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Draghi esclude un suo futuro in politica: «Il lavoro lo trovo da solo»

 Il presidente del Consiglio parla per la prima volta dopo i giorni caotici che hanno segnato la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, e che ha aperto ferite, non ancora rimarginate, tra le coalizioni e dentro i partiti della sua maggioranza

Di Silvia Gasparetto

«Lo escludo». Lo sillaba in modo netto. E lo ripete a scanso di equivoci per chiarire che non c'è un futuro in politica per Mario Draghi. Il premier parla per la prima volta dopo i giorni caotici che hanno segnato la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, e che ha aperto ferite, non ancora rimarginate, tra le coalizioni e dentro i partiti della sua maggioranza. E lo fa al termine di una settimana in cui le «differenze» tra gli alleati rischiavano di impantanare proprio la riforma in cima all’agenda Mattarella, quella del Csm. Per raggiungere l’intesa ci sono volute decine di «interazioni» coi partiti, mediate dal sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli. Draghi lo cita e lo ringrazia più volte - dopo che il consigliere di Stato in questi giorni è stato preso di mira e accusato, sotto traccia, di preparare una norma ad personam - per raccontare di quella «discussione ricchissima» che ha portato all’accordo su porte girevoli tra toghe e politica e regole per l’elezione del Consiglio superiore della magistratura, approvato alla fine all’unanimità in Consiglio dei ministri. 

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Garofoli per «sensibiiltà istituzionale» non partecipa al Cdm, né aveva partecipato in mattinata al preconsiglio (frequentato peraltro, nota più di qualcuno, da parecchi altri magistrati «prestati» alla politica in ruoli tecnici): una riunione abbastanza tesa - raccontano - perché i tecnici dei ministeri lamentano di non avere modo di esaminare a fondo le 40 pagine preparate dalla ministra Marta Cartabia. I partiti, soprattutto Fi, non sono convinti, e chiedono più tempo per studiare le carte. Il Cdm slitta e i ministri azzurri si fanno aspettare, prima valutano nella sede del partito i dettagli. Poi per primi esultano per i risutalti raggiunti - e ciascuna forza politica rivendica di avere ottenuto qualcosa - ma si preparano anche a chiedere ulteriori ritocchi in Parlamento, dove il premier ha garantito che non si metterà la fiducia, a patto che si faccia presto, in tempo per l’elezione del nuovo Csm. 

Ma lo scontro, evitato almeno per ora sulla giustizia, rischia di riaccendersi sul Superbonus: Draghi e Franco non usano parole tenere nei confronti di una delle misure di bandiera dei 5 Stelle: «quelli che ora tuonano hanno scritto la legge senza controlli», dice il premier, «una delle truffe più grandi della storia della Republica» rincara il ministro dell’Economia, scatenando le ire del Movimento. Ma la battaglia ora si sposterà in Parlamento, quando saranno presentati i correttivi al sostanziale stop alla cessione del credito che, secondo tutti i partiti, sta bloccando i cantieri. 

Nonostante queste scosse di assestamento il governo, assicura Draghi, nell’anno che ha davanti resterà concentrato sulle cose da fare. Lui continuerà a girare per il Paese - dopo Genova la prossima settimana sarà ai laboratori del Gran Sasso con il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi - per raccontare le eccellenze e promuovere il Pnrr. E «la squadra» è «efficiente e va avanti» sottolinea il premier, chiudendo il dibattito sul rimpasto avviato già durante la corsa al Colle. Quanto al suo futuro, l’ex banchiere esclude che dopo l’esperienza a Palazzo Chigi ci sia ancora la politica: «Ho visto che tanti politici - dice sarcastico - mi candidano a tanti posti in giro per il mondo mostrando grande sollecitudine, ma vorrei rassicurarli che se decisessi di lavorare un lavoro lo trovo da solo...». Una frase che stronca i piani che lo vorrebbero anche «federatore" del nuovo centro. 

Il governo, chiarisce Draghi, resta fermo e concentrato sulle "sfide importanti per gli italiani». E’ «un dovere». E l'intervento «prioritario» è quello contro il caro energia, per evitare che gli aumenti delle bollette di luce e gas «strozzino la ripresa». E’ la crescita, che passa in larga parte per la realizzazione del Pnrr, il faro per l’esecutivo, perché garantisce «stabilità» ma anche «tenuta dei conti», debito sotto controllo e «credibilità internazionale». L’esecutivo ha ben presente i rischi che incombono sulla ripresa, che sta rallentando un pò in tutta Europa. Oltre al caro bollette ci sono le tensioni geopolitiche e l’inflazione, tre categorie di rischi su cui l’esecutivo «sta riflettendo» per mettere in campo "interventi». Anche perché l’inflazione «sta aggredendo il potere acquisto dei lavoratori ed erodendo, anche se per ora non si vede, la competitività delle imprese». 
 

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