Minardo apre: «Raffaele Lombardo organico in Forza Italia? È un modello vincente»
L'intervista al deputato ex leghista ora dentro Fi
Onorevole Minardo, dopo il suo passaggio a Forza Italia a Ragusa, c’è un’onda azzurra: sindaci, consiglieri, amministratori. C’è il suo zampino?
«Più che di un’onda, parlerei di un approdo naturale. Forza Italia rappresenta da sempre il porto sicuro del mondo civico siciliano, che ha nel suo dna un’anima moderata e popolare. Tanti amministratori hanno trovato in Forza Italia la casa politica coerente con la loro storia e il loro impegno per i territori. Con alcuni di loro c’è un legame di amicizia e collaborazione che dura da decenni. Ma non è un fenomeno che riguarda solo Ragusa: ci saranno altre adesioni e sono certo che questa crescita toccherà anche Siracusa e, più in generale, tutto il Sud-Est dell’Isola. L’obiettivo su Ragusa è chiaro: una provincia sempre più azzurra ed eleggere anche un deputato all’Ars alle prossime elezioni. E le garantisco che ci arriveremo, perché il progetto non è improvvisato, è strutturato».
Lei, anche quand’era nella Lega, ha sempre spinto l’asse con gli autonomisti. Ritiene che la presenza più “organica” di Lombardo sia strategica anche per Forza Italia?
«Certamente, e non lo dico solo perché con Raffaele Lombardo c’è un antico rapporto di amicizia e stima politica, ma perché sono convinto che l’autentica tradizione dell’autonomismo siciliano sia una ricchezza per tutto il centro moderato. Oggi Forza Italia, con Tajani, ha compreso l’importanza di fare sintesi tra l’anima nazionale e quella territoriale, valorizzando il contributo di questi movimenti. Questo è il modello vincente: una politica radicata nei territori ma capace di dare risposte serie a livello regionale e nazionale».
Nel centrodestra però non mancano le tensioni. C’è chi parla di assi privilegiati a Palazzo d’Orléans…
«Le tensioni ci sono in tutte le coalizioni, ma bisogna distinguere: la normale dialettica politica è segno di vitalità, la guerra di bande è veleno. I vertici dei partiti devono essere chiari: bisogna separare le posizioni politiche legittime dalle convenienze personali o dai giochini di chi vuole solo piazzarsi meglio. Perché se il messaggio che arriva ai cittadini è quello del “tutti contro tutti”, il rischio è che a guadagnarne non sia il centrosinistra, che in Sicilia oggi non mi sembra in forma, ma chi cavalca l’antipolitica».
Al prossimo giro verrà ricandidato Schifani?
«Il presidente Schifani sta lavorando bene e dimostra quotidianamente equilibrio, concretezza e autorevolezza. È giusto che gli venga riconosciuta la possibilità di continuare questo percorso e poi, al di là delle discussioni sul terzo mandato, mi pare lapalissiano che le Regioni più virtuose in Italia sono quelle in cui i governatori hanno avuto il tempo adeguato, e quindi due mandati. Però se posso dare un consiglio alla coalizione è questo: continuiamo a fissare obiettivi chiari e concreti di legislatura, ora e per il futuro. La Sicilia non può permettersi di navigare a vista e il trend di crescita degli ultimi anni va sostenuto da tutti».
In Forza Italia non mancano i mal di pancia. Qual è la sua percezione?
«Se in un partito non si discute, vuol dire che è morto. Le voci diverse non spaventano, anzi sono un arricchimento. E grazie a Tajani è stato avviato un autentico processo di democratizzazione interna: Forza Italia è un partito in cui gli iscritti conteranno davvero, potranno esprimersi, partecipare, incidere sulle scelte. Il prossimo congresso regionale sarà un passaggio fondamentale: lì vedremo chiaramente il nostro dna moderato, che è fondato sulla capacità di unire e costruire, non sarà un congresso per dividere. Questa è la migliore garanzia per il futuro».
Secondo lei Galvagno dovrebbe dimettersi se rinviato a giudizio?
«Io non parlo mai di questioni giudiziarie: ci sono le sedi competenti per quello. Ma non credo che il presidente Galvagno oggi debba dimettersi. Gli auguro di uscirne a testa alta, come credo meriti. Però, permettetemi di dirlo, questa vicenda deve insegnare qualcosa a tutta la politica siciliana: serve un cambio di stile, più sobrietà e più responsabilità. Perché il ritorno dei populismi è sempre dietro l’angolo e vicende di questo tipo rischiano di alimentarlo pericolosamente».