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Durigon alla fine si dimette: «Non sono mai stato fascista, ma chiedo scusa»

Il leghista ha lasciato il posto di sottosegretario all'Economia dopo le polemiche sull'intitolazione di un parco al fratello di Mussolini

Di Redazione

Claudio Durigon si è dimesso da sottosegretario all’Economia. L’esponente della Lega rivendica un ruolo svolto finora «con massimo impegno, orgoglio e serietà». Ma si difende strenuamente dalle accuse: «Non sono, e non sono mai stato, fascista» e subito dopo si scusa con «quanti, vittime di mafia (o parenti di vittime di mafia) possono essere rimasti feriti dalle mie parole». La decisione è stata annunciata ieri a tarda sera con una lunga lettera, in cui il leghista ricostruisce l’affaire sul parco di Latina e l'intitolazione ad Arnaldo Mussolini, rispetto all’attuale nome di "parco Falcone e Borsellino", com'è dal 2017. Si chiude così in serata la querelle che ha messo alle strette la Lega, tra il pressing del centrosinistra e la probabile moral suasion di Palazzo Chigi per un passo di lato. 

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 Ed è Matteo Salvini a ringraziare subito dopo il suo fedelissimo nel Lazio - il politico ma anche l’amico, rimarca in una nota - perché «lascia la poltrona per amore dell’Italia e della Lega, e per non rallentare il lavoro del governo, messo irresponsabilmente in difficoltà per colpa di polemiche quotidiane e strumentali da parte della sinistra».

Ma non molla il colpo sull'altra partita aperta nel governo, ossia l’incarico di Luciana Lamorgese al Viminale, sott'attacco della Lega da giorni, prima per la gestione degli sbarchi poi per il rave a Viterbo. «Contiamo che questo gesto di responsabilità e generosità induca a seria riflessione altri politici, al governo e non solo, che non si stanno dimostrando all’altezza del loro ruolo», taglia corto il leader senza citare la ministra. 

Il "capitano" non aggiunge altro su chi prenderà il posto di Durigon. In pole si vocifera potrebbero esserci il veneto Massimo Bitonci, che ha ricoperto lo stesso ruolo di Durigon sotto il primo governo Conte, oppure Edoardo Rixi, anche lui ex sottosegretario fresco di assoluzione dall’inchiesta sulle spese pazze in Liguria. Salvini tuttavia rinnova la sua fiducia a Durigon, sui temi di cui si è occupato e sul suo futuro nel partito: «Conto su Claudio per la scrittura della nuova riforma delle pensioni, vicina a Quota 100 e lontana dalla Fornero, per la rottamazione di milioni di cartelle esattoriali - elenca - e per nuovi incarichi per aiutare la Lega a crescere ancora». 

Insomma, alle richieste di dimissioni in corso da settimane - risale a una ventina di giorni fa la proposta di Durigon fatta durante un comizio a Latina, con Salvini accanto - l’ex sindacalista dell’Ugl si arrende. Ma non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. In primis ammette: «Mi dispiace che mi sia stata attribuita un’identità fascista, nella quale non mi riconosco in alcun modo». Amareggiato pure per le accuse sulla mafia: «Mi dispiace soprattutto che le mie parole abbiano potuto portare qualcuno a insinuare che per me la lotta alla mafia non sia importante. È infatti vero esattamente il contrario: la legalità, e il contrasto alle organizzazioni criminali, sono per me dei valori assoluti, nei quali credo profondamente».

Nella sua arringa difensiva ricorda orgogliosamente le sue origini: sono figlio e nipote di veneti immigrati che hanno partecipato a una grande opera, civica e civile al tempo stesso» ossia la bonifica dell’Agro Pontino». Ma chiarisce l’errore fatto: «Nella mia mal formulata proposta, io avevo a cuore solo l’idea di ricordare questa storia così intensa e così particolare», precisando anche «non ho mai chiesto l’intitolazione del parco al fratello di Mussolini, come hanno riferito alcuni titoli di giornale, bensì semplicemente il ripristino del suo nome originario». 

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