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Emergenza rifiuti Sicilia, l'assessora Baglieri: «Non ho i superpoteri, qui in passato non si è fatto nulla»

La responsabile regionale del settore Energia e Ambiente fa una disamina della situazione e ammette: «A livello gestionale sarebbe meglio esportare la spazzatura...». Ma i costi sono proibitivi

Di Antonio Giordano

Siamo alle porte di una nuova emergenza rifiuti in Sicilia. La discarica di Sicula Trasporti nella Sicilia orientale ha ridotto la sua capacità di ricezione ed ecco che il sistema si rallenta e quasi si blocca e la prima conseguenza visibile sono i cumuli di spazzatura per strada. Di sicuro non belle cartoline per i turisti ancora presenti nell’Isola in questo scorcio di fine estate. Mercoledì scorso gli amministratori giudiziari della Sicula Trasporti, sono stati lapidari: «Considerato il mancato aumento della disponibilità delle discariche presenti sul territorio siciliano alla ricezione dei rifiuti decadenti dalla lavorazione del rifiuto indifferenziato viene ridotto l’ingresso a 600 tonnellate». La Regione ha deciso di spalmare il peso dell’emergenza rifiuti in Sicilia su tre discariche già esistenti, quelle di Motta Sant'Anastasia, Gela e Siculiana.

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«La situazione? E’ sotto gli occhi di tutti e non è delle migliori», dice l’assessore ad energia e rifiuti della Regione siciliana Daniela Baglieri, «sarei poco onesta a non dire le cose come stanno. La nostra Isola sconta una mancanza di programmazione in merito alle discariche da troppi anni. Mi piacerebbe avere poteri sovrannaturali ma sono un essere umano anche io e il poco tempo a mia disposizione non aiuta».

Una ordinanza presidenziale rivolta ai gestori degli impianti è servita a consentire l’ingresso in discarica dei rifiuti prodotti. Ma si tratta di una soluzione tampone. «Durerà qualche mese», dice Baglieri. E poi? "Il rischio è di portare i rifiuti fuori la Sicilia. E mi creda stiamo facendo di tutto per evitare questo e sino adesso ci siamo riusciti. A livello gestionale potrebbe essere la soluzione migliore...».

Ma di certo è dispendiosa. «Sono arrivata a fine marzo - spiega - considerando che trasportare una tonnellata di rifiuti fuori la Sicilia costa 400 euro e non serve un matematico per fare qualche semplice moltiplicazione».

Quale soluzione per uscire da questo cul de sac?

«Nel breve termine è aumentare la raccolta della differenziata. Se non ci si adopera seriamente per un incremento sensibile della raccolta differenziata, non ci saranno impianti e programmi che tengano. La soluzione non può essere certo fare diventare la Sicilia una enorme discarica a discapito dei siciliani e dell’ambiente».

Quindi l’impiantistica, a partire dai termovalorizzatori. 

«L'ipotesi dei termovalorizzatori era già stata prevista nel piano rifiuti apprezzato dalla giunta regionale nel 2018, piano che ha scontato un lungo e articolato iter approvativo», spiega l'assessore, «l'impianto consente il recupero di energia della parte residuale dei rifiuti, quella indifferenziabile che in assenza andrebbe dritta in discarica. E’ chiaro che i termovalorizzatori non sono la soluzione ma è un tassello del ciclo dei rifiuti. Ben vengano uno-due termoutilizzatori, come avviene in altre parti d’Italia, per produrre energia, calore e denaro. Ma dobbiamo spingere e migliorare sempre di più il processo di raccolta dei rifiuti per incentivarne il riciclo. Un processo in cui tutti quanti abbiamo un ruolo».

Intanto alla porta dell’assessore bussano sindaci e i rappresentanti delle Srr che chiedono nuove vasche per gli impianti esistenti pubblici e privati.

«Noi non autorizziamo le vasche», dice, «l'autorità ambientale non spetta al nostro assessorato. Inoltre la pianificazione oggi deve tenere conto degli obiettivi europei in materia di discariche».

 

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