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Fava-Musumeci, polemica e insulti. Il deputato: «Chiede favori a Dell'Utri». Il governatore: «Parolaio che vive di rendita»

Il candidato alle primarie del centrosinistra e il presidente della Regione già in piena campagna elettorale

Di Redazione

Prende una brutta piega la campagna elettorale in Sicilia, quando ancora mancano mesi alle elezioni regionali. Eppure tra candidati (ancora in pectore) volano stracci. Cos' Claudio Fava e Nello Musumeci non mandano a dirsele e se le danno (dialetticamente) di santa ragione. Comincia uno dei possibili candidati della sinistra (possibili perché la sua investitura dovrebbe passare dalle primarie), che con un post sui sociale network lancia la prima bordata: «Non sono d’accordo - scrive Fava (che è anche presidente della Commissione regionale antimafia - con i toni di questo coretto perbenista, e a tratti stucchevole, che se la prende con i pregiudicati per mafia, rei - dopo aver scontato interamente e dignitosamente la loro pena - d’aver ancora voglia di parlar di politica. Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri non sono stati condannati all’esilio, alla gogna civile o all’obbligo perpetuo del silenzio ma alla galera».

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«La condanna l’hanno scontata e, pena accessoria - non potranno più né votare né essere eletti - aggiunge Fava - ma conservano il pieno diritto di dire quello che pensano. Meno comodo è prendersela con chi è andato a cercarli, a richiederne benedizioni e raccomandazioni elettorali: ed infatti sui questuanti eccellenti tacciono tutti, compresi i columnist della nobile stampa antimafiosa».

«Una decina di giorni fa - ricostruisce Fava - c'è stato un incontro all’hotel delle Palme. Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci è andato in udienza da Marcello Dell’Utri, che lo ha benevolmente accolto; Musumeci ha chiesto un’intercessione con Berlusconi per la propria ricandidatura e il suddetto Dell’Utri gliel'ha concessa passandogli al telefono il Cavaliere. A causa di questo siparietto palermitano, la pubblica riprovazione s'è rovesciata solo su Dell’Utri mentre il Musumeci, furbo e muto, ha provato a farla franca». 

«Sono d’accordo anche con il giudice Morvillo - conclude Fava - Musumeci si tenga lontano, il 23 maggio e il 19 luglio, da chi ricorda i nostri morti. Se frequenti i condannati per mafia non hai titolo per frequentare il ricordo delle vittime di mafia. Provare a fare l’una e l’altra cosa è solo una bestemmia. Delle peggiori».

La risposta di Musumeci non si fa attendere: «Quando la mafia tentava un attentato contro di me, per aver revocato un appalto miliardario, il deputato Claudio Fava si limitava a commemorare suo padre - dice il governatore anche lui attraverso i social network -  al cui ricordo mi sono sempre unito in ogni occasione, ben prima di assumere ruolo di governo locale. L'insulso perbenismo di questo personaggio, invece, è una violenza alla costituzione e alla moralità pubblica». 

 «Si dovrebbe vergognare - aggiunge il presidente della Regione nel suo post  - perché è un parolaio che vive di rendita e cerca ogni giorno un titolo di giornale, mentre da candidato alla presidenza non ha avuto neppure la buona creanza di dimettersi da presidente dell’antimafia regionale, come invece feci io nel 2017. L’unica cosa davvero stucchevole è il moralismo di chi si offre, come candidato presidente, agli eredi di quel "sistema antimafioso" che ha guidato la Sicilia e che oggi cerca di farsi vivo di nuovo, magari sotto mentite spoglie. Ma con me Fava cade male: con me in Sicilia - chiosa Musumeci - è tornata la moralità nelle istituzioni, rese impermeabili a padrini e padroni, di qualunque colore. Se ne faccia una ragione».

Parole che convincono Fava a fare una controreplica. «Nello Musumeci insulta, e intanto conferma la sua visita elettorale a Marcello Dell’Utri. Ripeto: un presidente dimezzato» afferma il leader di Cento passi per la Sicilia.

Il botta e risposta tra i due sembra solo all'inizio. Le elezioni regionali saranno in autunno e si preannuncia un'estate bollente.

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