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Ars, il piano del “club del proporzionale” (che cancellerebbe l'elezione diretta del governatore): «Ma non c'è più tempo»

Il progetto trasversale: «Ognuno si fa la sua campagna elettorale, poi il presidente della Regione si eleggerà in aula». Il pranzo fra Miccichè e Cancelleri, che riunisce il M5S. Il dem Barbagallo pioniere

Di Mario Barresi

La prova che sia più di una semplice suggestione alimentata dal chiacchiericcio da buvette di Palazzo dei Normanni, sta nel fatto che al tema  il gruppo parlamentare del M5S martedì scorso ha dedicato una riunione ad hoc. «Ragazzi, qui sta tirando aria di proporzionale: dobbiamo farci trovare pronti», l’avvertimento di Giancarlo Cancelleri ai 15 ex colleghi dell’Ars. Il sottosegretario non fa più parte della squadra grillina di Sala d’Ercole, eppure continua a essere un ascoltato interlocutore. Soprattutto su argomenti delicati come l’emergente voglia (proibita) di modificare la legge elettorale delle Regionali, «facendo in modo che ogni partito si faccia la sua campagna elettorale da solo e poi il presidente della Regione ce lo eleggiamo in Assemblea».

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Questo, in parole povere, il senso del discorso intavolato da Gianfranco Miccichè in un pranzo «quasi casuale, comunque fatto per parlare di ben altre cose». A Palermo, infatti, all’inizio della scorsa settimana il leader forzista incontra Cancelleri per discutere di un evento, patrocinato dall’Ars, che potrebbe avere come protagonista il musicista Lello Analfino, molto amico dell’esponente grillino. Ma, come succede in questi casi, si finisce per parlare soprattutto di politica. E sul piatto, condito dall’ormai incrollabile sogno di «un modello Draghi anche in Sicilia», il viceré berlusconiano mette anche «un discorso che in Assemblea sta prendendo sempre più piede»: la riforma proporzionale alle Regionali, che azzererebbe la contesa nel centrodestra sulla ricandidatura di Nello Musumeci, contro cui si batte Miccichè, e allo stesso tempo renderebbe inutili le primarie giallorosse, aborrite da Cancelleri, da sempre convinto di «un allargamento al centro».

Il discorso fra i due commensali avviene in un momento non casuale. E cioè proprio quando a Roma Pd e M5S discutono di svolta proporzionale alle Politiche, corteggiando Matteo Salvini con la tentazione di isolare Giorgia Meloni. E nelle stesse ore, altra coincidenza tutt’altro che casuale, a Palermo si comincia a consolidare la convergenza di tutto il centrodestra su Roberto Lagalla. «Quelli del Pd sono terrorizzati», la comune constatazione. Cancelleri sa già che nel “club del proporzionale” c’è in prima linea Anthony Barbagallo, ma apprende da Miccichè che «il discorso è avviato, oltre da noi di Forza Italia, anche con tutti i centristi e con alcuni della Lega». In effetti fonti dem, interpellate da La Sicilia, confermano che il segretario regionale ne ha discusso col suo partito, ma arrivando alla conclusione che «non ci sono più i tempi tecnici nemmeno per provarci, quindi inutile perdere tempo perché a novembre si voterà con l’attuale legge elettorale». Barbagallo è fra i pionieri della frontiera proporzionale alla Regione. Poco più di un anno fa ne parlò anche con Luca Sammartino (all’epoca renziano, oggi con la Lega), condividendo un approfondimento sull’iter necessario.

 

 

Lo stesso Cancelleri, come raccontano i presenti alla riunione grillina sul tema, «è stato molto laico, non ha espresso il suo parere: ci ha voluti soltanto mettere in guardia su una cosa che bolle in pentola, con l’avvertimento che qualcuno pensava pure di provare a infilare una norma nella finanziaria». Il gruppo del M5S non si riscalda più di tanto, qualcuno mette in guardia sui rischi di «andare contro il sentiment dei cittadini, che si rivolterebbero contro chi provasse a cancellare l’elezione diretta del governatore». Altri, più realisti, si limitano all’attendismo: «Aspettiamo Conte, vediamo prima che succederà a Roma».

 

 

Ma il dossier - ormai più un “miraggio” che un’ipotesi praticabile prima dell’imminente scadenza elettorale - continua girare nei corridoi dell’Ars. «C’è stato soltanto un pour parler fra addetti ai lavori: non ci sono più i tempi», ammette l’autonomista Roberto Di Mauro. Stessa conclusione a cui arriva un altro arguto esponente del centrodestra. Con una postilla: «Tanto, con tre candidati e Cateno De Luca così forte, non c’è bisogno di cambiare legge per capire che, dopo che ci sarà comunque l’elezione diretta del presidente, la prossima maggioranza si dovrà costruire con un accordo bilaterale all’Ars». Come dire: è già pronto il “proporzionale alla siciliana”.

Twitter: @MarioBarresi

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