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Centrodestra, appello di Salvini all'unità ma in Sicilia resta il blocco su Musumeci

Dopo la fumata nera ad Arcore, il leader della Lega prende tempo sulle prossime mosse in attesa di conoscere i risultati delle prossime amministrative. Soprattutto in Sicilia

Di Redazione

Nel day after del vertice ad Arcore più divisivo che mai, nel centrodestra cala il silenzio e lo spirito apparentemente zen. Lo interpreta Matteo Salvini che rivendica l’impegno all’unità della coalizione: «Io lavoro per unire. In quasi tutti i Comuni, con un’eccezione per 5 o 6 città, siamo uniti», ricorda il leghista di prima mattina. Poche ore dopo intercetta la prova di compattezza che arriva dal Senato e la enfatizza: è l’elezione della forzista Stefania Craxi alla guida della commissione Esteri, scippata al M5s con i voti degli alleati. Per la Lega, è la conferma che «uniti si vince». 

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Sul confronto di Arcore, invece Salvini sminuisce: «Ci sono stati toni un pò diversi, ma niente di irrecuperabile». Tace Forza Italia se non per la pioggia di congratulazioni alla figlia del leader socialista che agguanta l’unica presidenza di commissione a Palazzo Madama, provocando un terremoto nei 5 Stelle e accuse incrociate nella maggioranza. Proprio sulla prova del Senato, Giorgia Meloni si limita a zittire Giuseppe Conte: altro che una nuova maggioranza che sarebbe nata e cha va "da Fratelli d’Italia a Italia viva", come denuncia l’ex premier. Per la leader romana, «è successa solo una cosa scontata» cioè l’appoggio a una candidata di centrodestra. Fair play a parte, sulla coalizione resta in realtà il peso dell’intesa mancata sul prossimo governatore della Sicilia. Si andrà al bis di Nello Musumeci come insiste FdI, o Lega e FI lanceranno un altro candidato? Un accordo è fermo da settimane e rinviato al «giorno dopo» le comunali del 12 giugno (copyright di Salvini). Una tregua forzata, probabilmente per prender tempo, poi contare i consensi di ciascuno nelle città in cui si vota, quindi decidere. Del resto già il voto di giugno sarà un test decisivo per i tre partiti, prima ancora che per la coalizione. Si potranno verificare i sondaggi in circolazione da mesi: l’ultimo di Swg fotografa FdI primo partito con il 22,9% dei voti e in crescita dello 0,3 rispetto a una settimana prima, staccando la Lega ferma al 15,6% e terza dopo il Pd. Inoltre, per il partito di Salvini sarà l’occasione per "misurare" il nuovo logo che cancella il nome del leader, per un più sovranista "Prima l’Italia".

Infine la conta sarà utile per le regionali di autunno, specie in Sicilia. Qui il sospetto - si vocifera nei corridoi - è che già a giugno sarà una guerra feroce tra il "patron" forzista Gianfranco Micciché e Musumeci proprio per far naufragare il suo eventuale bis. Ma FdI non ci sta. E Ignazio La Russa sbotta: «Noi vogliamo andare insieme, ma se dobbiamo rompere, meglio farlo adesso. Ce lo dicano, ci prepariamo», minaccia in un’intervista alla Stampa. Preoccupa soprattutto la volontà di tagliare il traguardo tutti insieme al voto di giugno e alle politiche fra un anno. E’ il mantra dei "patrioti" non a caso gli unici ieri a svelare le tensioni interne dopo il pranzo ad Arcore, con la nota di fuoco che ha sostituito il tradizionale comunicato congiunto dei tre partiti. FI intanto lavora alla convention organizzata a Napoli nel weekend con il ritorno al sud di Berlusconi. Silenzio sulle rivalità interne e sulla guerra. Se non fosse per la ministra Mariastella Gelmini, che insiste a smarcarsi dalla linea dei "falchi" interni: «Mi sembra che in FI ci sia più la preoccupazione di non dispiacere Salvini che di essere in linea con i nostri partner dell’Ue e della Nato». 
 

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