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Le falle del Cga “a statuto speciale”: «Ecco perché è incostituzionale». I rischi di condizionamento politico

La denuncia di Salvatore Zappalà, avvocato amministrativista catanese e giudice “laico” del Cga dal 2016 al 2022

Laura Distefano

16 Marzo 2025, 13:16

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La politica fuori dalle aule della giustizie. Le toghe libere dalla politica. Anzi, per essere precisi e traendo ispirazione dalla Carta Costituzionale, la magistratura “indipendente” dagli altri poteri dello Stato. La terzietà delle toghe: il fondamento delle garanzie in tutti i settori della giustizia. Penale, civile e amministrativa. Ed è in quest’ultimo segmento giurisdizionale che casca l’asino. Un asino tutto siciliano.
Tutte le sentenze dei Tribunali amministrativi regionali sono impugnate davanti al Consiglio di Stato a Roma, in Sicilia il percorso è diverso. Nella “Trinacria” le decisioni del Tar di Palermo e Catania sono oggetto “di ricorso” davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Una realtà unica nel Paese: creatura dello statuto speciale siciliano. Fin qui nulla da eccepire. Sono i decreti attuativi emanati dai vari governi regionali (l’ultimo è del 2003) che «hanno creato le storture che rendono i magistrati “laici” del Cga a rischio condizionamento politico», è l’allarme che lancia Salvo Zappalà, avvocato amministrativista catanese che è stato membro “laico” del Cga dal 2016 al 2022. E sarebbe proprio “il tempo della carica” la prima “anomalia” creata dai governi siciliani che si sono succeduti.

Per poter comprendere però serve una premessa: il CdS (così come il Cga) ha una componente “laica” di designazione politica.

«Lo statuto siciliano prevede solo una sezione staccata del Consiglio di Stato, non certo un tribunale diverso - spiega Zappalà - i magistrati laici sono designati in Italia dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e in Sicilia dal presidente della Regione, una volta conseguita l’idoneità a consigliere di Stato, che ho conseguito anche io, si attua attraverso una valutazione del consiglio di presidente del consiglio di giustizia amministrativa, il Csm della giustizia amministrativa. Una volta ritenuto idoneo al ruolo il presidente della Repubblica firma la nomina. L’anomalia che persiste è che il consigliere che va a Roma è a tempo indeterminato, chi va a Palermo invece può rimanere in carica solo 6 anni. Un ruolo a tempo che a mio parere contrasta con i principi costituzionali».

Un incarico a “scadenza” che rende il consigliere di Stato «permeabile» alle pressioni della politica. Perché la rotazione permette al governatore di turno di poter “indicare” professionisti (che si sono distinti, come stabilisce la norma) in qualche modo graditi. Ma questo sistema già anomalo ultimamente avrebbe subito «un’ulteriore aggravante - denuncia Zappalà - sei mesi fa il Cga ha emanato una sentenza (la numero 391/2024, ndr) che permette dopo uno stop di due anni di essere nuovamente rinominati dalla politica. Questo è totalmente in contrasto con il sistema di indipendenza della magistratura. E soprattutto significa un controllo diretto della politica sul Cga che è chiamato a decidere su fatti che riguardano la macchina politica e il potere economico. E lo fa in modo definitivo. Non esiste - aggiunge l’avvocato - un altro terzo grado nella giustizia amministrativa, non c’è la Cassazione».

Zappalà ricorda le parole del già presidente del Consiglio di Stato, scomparso tre anni fa, Franco Frattini: «L’unica garanzia per poter svincolare i magistrati dalla politica è l’incarico a tempo indeterminato. Tutti quelli che sono a tempo determinato - insiste l’ex laico del Cga - sono condizionabili dalla politica».

E sullo sfondo di «questa schizofrenia» si ci mette anche l’attualità. Con la nomina - svelata ieri da La Repubblica - di Lunella Caradonna, moglie del capo dell’ufficio legislativo e legale della Regione, Giovanni Bologna. Qui siamo davanti a un caso di «incompatibilità assoluta», attacca Zappalà.

«Ma perché questo rinnovamento delle cariche? - si chiede (in modo retorico) l’avvocato - così facendo diventano delle nomine politiche di sottogoverno. Ma i consiglieri di Stato hanno una funzione giurisdizionale e quindi devi garantire l’indipendenza del magistrato». La designazione «a tempo» è stata «un’invenzione per creare uno strumento di pressione della politica sulla magistratura».

Per Zappalà si dovrebbe «trovare il coraggio di mandare tutti i decreti attuativi alla Corte Costituzionale». E chi può farlo? «Lo stesso giudice amministrativo, ma non mi pare abbia molta voglia», è l’amara sentenza di Zappalà.