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Emiliano, ‘mi candidai sindaco per fare antimafia sociale’

Iniziata l'audizione del governatore in commissione Antimafia

Di Redazione |

BARI, 10 MAG – Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha iniziato l’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo. Il governatore viene ascoltato nell’ambito dell’approfondimento sulle inchieste su presunte infiltrazioni nel territorio pugliese e sull’inchiesta che ha portato alla Commissione di accesso al comune di Bari. L’audizione segue le polemiche per la frase pronunciata dal governatore durante una manifestazione pubblica, sul suo presunto incontro, assieme all’allora assessore Antonio Decaro, con la sorella del boss Antonio Capriati dopo presunte minacce rivolte a Decaro da affiliati al clan. Emiliano ha ricordato il suo ruolo di magistrato nel processo Dolmen in cui fu “condannato all’ergastolo Antonio Capriati” a cui fu “attribuito l’omicidio di Vincenzo Tesse”. “Una delle ragioni – ha aggiunto – che mi spinse a candidarmi a sindaco a Bari nel 2004 fu la constatazione che, nonostante noi da magistrati avessimo realizzato come Antimafia uno delle più puntuali opere di bonifica di tutta la storia italiana sino ad allora, mi ero reso conto che l’azione penale doveva essere convertita in antimafia sociale”. Nel 2007, ha dichiarato il governatore, “quando divento sindaco istituii un’agenzia per la lotta non repressiva alla mafia. Dal 2007 abbiamo stabilito l’obbligatorietà della costituzione di parte civile del Comune nei processi contro la mafia. In 20 anni abbiamo destinato al Comune 140 immobili confiscati alla mafia. In una delle case confiscate ai Capriati, in piazza San Pietro a Bari Vecchia, c’è un’associazione adesso”.

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