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Politica

Chi parte e chi resta: ecco il terminal M5s all'Ars (e cosa cambia per il centrosinistra)

Dal quasi addio di Cancelleri (leader contiano già predestinato) ai tormenti grillini. Alleati, lo sguardo non disinteressato

Di Mario Barresi

L’Oscar per il post da politologa del giorno va ad Alessia Morbidelli. Che scrive: «La frase che va di moda oggi è: “Nelle prossime ore valuterò la mia permanenza Movimento 5 stelle. Che tradotto secondo me è: “Se Conte fa un partito suo e mi adotta esco dal Movimento, altrimenti piuttosto che tornare a casa ci resto”. Facile così è...»,

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È tutto vero. Perché dietro ai silenzi imbarazzati (ma anche agli annunci di riflessione in corso su un eventuale addio al M5S) anche in Sicilia c’è molto di tatticismo interessato e poco di travaglio spirituale.

Riflette a voce alta un vecchio saggio di una forza alleata ai grillini: «Certo, se Giancarlo (Cancelleri, ndr) di fatto dà il preavviso di uscita dal movimento, evidentemente il progetto di partito di Conte è di fatto avviato, perché altrimenti gli converrebbe inghiottire il rospo in attesa di tempi migliori».

Premessa attendibile, ma tutt’altro che certa.

E il senso di ciò che accadrà di qui a poco sta tutto nella volontà (e soprattutto nella forza) di Giuseppe Conte di mettersi in proprio. Trascinando con sé, secondo i conteggi del pallottoliere romano, almeno metà del gruppo pentastellato alla Camera e oltre il 60% dei senatori.

Domanda successiva: e in Sicilia, all’Ars, cosa succederebbe? 

Risposta, maliziosa e forse non del tutto disinteressata, di un assiduo frequentatore del gruppo a Palazzo dei Normanni: «Nella migliore delle ipotesi ci spaccheremo quasi in due, ma è molto probabile che, considerando i deputati già al secondo mandato, alla fine anche una decina di noi potrebbero andare con Conte».

Periodo ipotetico del terzo tipo. Anzi: del terzo giro. Perché anche fra i grillini siciliani si sente tutto il peso del tabù identitario confermato da Beppe Grillo.

Eppure riflette un deputato lealista: «Ma Conte vuole davvero fare un partito fondato sull’esercito dei portavoce al secondo mandato? Se è questo il punto di partenza, il progetto, già complicato di per sé, non ha alcun respiro».

Chiacchiere da bar. Anzi: da buvette dell’Ars.

A proposito: ma chi, fra i “magnifici 15” (erano 20, prima che si attivasse Attiva Sicilia), sarebbe pronto a seguire l’ex premier e chi invece non ha alcuna intenzione di lasciare il «padre padrone»? Nella prima schiera, sulla scia del sottosegretario ai Trasporti («Se Conte fa un partito, Cancelleri sarà il suo punto di riferimento in Sicilia», assicurano i beninformati), con il biglietto pronto potrebbe esserci Nuccio Di Paola. E magari l’attuale capogruppo Giovanni Di Caro. E forse pure Francesco Cappello, Giorgio Pasqua e Salvo Siragusa. Ma la scelta quanto dipende dallo status dei mandati alle spalle? Molto, ma non tutto. Anche perché, ad esempio, fra i deputati dati come “stanziali”, ci sono sì le matricole Luigi Sunseri e Ketty Damante, ma anche i veterani Giampiero Trizzino, Gianina Ciancio e Stefano Zito «non lascerebbero mai il movimento anche se non si possono più ricandidare».

Indizi, sussurri, bàclage (che poi è il nobile francesismo di baccagghiu) nelle chat. Dove prevale il silenzio di aspetta l’evoluzione degli eventi.

Ma qualcuno comincia a portarsi avanti col lavoro. Se davvero ci dovesse essere la guerra di secessione, dando per scontato il ruolo di viceré contiano per Cancelleri, chi sarà il leader regionale del M5S? Se lo chiede un alleato pragmatico: «Già adesso, che sono tutti una cosa, era difficile, perché non sapevi con chi parlare. Ora con due interlocutori sarà ancora più complicato». O magari più semplice. Dal movimento, ancora in fase di rielaborazione del lutto, nessuna indicazione. Fra i partner giallorossi prevale la preferenza - un po’ osservazione darwniana, un po’ legge della giungla, ma anche un pizzico di convenienza - per il dialogo con Sunseri. Ma, alla giusta distanza dalle dinamiche palermitane, fra gli attivisti il più popolare resta l’eurodeputato Dino Giarrusso. Che nella disfida Grillo-Conte è attendista, pacifista, terzista: «Restiamo uniti», il suo mantra. Ma, in caso di spaccatura, lui resterebbe. E magari potrebbe ritrovarsi - colpo di scena - con il suo ex acerrimo euro-nemico, Ignazio Corrao, che per adesso guarda il film western sgranocchiando pop-corn. Ma un domani, chissà,  se “Dibba” tornasse dalla Bolivia e lo convincesse a tornare, rinunciando al suo progetto “verde”... 

Gli alleati, dicevamo.

Anche qui prevalgono i silenzi. Rispettosi, eppure tattici. L’unico che parla volentieri è Anthony Barbagallo. «Se oltre al M5S dovesse esserci anche il partito di Conte? Per me è una prospettiva positiva, perché a livello nazionale ci sarebbe un’ulteriore offerta politica contro la deriva delle destre e da noi il campo largo per creare un’alternativa al governo Musumeci, il peggiore della storia della Sicilia, avrebbe un altro alleato, un’altra lista, un’altra arma in più». 

Du gust is megl che uan. E magari il segretario regionale del Pd non ha tutti i torti. Anche se lo sdoppiamento di personalità grillina apre alcune questioni anche in prospettiva Regionali. La prima: la potenziale candidatura di Cancelleri, fin qui coccolata da una parte del Pd (ostile a  Claudio Fava) avrebbe più o meno forza se fosse esponente soltanto del partito di Conte? I silenziosi gongolamenti che filtrano da chi è vicino al presidente dell’Antimafia sono una potenziale risposta. La seconda questione è legata all’appeal dell’avvocato del popolo. Che potrebbe catalizzare l’«interesse» (confessato senza troppi infingimenti) degli ex grillini di Attiva Sicilia, ma anche di pezzi di centro, in un’Isola in cui la mamma Dc è sempre incinta.

Non è ancora chiaro cosa succederà. Ma qualsiasi cosa dovesse succedere, come sempre, in Sicilia succederà prima che ovunque.

Twitter: @MarioBarresi 

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