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L'intervista

Giulia Grillo a “La Sicilia”: «Così “blinderò” la sanità dai politici. In Sicilia servono scelte chiare»

Di Mario Barresi |

Ministro Giulia Grillo, il suo capo politico Di Maio, per la prima volta dal palco elettorale di Caltanissetta, ha preso un impegno ambizioso: togliere la sanità dalle grinfie della politica. Come si può riuscire in questa mission impossible?

«Questa è una missione che comincia a diventare possibile e abbiamo già preso i primi provvedimenti concreti. Mi riferisco, ad esempio, all’emendamento Nesci al decreto Calabria, all’interno del quale abbiamo ottenuto, oltre lo sblocco delle assunzioni per le Regioni in piano di rientro, criteri che danno più trasparenza e merito per le nomine in sanità. Una prima risposta d’emergenza, perché si interverrà da subito sulle nomine dei direttori, rispondendo all’insufficienza degli strumenti attuali. E tutto grazie a un provvedimento fortemente voluto e votato dal M5S, per rendere trasparenti i punteggi dei manager della sanità. Il governatore potrà scegliere anche il candidato con il punteggio più basso, ma dovrà giustificare la scelta e assumersene la responsabilità. E tutto ciò in attesa di un provvedimento riordino complessivo del sistema (il cosiddetto “ddl Castellone” al Senato, ndr) che rappresenta una nostra battaglie di trasparenza e di meritocrazia sin dall’epoca in cui eravamo all’opposizione: riduzione della discrezionalità e un meccanismo incentrato sulla valutazione su titoli e curricula. Spero che anche la Lega appoggi questa volta una svolta che rescinderà il legame fra politica e sanità».

Il sottosegretario Gaetti, altro autorevole esponente del suo movimento, in un recente incontro a Catania sul sistema Montante, ha chiaramente detto che la sanità è il settore dove la corruzione è più forte. Basterà blindare le nomine dalla politica per vincere sul malaffare in appalti e gestione. O ci vuole qualcosa di più?

«La sanità è un settore di altissimo rischio di corruzione, perché in ballo ci sono risorse molto ingenti. Per questo è importante il segnale concreto che abbiamo dato con la trasparenza sui criteri delle nomine dei manager, che secondo me è già un passaggio storico. Ma non sarà l’unico. Ed per questo che per questo che bisogna andare avanti su questa strada. La sanità è stata spesso un bancomat per la cattiva politica ma adesso questo sta cambiando. I cittadini mi pregano di intervenire ma i poteri che ha lo Stato verso le Regioni inadempienti sono fortemente limitati, come è emerso nel caso dello scandalo in Umbria in relazione alla necessità di sostituzione dei vertici sanitari. E poi mi permetta di aggiungere che in molte norme dello “Spazzacorrotti” ci sono interventi concreti che vanno tutti verso questa direzione, dalla quale il M5S non ha alcuna intenzione di allontanarsi».

Magari i cittadini hanno altre priorità. Come ad esempio la riduzione delle liste d’attesa. Lei ha denunciato il problema in un video-reality che è diventato virale. Ma, oltre alla denuncia, cosa pensa di fare in concreto da ministro della Salute?

«Non è stata soltanto una denuncia. Io, come qualsiasi cittadino, ho voluto verificare i tempi di risposta di un Cup, che non mi ha risposto per un’intera mattinata. Era una verifica per provare a correggere e migliorare l’impegno per quella che è una mia priorità. Con l’approvazione del Piano nazionale di gestione delle liste d’attesa abbiamo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla salute e quindi il cittadino al centro del sistema. C’è l’indicazione di utilizzare le macchine per la diagnostica all’80%, ci sono i codici di priorità da inserire nella richiesta del medico curante, facilitando la prenotazione dei cittadini. E c’è, per la prima volta, un fondo di 350 milioni per la riduzione delle liste di attesa e la digitalizzazione dei Cup».

In questi giorni è in tour fra gli ospedali etnei. In chiusura di campagna elettorale, così come hanno fatto tanti altri ministri in passato, non le sembra una “pratica” in controtendenza col governo del cambiamento?

«Non è assolutamente così. Io feci lo stesso percorso, visitando le strutture e incontrando gli stessi interlocutori, anche da parlamentare dell’opposizione. E adesso, da ministro, ci tengo particolarmente a vedere come sono gestite oggi, a quasi tre anni dal mio primo giro. Questa serie di visite era stata programmata nel periodo delle vacanze pasquali, ma poi ho dovuto rimandare. E, adesso che il Parlamento è di fatto chiuso per la campagna elettorale delle Europee, ho deciso di rispettare l’impegno preso con il territorio».

Al di là della tempistica, qual è lo stato di salute della sanità del Catanese?

«Ho vistato delle strutture piccole, che non hanno innanzitutto i numeri e le casistiche di quelle più grandi, ma nonostante questo comunque continuano a mantenere degli indici buoni. Talvolta si tratta di ospedali in zone disagiate, fondamentali perché continuano a erogare prestazioni essenziali per la popolazione. Il direttore Lanza si sta impegnando, i risultati ci sono. Medici, infermieri e operatori sanitari vanno ancora di più ringraziati perché lavorare in queste strutture è più complicato rispetto alle altre, ma rimangono fondamentali la loro professionalità e grande umanità».

E che giudizio esprime sul lavoro del governo regionale e dell’assessore Razza?

«La Regione Siciliana ha un grandissimo ritardo nella gestione delle nomine. Continuo a notare un caos inspiegabile, perché in alcune aziende ci sono i manager e in altre si ritarda ancora e restano i commissari. Mancano, inoltre, i direttori sanitari e amministrativi. E rinviare le decisioni a dopo le Europee non è un bel segnale per i cittadini che si aspettano qualità e trasparenza. Così come non è un bel segnale – può essere un aspetto in apparenza secondario, ma per me è significativo – che la Sicilia sia l’ultima regione in Italia per donazione di organi. Complessivamente c’è troppa mancanza di iniziative e ci sono troppi condizionamenti politici. C’è ancora molto da fare e io sarò sempre pronta a sostenere ogni sforzo che va nella giusta direzione con un unico obiettivo: garantire in tutta Italia i livelli essenziali di assistenza a tutti i cittadini».

Pogliese, sindaco della sua città, ha fatto l’ultimo disperato appello al premier Conte per scongiurare gli effetti sociali ed economici disastrosi del dissesto. La Lega, col sottosegretario Candiani, ha detto al nostro giornale che se ne riparlerà dopo le Europee, ma che il M5S «non deve remare contro» pensando soltanto ai guai della sindaca Raggi a Roma. C’è la possibilità di un sostegno trasversale, nel governo, per aiutare Catania?

«Non c’è bisogno della Lega per confermare che il governo Conte vuole aiutare Catania. Certo, bisogna anche creare dei correttivi per evitare che si ripeta ancora il percorso vizioso che ha portato al dissesto. Da ministro di questo governo, oltre che da catanese, posso assicurare che il M5S non rema contro la mia città e che c’è una volontà comune di intervenire per risolvere i problemi del dopo dissesto».

I sondaggi danno il M5S sempre molto radicato in Sicilia. Alle Europee la Lega non dovrebbe sfondare come nel resto d’Italia. Ha la stessa percezione? L’Isola resterà un’oasi dipinta di giallo come fu già alle Politiche?

«Noi di solito non ci facciamo illudere dai sondaggi. Quello che ci conforta, piuttosto, sono le ultime importanti vittorie a Caltanissetta e a Castelvetrano, che confermano come la Sicilia sia ancora una roccaforte del Movimento. Certo, bisogna anche ammettere che in questi mesi siamo stati molto concentrati sul lavoro. Io mi limito a un paio di numeri che riguardano la sanità: 4,5 miliardi in più per il Fondo sanitario nazionale nel triennio 2019-2021 e 8 miliardi per l’edilizia sanitaria e innovazione tecnologica, sbloccando 100 milioni per la radioterapia nelle regioni del Sud. Abbiamo inoltre finanziato 1.800 borse di formazione in più per i giovani medici, arrivando a 8.000 l’anno. I risultati ci sono, il lavoro continua…».

E se dovesse interrompersi causa crisi di governo dopo le Europee?

«Guardi, io sono da poco stata al G7 in Francia. Lì, come in qualsiasi altro Paese normale, per cambiare i governi si aspettano le elezioni politiche e non c’è alcun tipo di ripercussione dai risultati delle Europee. Il giorno dopo le elezioni il nostro Parlamento avrà la stessa composizione… Se da noi qualcuno vuole usare il voto di domenica per destabilizzare commette un grave errore. Del quale dovrà assumersi le responsabilità».

Twitter: @MarioBarresi

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