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Politica

Berlusconi telefona e gela gli anti-Musumeci: "Salutatemi Nello"

Miccichè chiama a raccolta i suoi, ma non trova la sponda della Ronzulli. Il Cav interviene durante il vertice. Il governatore presto ad Arcore

Di Mario Barresi

La nemesi, per i forzisti no-Nello, arriva al momento della classica telefonata del Cav. Nell’ufficio di Gianfranco Miccichè, a Palazzo dei Normanni, c’è la potente senatrice Licia Ronzulli, che ha appena finito di riempire venti pagine di appunti sugli interventi dei deputati regionali e nazionali di Forza Italia. Quasi tutti a senso unico, visto che la riunione è stata disertata dalla metà (o poco meno) del partito che non si riconosce nelle posizioni del presidente dell’Ars, a partire dal no alla ricandidatura di Nello Musumeci. Si materializza la voce di Silvio Berlusconi. E scatta un lungo applauso in viva voce. Da Arcore il leader parla per qualche minuto: la guerra in Ucraina, il quadro economico, il governo Draghi e naturalmente la «centralità di Forza Italia all’interno di un centrodestra unito», che potrà affrontare «da protagonista» le prossime sfide siciliane, dalle Amministrative di Palermo alle Regionali. Altri applausi, ancora più calorosi, a Berlusconi. Che ringrazia Ronzulli, Miccichè e tutti i presenti, chiudendo con un «saluto particolare al nostro amico Nello». Cioè Musumeci. Che ovviamente non è presente, ma immanente dopo una raffica di critiche dei Gianfry-boys. Cala il gelo. Qualcuno riesce a stento a trattenere una risata. «Vabbe’, allora significa che mi farò carico io di portare i saluti del presidente a Musumeci», abbozza Miccichè.

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Magari sarà stato il lapsus di un leader generoso quanto attempato. Ma forse è anche peggio, per chi in Forza Italia rema contro la ricandidatura del governatore uscente, perché la voce dell’innocenza tradisce un non detto enorme. E cioè che la strada di un asse con la Lega (che venerdì ha ufficializzato il no a Musumeci) e gli Autonomisti non è così in discesa. Anche perché dietro alla gaffe del leader 85enne c’è un vissuto recente. Ovvero: un’altra telefonata. Quella che Berlusconi ha ricevuto mercoledì sera, sempre in viva voce, da una saletta riservata del Grand hotel delle Palme. Il numero chiamante è quello di Marcello Dell’Utri, fondatore del partito e pigmalione di Miccichè, che passa la parola proprio a Musumeci. Dopo i convenevoli di rito uno scambio ancor più affettuoso, davanti ai gongolanti Marco Falcone e Riccardo Gallo, quest’ultimo il protagonista principale del blitz palermitano pro-Musumeci dell’ex senatore condannato per mafia. «Caro Nello, devi chiamarmi più spesso», il rimprovero affettuoso del Cav. Al quale Musumeci risponde: «Non lo faccio per non disturbarti, ma, se me lo dici, lo farò più spesso». Il succo della chiamata, però, è politico: «Vienimi a trovare, dobbiamo parlare della situazione siciliana», è l’invito finale dell’ex premier, definito «molto ben disposto» nei confronti del presidente della Regione.

La permanenza palermitana di Dell’Utri, inoltre, è anche l’occasione per un tentativo di conversione di Miccichè a una linea «meno aggressiva e destabilizzante», come sostiene chi ritiene di conoscere il contenuto del colloquio fra i due. Il presidente dell’Ars, però, ha rivendicato la correttezza della sua linea e soprattutto l’accordo con gli alleati siciliani: «Marcello, Musumeci non lo vuole più nessuno», l’argomento per rispedire al mittente i consigli del suo vecchio maestro. Ognuno è rimasto della sua opinione. E, passando dalla difesa all’attacco, Miccichè ha impiattato il vertice con Ronzulli. Ape regina di Arcore, ma fra le forziste più in buoni rapporti con Matteo Salvini. I due, riferiscono anche fonti leghiste, si sono sentiti negli ultimi giorni «anche su questioni siciliane». E così il commissario regionale azzurro, ieri, ha tirato fuori i muscoli. Una dimostrazione riuscita in parte. Ronzulli, certo, ha ascoltato la voce unanime (e talvolta sboccata, visto che è stata costretta a riprendere la deputata Luisa Lantieri per ragioni di bon ton lessicale) della Forza Italia pro-Miccichè e dunque anti-Musumeci.

L’unico fuori dal coro il senatore Renato Schifani: «Nello è il più forte nell’ultimo sondaggio, che mi vede a pochi punti da lui, ma io non sono interessato». Ma se doveva essere una presa di posizione unanime (al netto degli assenti: oltre a Falcone e Gallo, gli assessori Gaetano Armao e Marco Zambuto e i deputati Riccardo Savona, Margherita La Rocca Ruvolo, Alfio Papale e Stefano Pellegrino) non lo è stata: nessuna uscita ufficiale in stile Lega, solo una corroborante chiacchierata da spogliatoio. Conclusa con una tiepida apertura alla candidatura di Francesco Cascio a Palermo. E soprattutto senza il pizzetto come scalpo. «La Sicilia è una delle Regioni più importanti: la scelta del candidato governatore del centrodestra - è la sintesi del ragionamento nel discorso finale di Ronzulli - non si può fare su un livello locale, ma sarà valutata dai leader nazionali». Compreso quello che ha appena salutato il «caro Nello» assente.

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