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Politica

Draghi si commuove: "Anche i banchieri hanno un cuore"

Il premier: "Ancora determinati. Aiutiamo il governo che verrà"

Di Redazione

Visibilmente colpito. Qualcuno azzarda pure un «commosso». Perché in fondo, come dice lui stesso schernendosi in Aula alla Camera, «certe volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato». Mario Draghi è per l'ultima volta in Parlamento nella pienezza del suo incarico. Di lì a poco salirà da Sergio Mattarella per rassegnare, definitivamente, le sue dimissioni. E interrompe le poche parole che pronuncia a braccio, «grazie per tutto il lavoro fatto», per il lungo applauso che gli riserva l’emiciclo, prima di parafrasare le parole di una barzelletta raccontata anche qualche giorno fa alla stampa estera. 

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 Applausi «di coccodrillo», dirà poi Enrico Letta, ma il premier questa volta non li ferma come aveva fatto con i ministri appena tre giorni fa, ad Algeri. Oggi sono quasi tutti in piedi, quando scatta la standing ovation (il primo applauso, in Aula, era arrivato solo dai banchi del centrosinistra). Ma oggi per il premier non è il giorno dei distinguo e dei richiami, che non aveva risparmiato ieri ai partiti. Certo, dicono anche i suoi collaboratori, un esito così forse non se lo aspettava, ma è «sereno» e manterrà tutti gli impegni, compresa l'agenda internazionale che a settembre dovrebbe portarlo a New York per l’assemblea generale dell’Onu e a inizio ottobre a Praga per l’avvio del semestre della presidenza ceca. Poi in agenda ci sono anche Consiglio Ue ordinario e G20 a Bali, quando però già potrebbe esserci stata la cerimonia della campanella, e il passaggio del testimone al nuovo presidente del Consiglio. 


 «Dobbiamo essere molto orgogliosi», «porterò con me un bel ricordo delle riunioni» e anche «degli scambi» avuti con ciascuno, dice Draghi alla sua squadra di governo, riunita per il Cdm che fissa al 25 settembre la data delle elezioni. Fino ad allora, fino all’insediamento del nuovo esecutivo, bisognerà andare avanti "con la stessa determinazione" e anzi, chiudere tutto quello che sarà possibile nel perimetro degli affari correnti proprio per "favorire" il governo che verrà. 
 Non è ancora, insomma, «il tempo dei saluti». Anche se i presenti, a turno, intervengono per ringraziare e ringraziarsi l'uno con l’altro. «Un momento molto emotivo», ammette un ministro. «Ha saputo ottenere la collaborazione da parte di tutti», dice alla fine la ministra di Iv Elena Bonetti. Anche dei ministri di Lega e 5S che hanno affondato il governo, mentre i governisti di Fi hanno, o stanno per, lasciare il partito. 


 Draghi a sua volta ringrazia tutti «per la dedizione, la generosità, il pragmatismo» di questi mesi e invita, sulla falsariga delle indicazioni precise arrivate da Sergio Mattarella (di cui Draghi apprezza «la saggezza» anche nel gestire questa crisi), a guardare alle cose che restano da fare. Perché la guerra in Ucraina, che ha fatto schizzare i costi dell’energia e correre l’inflazione, avrà ancora bisogno di risposte, a partire dal prossimo decreto aiuti che il premier è intenzionato a varare entro la fine del mese, al massimo ai primi di agosto. E poi c'è il Pnrr. Entro la fine dell’anno vanno centrati altri 55 obiettivi, pena la perdita del prossimo assegno Ue da 19 miliardi. Quindi bisogna darsi da fare coi decreti attuativi mentre le Camere sono impegnate a votare le riforme che ancora sono in attesa. Per chiudere il ddl concorrenza (alla fine i taxi ce l’hanno vinta) le norme saranno stralciate lunedì quando il provvedimento andrà in Aula. Ma questa, alla fine, è una scelta dei partiti. 
 

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