L'asse Cuffaro-Sammartino tra vino novello e risotto ai fichidindia: una “polizza” per Schifani
Non un patto tra i due, ma la conferma di una linea comune: proteggere il governatore dalle spine
Sfogliando l’album del potere siciliano attovagliato - dall’orata di D’Alema e Lombardo all’arancino etneo dei big di centrodestra per Musumeci, passando per la seppia romana dei renziani di Cardinale - c’è il rischio di impiastricciarsi le dita fra salmorigli, sughi e schizzi di nero. Eppure, stavolta, nonostante le tante suggestioni enogastronomiche, non c’è stato un patto. C’è la degustazione di vino novello organizzata dopo un affollato convegno dell’Irvo; e c’è pure, nell’apprezzato menu offerto dal padrone di casa, un risotto unconventional ai fichidindia. Ma nessun accordo. Per la semplice ragione che i due commensali sono tanto simbiotici da non averne alcun bisogno: basta uno sguardo e mutu cu sapi ’u jocu.
Luca Sammartino e Totò Cuffaro si ritrovano (casualmente?) in un delizioso agriturismo a cavallo fra Catania ed Enna. Alle Tenute Gigliotto di San Michele di Ganzaria l’assessore all’Agricoltura chiude “Vendemmia conclusa, vino novello pronto…”, tavola rotonda voluta dal direttore dell’Istituto regionale del Vino e dell’Olio, Gaetano Aprile, per «fare il punto sulla campagna vitivinicola 2023/24 e sulle prospettive».
Una sala attenta sta ascoltando Dario Cartabellotta, dirigente-highlander dell’Agricoltura e “profeta” del vino siciliano, quando arriva Cuffaro, che ha la sua azienda a pochi passi da qui. «Parlerò da produttore, perché se dovessi parlare da politico direi l’esatto opposto». Primo siparietto quando Cartabellotta cita il «catechismo democristiano». E il leader dc, rivolto al tavolo: «Ormai c’è anche quello leghista…».
L’assessore, d’istinto: «Ma la fede è una sola…». Parola all’imprenditore Cuffaro. Che provoca: «Non può essere tutto Doc, non ci sono più i margini per il sostentamento delle imprese». E, con Cartabellotta che sgrana gli occhi, rievoca: «Fu un errore togliere il contributo agli impianti a tendone». Nel 1997 l’assessore al ramo era il giovane Totò da Raffadali: partì l’epopea del vino siciliano di qualità, alt a una coltivazione, intensiva e di bassa qualità, simboleggiata dai feudi dei cugini Salvo. Sammartino coglie ma non raccoglie. Stimola i produttori sul nuovo Piano vitivinicolo regionale, auspica «migliori promozione e comunicazione». E concede al maestro l’onore delle armi: «Ci sono buone pratiche del passato da riprendere».
Arriva il bello
Ma il bello arriva dopo il déblocage del novello: l’enologo Gianni Giardina sale in cattedra, Cuffaro e Sammartino siedono allo stesso tavolo. Il primo è in piena trance agonistica contro Raffaele Lombardo sull’eredità post-dc. «Vi piace? Gli ho risposto citando Tomasi di Lampedusa: gattopardi, leoni, sciacalli, iene e pecore. Guardate quanti “like”… Quello esce pazzo!». L’interlocutore sorride, ma tace. E, a chi lo provoca sul leader Mpa alleato con la Lega, si limita a sillabare: «Siamo, e restiamo, in due partiti diversi».
Si parla di nipotini che crescono e di figli in arrivo, con l’annunciato regalo di «una tutina con lo scudo crociato». Parmigiana e frittata, bruschette e salumi, poi il patron Elio Savoca sfodera il suo celebre risotto. Cuffaro prende un enorme “palo” verde di ceramica e gira fra i tavoli (in uno c’è, gaia, la deputata forzista Luisa Lantieri) a farsi fotografare: «State tranquilli, non sono cannoli…».
Il colloquio
Col mozzicone di caserecce al ragù di cinghiale ancora in bocca, i due ospiti d’onore si volatilizzano. Per ricomparire al momento del caffè. Una ventina di minuti dopo. Avranno parlato dei vitigni non autoctoni come il Petit Verdot e il Traminer piantati nella Tenuta Cuffaro o degustato segretamente due bicchieri del nettare (“Ambelia”, ça va sans dire, è l’etichetta) prodotto da Nello Musumeci nelle vigne all’altro capo della Catania-Gela? Oppure, magari confrontandosi sullo scenario per Bruxelles (ma ci voleva una birra trappista), avranno fatto il punto da “pretoriani” di Renato Schifani.
Non un patto, appunto. Ma la conferma di una linea comune: proteggere il governatore dalle spine: gli sgambetti di Fdi, il fuoco amico della fronda forzista. E la «minaccia coi baffi», più dannosa della Peronospora che ha falcidiato il 30% dei vigneti siciliani. Uniti, ma separati: ognuno a casa sua. Il nuovo “penultimo approdo” dell’ex renziano nella Dc? «Luca sarebbe un pazzo se solo lo pensasse: infatti non l’ha mai pensato», taglia corto Cuffaro.
L’aria s’è fatta più fresca. Il convivio si scioglie. Saluti e baci. Baci - tanti baci - per tutti.
m.barresi@lasicilia.it