Lupo: «Vi spiego qual è il Pd che vorrei. E sul M5S vi dico che…»

Di Mario Barresi / 08 Luglio 2019

Peppino Lupo, capogruppo del Pd all’Ars, negli ultimi tempi è stato talmente duro nei confronti del governo Musumeci da sembrare acrimonioso. Cosa c’è che non va?

«Il giudizio, a un anno e mezzo dall’insediamento, è totalmente negativo. E io mi limito semplicemente a descrivere la realtà, che è quella di una Regione in cui la situazione peggiora di giorno in giorno. La maggioranza di centrodestra è sempre più divisa, in perenne conflitto interno. E ciò provoca la paralisi del governo regionale e persino dell’Ars».

La coalizione di Musumeci s’è comunque rafforzata con la nascita del gruppo di Ora Sicilia all’Ars. Mentre è in corso un controverso flirt con Salvini…

«Alla consueta rottura con Miccichè e ora anche con l’Udc, vedasi anche il caso dell’Orchestra sinfonica, adesso Musumeci aggiunge la porta sbattuta in faccia dalla Lega, nonostante la formazione del gruppo parlamentare di Ora Sicilia, presentata come succursale siciliana di Salvini, che invece non ha manifestato alcun interesse per questa operazione…».

Un’operazione che comunque indebolisce anche il Pd, visto che Luisa Lantieri ha lasciato il vostro gruppo…

«È un errore politico dell’onorevole Lantieri, ma certamente anche un’incoerenza di Musumeci, che accoglie nella sua coalizione una deputata già assessore di Crocetta».

La fuga di Lantieri magari è il sintomo della sindrome centrista di molti del suo partito. Sammartino non ha mai fatto mistero di lavorare a un polo moderato con Miccichè.

«Mi sembra una bolla di sapone. Il Pd è una forza radicalmente alternativa a Forza Italia, destinata a diventare una dépendance della Lega di Salvini, con cui condivide i propositi su flat tax e regionalismo differenziato in salsa padana, un attacco senza precedenti al Sud: meno imposte al Nord dove i redditi sono più alti e danni a sanità, scuole e infrastrutture del Sud».

Il centrosinistra all’Ars s’è indebolito anche per l’addio, di fatto, da parte di Sicilia Futura.

«La famiglia Cardinale ha rotto con il Pd, è vero. Ma mi auguro che i deputati di Sicilia Futura, come talvolta qualcuno di loro dimostra in aula, si rendano conto che è inutile fare le stampelle all’inconcludente politica di Musumeci».

In questo contesto voi fate opposizione dura…

«Noi siamo all’opposizione di Musumeci, non della Sicilia. Come dimostrano i 96 disegni di legge presentati, fra i quali quelli su urbanistica, turismo e zone franche per lo sviluppo, ma soprattutto il nostro contributo decisivo alle uniche vere riforme approvate all’Ars: pesca, semplificazione amministrativa e diritto allo studio. La nostra opposizione è ferma, ma costruttiva».

Un ruolo che condividete con il M5S. Qualcuno del suo partito sostiene che con i grillini si dovrebbe dialogare. Lei che ne pensa?

«Mi auguro innanzitutto che Cancelleri abbia strappato il foglio e buttato le penne con cui voleva scrivere il contratto di governo. E che gli elettori di sinistra che hanno votato 5stelle prendano atto che il movimento li ha traditi alleandosi con Salvini. Detto ciò, mi auguro anche che all’interno del M5S possano esserci cambiamenti profondi. È un segnale positivo, ad esempio, che a Strasburgo molti di loro abbiano Sassoli presidente del Parlamento europeo».

I grillini, però, con il reddito di cittadinanza vi hanno sorpassato a sinistra…

«Questo strumento, senza un’adeguata politica di sviluppo produttivo, è destinato al fallimento. È un dovere dello Stato aiutare chi è in difficoltà, tant’è che il Pd per primo introdusse il reddito di inclusione, ma senza interventi sul lavoro si rischia di morire di assistenzialismo».

A proposito di cose di sinistra: quella del Pd sui migranti è una partita persa?

«Tutt’altro. A essere destinata al fallimento è invece la politica di Salvini sui migranti: non è isolando l’Italia dall’Europa che si può affrontare con efficacia il fenomeno migratori. Ero a Lampedusa nei giorni caldi della Sea Watch. Mentre centinaia di migranti arrivano in Sicilia su imbarcazioni-fantasma che il ministro dell’Interno fa finta di non vedere».

Quello dell’accoglienza è un tema che unisce la sinistra. Nel nuovo Pd di Zingaretti che spazio c’è per il campo largo che in Sicilia piacerebbe, a certe condizioni, anche a Fava?

«Dobbiamo costruire un campo largo riformista, sviluppando il modello della lista del Pd alle Europee. È naturale che con programmi, donne e uomini come Caterina Chinnici e Pietro Bartolo possiamo dare una svolta, contribuendo alla crescita del centrosinistra anche in Sicilia».

Parla di crescita in Sicilia, dove il partito è ancora lacerato dai postumi del contestato congresso che ha incoronato Faraone segretario regionale…

«Il Pd si rilancia con i congressi. A ogni livello. Bisogna ricominciare dai territori, coinvolgendo il nostro popolo con un dibattito vero e con un tesseramento aperto e trasparente. Ci vuole una nuova fase costituente del partito in Sicilia, fondata su idee e progetti che rafforzino l’unità».

Twitter: @MarioBarresi

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