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Conte a Catania incanta il Fortino fra pochette, polpette e bollette: «Il voto utile è a noi»

Il leader del M5s lancia la sua tre giorni siciliana parlando dritto negli occhi all’elettorato più popolare

Di Mario Barresi

Lo sbarco comincia con una piazza piena. Di gente, anche se non c’è la folla dei vecchi tempi. Ma piazza Palestro, nell’attesa di «papà Conte», va riempiendosi anche di speranza. «Adesso però ci deve dire che il reddito di cittadinanza non ce lo toglie più nessuno», confessa Romina, giovane donna fasciata da un vestitino a fiori. Ma suo marito, manovale («in nero, ma solo poco»), stavolta vuole di più dal leader del M5S. «Ci deve pagare le bollette, c’è arrivata una botta che non mi posso più manco cambiare il cellulare, che ora c’è pure l’offerta». Accanto a loro un pensionato, vecchio saggio del “Fortino”, quartiere sanguigno nel cuore di Catania. «L’ho visto in televisione da Vespa: vi putiti  stuiari ’u mussu, stavolta vince la Meloni. E si finiu l’arrusti e mancia».

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Senza pochette (per il caldo che lo costringe a togliere la giacca, lasciando la camicia bianca dentro i pantaloni di taglio sartoriale), nel regno delle polpette. Di cavallo, ça va sans dire, con il fumo delle griglie che arriva dalle viuzze circostanti. «Del resto lui è un cavallo di razza», certifica la sottosegretaria, e mancata candidata governatrice, Barbara Floridia, nel retropalco.

«Lui», Giuseppe Conte lancia la sua tre giorni siciliana parlando dritto negli occhi all’elettorato più popolare. «Ancora un bagno di calore, bagno che ci rigenera che ci dà forza politica, forza per rilanciare il nostro programma. È un’onda lunga. Si sente un’onda che cresce, vedremo, siamo fiduciosi», dice ai giornalisti all’arrivo. E poi il leader carica la folla: ««Il 25 settembre è vicino. Siete chiamati a decidere le sorti del vostro futuro. Ora dicono che il voto deve essere utile. Vi vogliono prendere in giro ancora una volta dicendo che il voto dato a noi è inutile. Vogliono spaccare il Paese. Il 25 bisogna dare il voto giusto. Noi abbiamo le carte in regola. Abbiamo realizzato l’80 per cento del programma elettorale con cui ci siamo presentati nel 2018. Ci avevano detto che erano promesse al vento, ma le abbiamo mantenute quasi tutte».

E dice cose di sinistra. «Abbiamo abbracciato un’ampia agenda sociale che esprime temi fondamentali per il M5S: la protezione dei più deboli, il rispetto per l’ambiente, investimenti in sanità e scuola pubblica, sviluppo sostenibile, dignità del lavoro. Il reddito di cittadinanza ha tolto un milione di persone dalla povertà, ne siamo orgogliosi, ma la nostra ricetta per il Sud è fatta anche di programmi per giovani e imprese».

Anche Nuccio Di Paola, candidato governatore solitario dopo la rottura col Pd, sembra in palla. Mette in guardia dal «voto di scambio» che qualcuno vuole mettere in atto «ricattando i precari», poi mette centrodestra e Pd sullo stesso piano («sono quelli che hanno sempre governato, noi siamo la vera alternativa») e prova a parlare alla pancia populista del “Fortino”, che aveva già tributato un bagno di folla a Cateno De Luca, mettendo in guardia «da chi si propone come l’uomo solo al comando». E Conte lo lancia nella corsa verso Palazzo d’Orléans: «La mia presenza è il segno di un’attenzione particolare per questa terra, è un sostegno al nostro Nuccio che se la sta giocando. I siciliani sono dalla parte giusta, dalla nostra parte».

Seguono applausi. Riparte il coro «Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe...». Qualcuno riesce a farsi il mitico selfie col «presidente». Ma la famigliola del “Fortino” sospende il giudizio: «Le bollette, chi ce le paga le bollette?».

Twitter: @MarioBarresi

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