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L'intervista

Dopo il voto, il bilancio di Pogliese: «Il sorpasso di FI su FdI? E’ solo un’illusione ottica»

Il senatore catanese di Fratelli d'Italia si dice soddisfatto dei risultati siciliani

Di Mario Barresi |

Senatore Pogliese, Fratelli d’Italia in Sicilia è quasi 10 punti al di sotto del risultato nazionale. I vertici del partito come l’hanno presa?«A Roma abbiamo già analizzato con attenzione l’esito del voto. E siamo stati tutti d’accordo nell’esprimere soddisfazione anche per i risultati in Sicilia. I vertici nazionali sono ben consapevoli delle peculiarità del voto nell’Isola».

Come il fatto che non siete il primo partito? Forza Italia vi ha sorpassato?«Ecco, l’assetto di Forza Italia è il primo “fenomeno” tutto siciliano, assieme al dato dei grillini, comunque più alto che nel resto d’Italia, e a De Luca che ha drenato un 7 per cento di consensi a tutti. Dentro Forza Italia alle Europee c’erano tre liste che alle Regionali hanno totalizzato il 28 per cento: oltre a quella forzista, anche la Dc e il simbolo che all’Ars si presentò come Popolari e Autonomisti. In pratica quattro partiti in uno. Se leggiamo bene i dati, quello che lei chiama sorpasso è soltanto un’illusione ottica. E anche a Roma sanno cosa significa avere, oltre a due assessori regionali in corsa, Cuffaro, Lombardo e Romano tutti dentro…».

Basta dire che Forza Italia era una corazzata per spiegare il vostro non entusiasmante 20 per cento?«Il nostro 20 per cento è un dato in netta crescita rispetto alle Europee del 2019 e miglioriamo di due punti anche il risultato delle Politiche. Nel panorama regionale spicca la performance di Ragusa, trainata dalla comunità locale di FdI, con il 23 per cento, primo partito così come a Trapani. E a Catania siamo andati benissimo».

La capolista Meloni ha preso 180mila dei circa 300mila della lista in Sicilia. Senza il traino della leader il risultato finale sarebbe stato inferiore…«Non è così. Giorgia, come in tutta Italia, da vera leader ha trascinato la lista mettendoci il cuore e la faccia. Poi ognuno dei candidati siciliani ha fatto il proprio dovere contribuendo, in misura diversa, ad allargare il forte consenso d’opinione del nostro partito».

Alla fine, però, il suo candidato Giammusso non ce l’ha fatta. Il tandem Milazzo-Razza l’ha battuto nettamente…«Premesso che sono certo che Peppe e Ruggero saranno degli eurodeputati all’altezza della situazione, rappresentando al meglio la nostra terra a Bruxelles, il risultato di Massimiliano è stato straordinario. Milazzo e Razza sono stati bravi a capitalizzare la legge elettorale: la loro “terzina”, con Meloni in mezzo, ha funzionato bene, è stata una strategia efficace. Ma Giammusso è in assoluto il candidato che singolarmente ha portato più voti alla lista».

Se ci fosse stata la preferenza unica…«Numeri alla mano, sarebbe stato eletto. Eppure questi ragionamenti, adesso, non servono a nulla. Abbiamo fatto una bellissima competizione, con entusiasmo e lealtà: il risultato di Giammusso, ottenuto quasi da solo contro tutti, resta comunque eccezionale».

Ma forse non tanto da mettere al riparo la sua leadership regionale. Nel partito qualcuno mette già in discussione il doppio coordinatore regionale…«Le Europee non c’entrano. Questo è un tema vecchio. Già nel 2019, dopo la mia nomina, Giorgia mi disse che lo statuto del partito, che ricalca quelli del Fronte della gioventù e di Alleanza giovani con la particolarità della Sicilia divisa in due zone, andava adeguato al resto dell’Italia con un coordinatore unico. Prima o poi si dovrà fare…».

E magari, con la scusa di mettere mano allo statuto, qualche big siciliano ne approfitterà per silurare, in un colpo solo, Pogliese e Cannella…«Ritengo di no. Nell’ultima campagna di tesseramento in Sicilia ci sono state 24.132 adesioni, con un più 419 per cento rispetto all’anno precedente: siamo la seconda regione d’Italia per numero di iscritti e la prima per incremento. E i risultati delle Europee, come le dicevo, sono stati analizzati e apprezzati».

I nuovi equilibri nel centrodestra condizioneranno il rimpasto di Schifani?«Non sarà così. Se si riferisce al dato di Forza Italia non credo proprio, perché altrimenti andrebbe scorporato almeno per tre. Semmai il fatto che nel partito del presidente ci sono due assessori eletti comporterà un effetto-domino su tutto il resto della coalizione».

Metterete in discussione le deleghe? Dicono che aspirate ad Agricoltura e Formazione…«Non chiederemo cambi come pregiudiziale. Ma noi siamo aperti a ogni soluzione: vediamo qual è la linea che Schifani intende adottare, ne discuteremo con serenità».

Anche voi cambierete gli assessori?«Apriremo un confronto schietto. Dopo le Europee quasi tutti i governi regionali hanno fatto aggiustamenti. E FdI ha sempre premiato chi s’è speso alle urne: fu così per Pappalardo, candidato nel 2014 con 10mila voti e assessore nel 2017, così come per Scarpinato, in lizza nel 2019 con 14mila voti e assessore tre anni dopo. E ora sarebbe giusto che fosse così per chi, come Giammusso e Savarino, rispettivamente con 43mila e 22mila voti, s’è speso in quest’ultima campagna elettorale…».

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