Dipendenti regionali proclamano lo stato di agitazione

Di Redazione / 30 Aprile 2018

PALERMO – Proclamato lo stato di agitazione tra i dipendenti e i dirigenti della Regione siciliana e di tutti gli enti e le società partecipate che applicano il contratto regionale. I sindacati Cobas-Codir, Sadirs, Siad e Ugl protestano «contro i ritardi del governo sul rinnovo dei contratti di lavoro, contro la mancata nomina dei vertici dell’Aran Sicilia, l’agenzia per la contrattazione e contro le leggi ad personam e incostituzionali approvate nella Finanziaria».

«In assenza di segnali concreti da parte del governo regionale – annunciano gli autonomi – sarà indetta una prima manifestazione di protesta, propedeutica a una mobilitazione totale del personale per il diritto al rinnovo dei contratti, alla riclassificazione e a un’amministrazione efficiente e al reale servizio dei cittadini». In una nota a firma di Marcello Minio e Dario Matranga del Cobas-Codir, Fulvio Pantano e Franco Madonia del Sadirs, Angelo Lo Curto e Vincenzo Bustinto del Siad ed Ernesto Lo Verso dell’Ugl-Fna, i sindacati prendono atto «con rammarico, dell’inaccettabile silenzio da parte del governo regionale relativamente alle importanti e delicate tematiche più volte sollecitate in tutte le sedi, per poi approvare, invece, durante i lavori d’aula della legge di stabilità, con procedure in violazione alle leggi costituzionali e senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali, norme ‘ad personam’ per categorie circoscritte di lavoratori, nonostante le materie sul personale siano delegificate dal 2003».

«Ancora una volta assistiamo al ridestarsi dell’interesse, da parte della politica e dei componenti di questo Governo, a una sorta di nuovo assalto alla diligenza – concludono – che sembra manifestare le proprie attenzioni, non solo sulle citate norme ‘ad personam’, ma anche verso ‘coup de théatre’ di crocettiana memoria, come improbabili progetti di centri direzionali o, nonostante l’amministrazione regionale non abbia adottato il piano triennale dei fabbisogni, verso immissioni o stabilizzazioni selvagge di personale».

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