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Politica

Dalla cripta al pranzo alla Pescheria: così il Pd prova a dimenticare i veleni

La tappa catanese di Letta che cerca di fare spogliatoio: ecco chi c'era (e chi no)

Di Mario Barresi

Più che quella dell’evento nella Cappella Bonajuto - che fa molto cripta, un po’ setta dem anti-oscurantismo paleocristiano e un po’ Harry Potter in attesa di una magia elettorale - l’immagine più autentica del Pd è a tavola. Al “Vuciata” di via Gisira, con pranzo leggero a base di crudo di pesce e insalata di polpo. Dopo la passeggiata in Pescheria e prima della foto di gruppo sotto il “Liotru” in piazza Duomo. Con Enzo Bianco, invocato come «sinnacu» fra le bancarelle, rilassato di ritorno dalle vacanze in montagna, unico accosciato come nelle squadre delle figurine.

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È qui che, attovagliato in attesa della presentazione delle liste catanesi, il Pd fa spogliatoio. Provando a ingoiare, grazie a  qualche calice di Etna bianco, i veleni sui candidati paracadutati, sulle papesse straniere e sugli impresentabili. Enrico Letta chiede a tutti «uno sforzo ancor più forte: non basta parlare solo ai nostri, bisogna convincere i moderati che se votano Calenda fanno vincere Meloni e Salvini». Concetto complementare a quello espresso dal suo vice Peppe Provenzano («La destra fa pesca a strascico, noi i voti dobbiamo cercarli, uno per uno, con la canna da pesca»), a capotavola fra i due più diretti interessati: Orazio Arancio ed Emiliano Abramo, candidati agli uninominali. Ed è all’ex nazionale di rugby (accompagnato dal campione mondiale di salto con l’asta, Giuseppe Gibilisco) e al leader della comunità di Sant’Egidio (seduto accanto a Bianco, che sfidò nel 2018: ritrovata cordialità fra potenziali aspiranti a  Palazzo degli Elefanti?) che il segretario nazionale si rivolge: «Ragazzi, so che vi danno per spacciati, ma ancora possiamo farcela. Bisogna polarizzare l’elettorato: o loro, le destre, o noi».


Ed è in questo clima, fra il conviviale e il compiaciuto, che i dem provano ad andare oltre le tensioni. Con Anthony Barbagallo che gongola per la legittimazione incassata dal segretario nazionale: «Ha sempre avuto il sostegno di tutta la direzione regionale nelle sue scelte, comunque frutto di un costante dialogo con me e col livello nazionale». Musica, per le orecchie del segretario regionale, prima criticato per l’eccesso di fiducia della trattativa con «i traditori» del M5S, poi contestato per le liste nazionali e infine sfidato dal “correntone” che unisce gli esclusi. Proprio accanto a Letta c’è Valentina Scialfa, molto low profile nelle uscite pubbliche. «È stata fra i miei migliori assessori», certifica Bianco. «La conosco già», risponde il leader mentre Jacopo Torrisi ed Ersilia Saverino, delegato etneo e candidata all’Ars,  sgranano gli occhi. E anche nel Pd gli assenti - in questo caso gli altri due ex assessori, Angelo Villari e Luigi Bosco - hanno sempre torto. «Hanno deciso di andare con De Luca, buon viaggio...».
Ora c’è il futuro: superare le polemiche, magari lasciandole sciogliere dagli applausi e dall’entusiasmo della cripta bizantina con temperatura da sauna. E poi si vedrà. Il 26 settembre, in fondo, non è poi così lontano.

         

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