Il Pd siciliano accoglie i big fra equilibrismi e “incastri”Europee, le grandi manovre
Festa regionale dell’Unità, Barbagallo lancia «forze fresche». Il patto con gli oppositori al primo test: scegliere i candidati a Bruxelles
Bonaccini e Barbagallo alla Festa dell'Unità del Pd ad Agrigento
Visto che qui, all’ombra dei Templi, di giorno ci sono ancora 30 gradi, il Pd allunga l’«estate militante» (ribattezzata «estate mili-pochi» da un malizioso dirigente siciliano, poco convinti di uno sforzo corale negli eventi isolani) proclamata da Elly Schlein. E così la festa regionale dell’Unità diventa un’appendice del movimentismo e un preludio di scelte e liti con vista sulle Europee.
L'equilibrismo
Ad Agrigento la password è equilibrio. O meglio: equilibrismo. In un partito siciliano utilitaristicamente votato all’adorazione del leader di turno - tutti renziani , poi zingarettiani e pure lettiani - nell’era dell’armocromia al potere il monocolore sbiadisce in un dualismo di fatto. Perché, se il segretario regionale Anthony Barbagallo rivendica la “Schleingrado siciliana” sotto l’Etna, quasi tutti i pezzi grossi del partito non hanno sostenuto la segretaria alle primarie. E non è un caso che il primo a riempire le tante sedie rimaste vuote giovedì a villa Bonfiglio sia stato, ieri sera, Stefano Bonaccini. «Dobbiamo lavorare tutti insieme per irrobustire il Pd, certo Elly deve tenere conto di un pluralismo di idee che c'è nel Pd, per renderlo più forte» , scandisce il governatore emiliano. Con paletti ben precisi sul Nazareno: «Le leadership non si affermano con le primarie, ma vincendo le elezioni». Cottentone? Sarebbe un ritorno al «passato», in cui « abbiamo assistito a sconfitte su sconfitte» ». E stasera arriva, la segretaria “Sclin” per dirla con lo slang del cacicco rosso Mirello Crisafulli.
La “minuta” barbagalliana
«In Sicilia vedo un Pd che si sta rinnovando, che apre ai giovani e alle forze fresche», certifica Barbagallo. Beneficiario di un equilibrio equilibrista che si fonda sul patto fra il segretario regionale (che è riuscito a rinviare a congresso da destinarsi la resa dei conti con con chi, dopo le Regionali, voleva la sua testa) e i golden boy bonacciniani, il padrone di casa Michele Catanzaro, capogruppo all’Ars, e Nello Dipasquale, col placet di Antonello Cracolici. Così il segretario regionale ha cannibalizzato santa pace gli oppositori etnei, ma ha lasciato spago agli altri altrove. Un quieto vivere destinato però a un test delicato con le Europee. Il toto-candidati impazza già. Con un nome pesante quanto divisivo: Leoluca Orlando. L’ex sindaco, in libreria con il suo “Enigma Palermo”, è il più spigoloso degli otto pezzi del puzzle da comporre per Bruxelles. Ridotti a sei, dando per scontati due candidati, un uomo e una donna, sardi. E così, confermato l’uscente Pietro Bartolo («Io ci sono e il partito pure», dice da guest star dell’intimo giovedì sera), i maschi siciliani in lista si riducono a due. «Un occidentale e un orientale, uno di Elly e uno di Bonaccini», nella “minuta” barbagalliana. Ciò significa che se Orlando riuscisse a far superare le perplessità sulla sua età e la celebre fatwa di Vito Riggio («Luca, oltrepassato il Baby Luna, non lo conosce nessuno»), non ci sarebbe spazio né per Cracolici, comunque zavorrato dal fatto che il primo palermitano dei non eletti all’Ars è l’ormai ex dem Carmelo Miceli, né per Peppino Lupo, a patto che esca indenne dal processo per corruzione, a cui andrebbe un “risarcimento” (che qualcuno ritiene non dovuto) per la tracotanza giustizialista con cui, per volere della «traditrice» Caterina Chinnici, con lo zampino di altri, fu escluso dalle Regionali.
Gli orientali quotati
Gli orientali più quotati sono Maurizio Caserta, candidato sindaco a Catania, e l’ex eurodeputato ed ex sindaco di Trecastagni, Giovanni Barbagallo, cugino del segretario. Lo schema salterebbe soltanto se, come si sussurra, Peppe Provenzano accettasse l’input del Nazareno di fare il capolista nelle Isole, anche se l’ex ministro vorrebbe restare a Roma. Con Provenzano (e non Schlein) come alfiere, si aprirebbe un domino anche sulle aspiranti donne , a partire da Teresa Piccione, non più “iper-lupiana”, che subentrerebbe alla Camera. Se non fosse così, potrebbe ballare da sola. Ma a Palermo è trasversalmente stimata l’ex assessora tecnica Cleo Li Calzi così come piace molto la manager agrigentina Eleonora Sciortino; mentre l’ex deputata messinese Flavia Timbro potrebbe essere la schleiniana orientale, in ballottaggio con Margherita Ferro, sindaca, senza tessera dem, di Aci Catena. Ovviamente la minoranza non ci sta a farsi stritolare da questo dualismo. Ieri Matteo Orfini a Palermo ha lanciato il progetto "Cose Nuove", «una nuova scossa per il partito», proponendo al Pd e al centrosinistra la candidatura a presidente di Fabio Teresi alle Provinciali di Palermo ancora in mente dei. E Antonio Rubino rompe l’equilibrio-equilibrista (e anche qualcos’altro) ammonendo sull’«importanza delle primarie come unico metodo per le candidature alle Europee per evitare scenari disastrosi, col a quarta sconfitta consecutiva in Sicilia, dopo le deludenti performance a Palermo, a Catania e Regionali».
m.barresi@lasicilia.it