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Politica

Modifiche al Reddito di cittadinanza, con il fiato sospeso 500mila siciliani

La politica si divide: Draghi difende "il concetto" , Renzi non lo vuole, M5S apre a cambiamenti. Lega a Forza Italia e Italia viva vorrebbero stravolgerlo.

Di Serenella Mattera

Potrebbero arrivare in manovra, le prime modifiche al Reddito di cittadinanza percepito in Sicilia da poco più di 500mila persone Per rendere la misura meno penalizzante per le famiglie numerose e per gli stranieri. Entro ottobre arriveranno infatti le proposte del Comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, istituito dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, e presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno chiamata a ridisegnare il RdC. Gli esperti si muoveranno, «senza usare il machete», sulla base dei dati a disposizione: tra la fine di settembre e la metà di ottobre, in tempo per la legge di bilancio, potrebbero arrivare proposte per tarare meglio la platea, rendere più incisiva la formazione e più conveniente l’aliquota marginale che spinge ad accettare proposte di lavoro. Poi, osserva Saraceno, spetterà alla politica fare le sue valutazioni. E la politica, ora che il dibattito è ancora tutto a un livello teorico, già si divide. Il M5s, 'padrè della misura, ha aperto a modifiche migliorative, ma in maggioranza c'è un fronte ampio e molto scettico, che va dalla Lega a Forza Italia, fino a Italia viva, che il Rdc vorrebbe stravolgerlo o, come non si stanca di dire Matteo Renzi, abolirlo.

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Dal governo ricordano quanto detto dal premier Mario Draghi nel difendere il «concetto alla base» della misura di sostegno al reddito: è prematuro parlare delle possibili modifiche. Al ministero del Lavoro sono in corso le valutazioni dei tecnici e del Comitato scientifico sui dati che riguardano i diversi aspetti della misura. Sono già aperti i due grandi cantieri, legati al Recovery plan, della riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Come e quando si interverrà sul Reddito, è ancora presto per dire. Ma ad alimentare la polemica attorno alla misura sono notizie come quella, diffusa in giornata, di 21 «furbetti» individuati in Sardegna. «I dati sono imbarazzanti, solo il 15% degli aventi diritto ha trovato un impiego», si indigna Giorgia Meloni. E anche Matteo Salvini chiede profonde modifiche alla misura, che contribuì ad approvare da vicepremier: nonostante ci siano 1,6 milioni di percettori, denuncia, le imprese fanno fatica a trovare manodopera «per colpa del Reddito». «Vogliamo bloccare questo spreco di soldi», afferma Matteo Renzi, che rilancia la raccolta firme per il referendum abrogativo con uno slogan che potrebbe far venire l’orticaria agli esponenti del Movimento 5 stelle: «Sì al Ponte, no al reddito di cittadinanza: così riparte il Sud». 

 Il Pd ha una posizione intermedia e chiede, con la presidente della commissione Lavoro Romina Mura, controlli più efficaci, ma anche di «evitare che la misura sia solo assistenzialistica, assegnando un ruolo ai Comuni nella sua gestione e condizionandola a un percorso formativo che poi consenta il reinserimento lavorativo». Dal M5s il capo delegazione Stefano Patuanelli chiede di «garantire un beneficio più diretto alle imprese che assumano i percettori del Reddito». In casa pentastellata si ipotizzano fondi alle imprese - e non alle Regioni - per la formazione e un’app che metta in contatto domanda e offerta di lavoro. 
 Saraceno, respingendo la linea di chi come Renzi vorrebbe demolire il Rdc, parla di miglioramenti possibili della misura e spiega che il suo comitato ha già individuato alcune criticità. Si può intervenire - se i partiti vorranno - sulla scala di equivalenza che oggi svantaggia le famiglie numerose con figli minorenni mentre avvantaggia i single.

E poi cambiare il requisito di dieci anni di soggiorno in Italia per gli stranieri non comunitari (una proposta che si annuncia indigesta per la Lega). Anche i requisiti patrimoniali che incrociano l’Isee con le proprietà mobiliari e immobiliari, secondo la professoressa, potrebbero essere rivisti. Il nodo più spinoso è poi quello dell’accompagnamento al lavoro, perché non tutti sono accompagnabili e poi c'è un problema di formazione dei percettori di reddito, che ostacola la ricerca del lavoro. Ai centri per l’impiego e i navigator - che potrebbero sparire - potrebbe rimettere mano la riforma delle politiche attive. Quanto al tema dell’aliquota marginale, ossia della convenienza che si ha ad accettare un lavoro, il discorso è assai complesso: bisogna evitare che i percettori di reddito siano disincentivati e anche, osserva Saraceno, rimuovere il vincolo di tre mesi ai contratti di lavoro, che per gli stagionali possono essere troppo lunghi. 

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