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Politica

Centrodestra "polverizzato", la Meloni si infuria con Salvini e Berlusconi

La leader di Fratelli d'Italia lancia una Opa per la leadership

Di Redazione

«Il centrodestra non c'è più. E’ da rifondare. E questo, da oggi, è il mio lavoro. Un’alleanza polverizzata in Parlamento ma che è maggioranza nel Paese». Giorgia Meloni lancia esplicitamente la sua sfida per la leadership della coalizione, dopo il voto di ieri sul Colle che ha terremotato la coalizione. Infuriata, sancisce al «Corriere» che "in questo momento" non è alleata nè con Berlusconi nè con Salvini. Una Opa ostile contro il «Capitano», proprio nel momento in cui il leader leghista si trova in maggiore difficoltà anche all’interno del suo partito. Non a caso, per evitare di rimanere all’angolo, rilancia anche lui l’iniziativa, annunciando un imminente Consiglio Federale. All’ordine del giorno avviare «una profonda riflessione sul centrodestra dopo i troppi voti mancati a Casellati». Quindi l’affondo sul nuovo polo centrista formato da Forza Italia e i moderati. Bisogna ragionare - aggiunge - sul futuro della coalizione, «con chi è sinceramente interessato, per costruire un progetto di medio-lungo termine». 
 In questo clima ormai da «tutti contro tutti», interviene anche il coordinatore azzurro Antonio Tajani. Intervistato a "Mezz'ora di più», riconosce che «Meloni ha un’opinione» e Fi "un’altra». Quindi avverte che «senza l’anima popolare il centrodestra non sarà un’alleanza di governo: serve un rapporto forte con l’Europa e con gli Usa per proteggere gli interessi degli italiani». 

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 Ma la ribalta oggi è tutta per la sfida del Presidente di Fdi. In una lunga diretta Facebook, rivolgendosi quindi direttamente ai suoi elettori, Giorgia Meloni si candida a "rifondare» l’alleanza, facendo appello a una comunità, che «non vuole essere più trattata dall’alto in basso da parte di una sinistra sempre più presuntuosa». 
 Attacca apertamente quel centrodestra di governo, che, a suo giudizio, non ha avuto il coraggio di portare al Colle un esponente «non del Pd», fermando la corsa di Casellati. 
 I toni sono durissimi, ultimativi: «nel centrodestra che costruiremo - affonda Meloni - non può esserci un centro trasformista che può formarsi con il proporzionale, spregiudicato e pronto a muoversi ovunque dove si governi».  Ed è proprio la contesa sulla legge elettorale che sarà, nei prossimi mesi, la madre di tutte le battaglie dentro la coalizione. 
 Salvini e Meloni sono fermamente attestati a difesa del maggioritario. Sul fronte opposto i piccoli, a partire da Coraggio Italia, pronti a battersi sino alla fine per abrogare l'odiato Rosatellum. 

Nel mezzo Forza Italia, un partito nato dalle ceneri della Prima Repubblica, sinora convintamente maggioritario, ma che dopo il big bang del Mattarella bis, potrebbe allinearsi ai suoi nuovi compagni di cordata, fortemente impegnati a favore del ritorno del proporzionale. 
 Basta sentire la prudenza con cui Antonio Tajani tratta questa materia per capire l’attenzione con cui il partito azzurro affronterà nei prossimi mesi un dossier così delicato. "Con la legge elettorale maggioritaria - afferma - è ovvio che il centrodestra sarà unito». «E che ne pensa del proporzionale?», chiede la direttrice del Tg3, Simona Sala sempre a «Mezz'ora in più». «Noi siamo per il maggioritario. Ma la riforma elettorale - minimizza l’ex Presidente del Parlamento europeo - non è una priorità per gli italiani. E poi chi lo dice che con la proporzionale si garantisce la stabilità....». 
 

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