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Il caso Siri spacca il governo. Il M5s vuole le dimissioni, Salvini resiste (per ora)

Di Redazione |

ROMA –  Scoppia il caso Siri e si spacca il governo gialloverde. La notizia del sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri, salviniano doc, indagato dalla procura di Roma per corruzione, piomba sulla maggioranza come un macigno di primo mattino. A via Bellerio scatta l’allarme e corrono ai ripari. L’ordine di scuderia, arrivato da Matteo Salvini è difendere a spada tratta il suo fedelissimo, senatore e ideologo della flat tx, confermandogli la fiducia.

Da qui la decisione di fare una nota che vale come linea ufficiale del partito senza ricorrere a dichiarazioni alla spicciolata di parlamentari: «Piena fiducia le sottosegretario Siri, nella sua correttezza. L’auspicio è che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra».

A stretto giro di posta arriva la dura reazione dei vertici M5S che chiedono le dimissioni dell’esponente governativo. Luigi Di Maio è categorico: «Ho appreso i fatti venendo qui, e se i fatti fossero questi, Siri dovrebbe dimettersi». Sulla stessa linea Alessandro Di Battista: «Ho sempre sostenuto questo Governo, lo sosterrò ancor di più se il sottosegretario Siri si dimetterà il prima possibile». 

La linea del M5s è chiara. Loro dicono di intervenire subito quando hanno un problema giudiziario al loro interno e ora pretendono lo stesso dai compagni governativi: «Salvini dice di non aver mai chiesto le dimissioni per un indagato per corruzione M5S – spiega una nota del M5s -. Non lo ha mai fatto perché siamo immediatamente intervenuti noi con i nostri anticorpi. Ci ha pensato subito il M5S a intervenire. Oggi le chiediamo perché chi dovrebbe intervenire invece non lo fa, è molto semplice».

Ma Salvini fa orecchie da mercante. La Lega non ci sta, il “Capitano”, raccontano, sceglie di affidare al ministro e avvocato penalista Giulia Bongiorno la replica ai Cinque stelle (‘«Stupisce il giustizialismo a intermittenza con il quale vengono valutate le diverse vicende giudiziarie a seconda dell’appartenenza del soggetto indagato a uno schieramento politico») e spiega ai suoi che interverrà lui personalmente a sostegno di Siri per blindarlo.

Non a caso, da Reggio Calabria, Salvini fa sentire la sua voce: «Il sottosegretario della Lega che ha scoperto di essere indagato questa mattina leggendo i giornali, lo conosco come persona pulita, specchiata, integra, onesta. Quindi, mi auguro che le indagini siano veloci per accertare se altri abbiano sbagliato». Queste parole non bastano ai Cinque stelle: Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, infatti, dispone, infatti, il ritiro delle deleghe a Siri “in attesa di chiarezza”.

All’ora di pranzo interviene anche Siri con una nota: «Respingo categoricamente tutte le accuse». Ma non basta. Le richieste di dimissioni si moltiplicano, arrivano da diverse  forze politiche con il Pd in testa mentre Forza Italia si dice garantista. Per ora Salvini e il suo “protetto” resistono.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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