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Politica

Contiani e puristi, ecco la mappa siciliana del M5s al bivio

Cancelleri spinge per la svolta moderata. Duro il capogruppo all’Ars. I fan di Grillo e i pacieri

Di Mario Barresi

Il nuovo corso di Giuseppe Conte? «Non potrà che cominciare dalla Sicilia», sillaba un deputato regionale del M5S. Tradendo un pizzico di sfiducia mista a nostalgia: «Certo, non me lo immagino proprio, l’avvocato, in costume e occhialini a fare la traversata dello Stretto a nuoto. Per lui magari sarebbe meglio farci un Ponte...».
Anche i grillini siciliani sono in apprensione per lo scontro al vertice fra l’ex premier e Beppe Grillo. E le posizioni in campo - sfumate, sussurrate, tutte comunque da cogliere in controluce - fotografano le due anime del movimento anche nell’Isola.

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Ci sono, e si estrinsecano con più evidenza, gli iper-contiani. Il più esposto è da mesi Giancarlo Cancelleri. Il sottosegretario ai Trasporti (che ipotizzò una “lista Conte” alle Regionali, anche prima che il tema si ponesse a Roma) è uno dei governisti più convinti. «Adesso dobbiamo ripartire e fare presto, perché sarebbe assurdo buttare al vento il lavoro che dai territori al governo, tante persone hanno fatto», è il passaggio più saliente sui social per accelerare la transizione. Forse anche troppo, visto che nell’entourage dell’ex premier qualcuno s’è lasciato sfuggire un po’ di fastidio. L’ex vicepresidente dell’Ars, che sulla sua posizione favorevole al Ponte ha ricevuto una chiara copertura da Conte, resta un punto di riferimento nel piano di un M5S «aperto ai moderati».
Cancelleri è in ottima compagnia. Il capogruppo all’Ars, Giovanni Di Caro, è addirittura più netto. E sottolinea i «gravi errori» commessi da Grillo, come «averci portato in giro per tutto l’ arco costituzionale, alleandoci con la Lega e con Leu» e soprattutto «l’ingresso nel governo Draghi, sul quale eravamo contrari e col senno di poi avevamo ragione, anche perché la Sicilia è sotto rappresentata». Di Caro invoca «più rispetto nei confronti di Conte, che ha dimostrato di non essere un pivellino». Fra i contiani più convinti, all’Ars, c’è Francesco Cappello. Ma anche Nuccio Di Paola è su questa linea, pur giurando che «nel gruppo non c’è alcuna divisione fra fan di Grillo e di Conte» e auspicando che «le incomprensioni a livello nazionale si chiariscano nei prossimi giorni».
In mezzo c’è la maggioranza, tendenzialmente silenziosa, dei pacificatori. L’eurodeputato Dino Giarrusso (in sintonia con Conte, ma anche custode di molti principi originari del M5S) su Fb prova a conciliare le posizioni in campo: «Superiamo ogni divisione e restiamo uniti». Insomma, prevale l’attendismo. Anche perché, rivela una fonte parlamentare che ha assistito alle due ultime riunioni romane, «il punto non è la leadership di Conte, ma come vuole esercitarlo su alcuni nodi più delicati». E cioè «il dilemma del limite del doppio mandato», ma anche «i criteri di scelta del coordinatore regionale» e «la selezione dei candidati: ora che non c’è più Rousessau, ad esempio, come faremo la lista per Palermo?».
Nel gruppo regionale, pur senza esternare troppo la delusione soprattutto sui temi ambientalisti, i più perplessi sulla svolta contiana sarebbero Giampiero Trizzino (interessato a correre da aspirante sindaco di Palermo), Gianina Ciancio e Luigi Sunseri. «Aspettiamo di conoscere i contenuti esatti dell’idea di nuovo movimento» dell’ex premier, afferma il deputato di Termini, certo comunque che «l’unica cosa di cui non abbiamo bisogno è una scissione fra il M5S e un nuovo partito contiano».
Twitter: @MarioBarresi
 

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