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Politica

Frizioni nel Centrodestra siciliano, Pogliese: «FdI leale, ora tocca agli altri»

 il  “colonnello” della Meloni invita all’unità: «Niente fughe in avanti». Il bis di Musumeci? «L’uscente prima scelta su cui discutere, ma l’autocandidatura è sbagliata»

Di Mario Barresi

Pogliese, cosa sta succedendo nel centrodestra siciliano? Un acquazzone di fine settembre o il sintomo di una crisi ormai evidente?

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«Non grido allo scandalo. Salvini fa il suo mestiere: è un leader nazionale e cerca di dare un segnale soprattutto all’interno del suo partito, rispetto anche al nuovo mondo che ha aggregato. È legittimo che ritenga  di avere una classe dirigente per ricoprire ruoli importanti in Sicilia. E non credo sia così sprovveduto da volere contemporaneamente Palermo, Regione e Catania».

Ma Salvini, per la prima volta, chiarisce che, dopo le rinunce nelle altre regioni per far spazio agli alleati, la Sicilia adesso tocca a lui. È un ragionamento che la sua leader Meloni è disposta ad accettare?

«Probabilmente questi discorsi al tavolo nazionale si sono fatti ed è anche comprensibile che si facciano. Ma ritengo che l’interesse di Salvini sia lo stesso di Giorgia e di tutti gli alleati: non piazzare una bandierina colorata stile cartina di Emilio Fede, ma rivincere le Regionali in Sicilia, scegliendo il candidato giusto al momento giusto, per lanciare poi la volata al voto delle Politiche. Non bisogna fare errori e soprattutto bisogna fare tesoro della memoria».

Che intende dire? A cosa si riferisce?

«Mi riferisco all’estate del 2017. E alle circostanze che portarono alla vittoria del centrodestra, tutt’altro che scontata. Ad agosto, quelle elezioni regionali noi le avevamo perse. La coalizione spaccata, con due candidati in campo e il baratro della sconfitta a un passo. Poi ci sono state delle scelte coraggiose, fra cui mi permetto di ricordare la mia che ruppe il fronte di Forza Italia, allora mio partito, ma anche della Meloni che si espose per Nello. Oggi discuteremmo di un’altra storia, con Cancelleri primo governatore grillino d’Italia. Non dimentichiamo il passato, non ripetiamo gli errori».

Ma basta soltanto questo a una coalizione che, al di là dell’ultimatum di Musumeci alla Lega, dà molti segnali di sofferenza?

«Certo che non basta. Serve un atteggiamento di maggiore responsabilità da parte di tutti. Dobbiamo lavorare, lasciando da parte le polemiche. Tutti pancia a terra affinché il centrodestra finisca al meglio questi cinque anni di governo della Sicilia».

Lei, come al solito, fa il bravo ragazzo di destra. Ma ci sono spaccature su temi concreti. Il primo: secondo lei Musumeci va ricandidato o no?

«L’ho sempre detto: i bilanci si fanno alla fine. Non a così tanto tempo dalla scadenza elettorale. Certo, non dobbiamo ridurci all’ultimo momento, ma la discussione può essere affrontata, anche dopo delicati passaggi nazionali come quello che riguarda il Quirinale, nella primavera dell’anno prossimo. A quel punto  dovrà maturare la scelta del candidato».

Non ha risposto alla domanda: sì o no al Musumeci-bis?

«Non mi sto nascondendo. Le ho detto che a marzo 2022 si sceglierà, oggi è prematuro esprimersi. Tenga conto però di due cose. Il presidente uscente, per una regola non scritta della politica, è il primo candidato naturale. È fisiologico che sia così, nonostante Nello all’inizio avesse detto che non aspirava al bis. Ma è altrettanto vero che è sbagliato proporre la propria autocandidatura, come è avvenuto, con così tanto tempo di anticipo. È come se io mettessi le mani avanti, un anno e mezzo prima delle urne, dicendo che automaticamente corro per il secondo mandato da sindaco. Non funziona così...»

A proposito. Salvini ha lanciato un’Opa su Palazzo degli Elefanti. Pronto al derby con la senatrice Sudano?

«Questa domanda me l’aspettavo. Allora, Salvini ha espresso per me una stima che è ricambiata, con in più la gratitudine nei suoi confronti per il decreto che ha salvato Catania dal fallimento. Detto ciò, in politica, secondo me, ci sono dei valori che valgono nella vita e nelle istituzioni. Il primo è il rispetto: ho dato alla Lega un assessore e il presidente della più importante Municipalità nonostante a Catania avesse preso l’1,7 per cento quando l’accordo di coalizione prevedeva un quorum del 3 per cento. E poi c’è la lealtà: ecco, noi siamo stati leali. E sono sicuro che Salvini, sulle questioni di Catania, lo sarà pure nei miei confronti».

Torniamo a Musumeci. La sua offerta d’alleanza a FdI ha spaccato il partito in Sicilia. E lei è costretto a mediare fra il falco Stancanelli e la colomba Messina. Ma deve decidere Giorgia Meloni: accoglierà il governatore accettando un accordo che lui aveva rifiutato nel 2019?

«Nello qualche errore nei nostri confronti, con fatti e parole, l’ha commesso. Ma non si può vivere né decidere con i rancori, soprattutto quando si ha di fronte un persona perbene, che è parte integrante della nostra storia, quella della destra siciliana. Sarò franco: è una scelta delicatissima che va fatta con grande equilibrio. Giorgia ci sta pensando e deciderà lei. Ma, contrariamente a quanto avviene altrove, sarà un percorso concordato con i vertici e la classe dirigente del partito in Sicilia».

Ma a sentire gli umori del gruppo dell’Ars non è che l’accordo con Musumeci e DiventeràBellissima sia accolto con una standig ovation...

«Il nostro eccellente gruppo all’Ars esprime un malessere oggettivo, ma non è una questione personale su Musumeci. Mi spiego meglio: noi alla Regione siamo stati sempre leali, nei confronti del governatore e di tutti gli alleati. Le faccio un esempio. Nella scorsa Finanziaria c’era l’accordo per non presentare emendamenti su un testo che doveva restare asciutto. Ebbene, noi l’abbiamo rispettato e tutti gli altri hanno inondato il testo di modifiche. Questo è un caso macroscopico, ma ce ne sono tanti altri. E FdI risente di ciò: noi siamo leali, adesso tocca a tutti gli altri. A Musumeci, che è il garante della coalizione e deve far rispettare le regole e trattare in un certo modo chi è corretto, ma anche a Salvini e alla Lega, così come a Miccichè e a tutti gli altri. Ora tocca a loro».
Twitter: @MarioBarresi

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