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Politica

Ars, il "Vietnam" delle commissioni: centrodestra sull'orlo del precipizio

I margini per la ricucitura pari a zero. Pd e M5S accusano: «La maggioranza di Musumeci non esiste più»

Di Giuseppe Bianca

Il "De profundis” sul centrodestra siciliano potrebbe arrivare la prossima settimana, al termine della ricomposizione delle commissioni parlamentari, avviata dopo che il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, ha dato corso alla richiesta avanzata in tal senso dal capogruppo del M5S, Nuccio Di Paola, prontamente appoggiata dal Pd.

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I margini per la ricucitura sono molto bassi, minimi, pari a zero secondo i più pessimisti. Barlumi che non possono intercettare un orizzonte di agibilità per la coalizione implosa a Sala d’Ercole quando ancora rimane da approvare l’ultima Finanziaria regionale della legislatura.

Il “Vietnam” temuto in Aula dopo gli ultimi pesanti scricchiolii rischia di ridefinire assetti ed equilibri che passano dalle nuove maggioranze delle commissioni parlamentari, un plotoncino che non scenderebbe mai sotto l’asticella complessiva dei 26 voti e che potrebbe schizzare trasversalmente e ampiamente sopra i 40 voti.

 

 

La presidenza dell’Ars ha chiesto ai gruppi parlamentari di indicare i nomi entro mercoledì prossimo, per votare a tamburo battente già la prossima settimana o all’inizio della successiva. Difficilmente, comunque, oltre queste date. La prossima settimana, invece, vedrà attivi i tavoli delle trattative, sin da lunedì, per sondare i meccanismi che dovranno portare alla composizione dei nuovo organi parlamentari.

I 5Stelle, per esempio, sono dell’avviso di azzerare e rinnovare ogni rappresentanza, commissione per commissione: va fatto  un ragionamento globale - commenta l’apripista dell’intera vicenda, Nuccio Di Paola - nella consapevolezza che si tratta di fare andare avanti il lavoro parlamentare e che non siamo di fronte a una maggioranza politica. Da settimane la commissione Bilancio non si riunisce - sottolinea - e non abbiamo nessuna notizia di Bilancio e Finanziaria», mentre il segretario dem, Anthony Barbagallo, rilancia: «La maggioranza di Musumeci non esiste più».

 

 

Nella tabella riepilogativa dei posti assegnati ai partiti rispetto alla consistenza dei gruppi, ai “grillini” vanno 20 posti, 17 a Fi, 9 a Lega e Pd, 8 a Db, 5 a Udc, Attiva Sicilia, Popolari e Autonomisti e  Misto, 4 a FdI e Sicilia Futura. Se almeno una presidenza per Pd e 5Stelle è messa in conto, un fattore di riequilibrio per Db e FdI potrebbe essere rappresentato da qualche ritocco in Giunta.

 

 

A fine mese Roberto Lagalla libererà la casella di assessore alla Formazione, a cui potrebbero ambire almeno big di peso dentro l’Ars di DiventeràBellissima. Il capogruppo dei musumeciani a Sala d’Ercole, Alessandro Aricò, non ha voluto fare mancare il suo commento: «La ricomposizione delle Commissioni è una procedura prevista a metà legislatura. In tal senso l’avevamo ripetutamente richiesta nel momento in cui era utile farla. Azzerarle ora, a pochi mesi dal voto, è una decisione che non condividiamo e che rischia di rallentare o, peggio ancora, pregiudicare l’iter di alcuni provvedimenti molto attesi. I meccanismi del regolamento parlamentare dovrebbero essere usati per un ancora più incisivo rendimento dei lavori delle Commissioni e non come strumento per regolare equilibri interni ai partiti». 

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