Ma con FdI e Lega non abbiamo nulla a che fare: questo è pacifico».
L’Isola, tralasciando le suggestioni pirandelliane, è una terra difficile da comprendere per chi non è siciliano. Lei ci ha mai capito qualcosa della nostra ingarbugliata politica?
«Molto più di quanto lei creda. Per questo mi sento liberato dal non avere nulla a che fare con i Cuffaro e con i Faraone e con i De Luca. Per questo noi in Sicilia ci affidiamo a gente come Ferrandelli a Palermo, come i sindaci di Siracusa e Mazara, Italia e Quinci, o come, a Catania, Castiglione che in parlamento fa un gran lavoro. Ovviamente siamo più che a aperti a contributi ed esperienze nuovi, ma non ci interessano i feudatari siciliani del voto. Sono convinto che ci sia materiale per costruire qualcosa di nuovo».
m.barresi@lasicilia.it