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Politica

Giarrusso: «M5S, fuori i poltronari. In Sicilia Conte è consigliato male»

Di Mario Barresi

Onorevole Dino Giarrusso, è vero che ha ricevuto e rifiutato l’offerta di diventare referente provinciale dei cinquestelle a Catania?
«No, una balla totale. Sarebbe bello sapere chi gliel’ha fornita, e perché».
Autorevoli fonti nazionali del M5S: né faziosità, né fake news, ma  prendiamo atto della sua smentita. Semmai glielo dovessero proporre, lo riterrebbe riduttivo?
«Ritengo riduttivo non far votare gli iscritti nemmeno per ruoli così delicati e dove è assolutamente centrale il rapporto col territorio. Non mi pongo il problema del mio ruolo, ma conosco il Movimento e so che è un totale errore di metodo tagliare fuori la nostra base. Infatti sono bastate le vostre indiscrezioni per far ribollire di rabbia rutti gli iscritti e anche molti portavoce».
Lei è stato il recordman di preferenze alle Europee e magari ambirebbe a un ruolo regionale...
«Io sono stato il più votato di sempre in qualunque elezione con le preferenze, nonostante come lei sappia molti onorevoli grillini mi avessero fatto campagna contro, sono stato nettamente il più votato come facilitatore nazionale, e agli Stati Generali di gran lunga il più votato in Italia, dopo Di Battista che però nel frattempo ha lasciato il movimento. Questo consenso, vasto e ripetuto, credo significhi qualcosa per i nostri iscritti, ma evidentemente non per i nostri vertici, visto che né Di Maio, né  Crimi, né Conte che pure ha già fatto cento nomine tutte da lui scelte, hanno mai pensato di affidarmi alcunché: ci hanno però pensato gli iscritti, i soli padroni del Movimento, almeno per me! Non cerco ruoli, auspico reale democrazia interna, visto che la sbandieriamo, mentre c’è chi punta a fare del M5S un proprio feudo eterno».
In ogni caso, i rumors romani danno per imminente la nomina di Di Paola a coordinatore regionale. Una scelta dall’alto e non con la consultazione online degli attivisti invocata da lei.
«Mi sembra limitante proporre Di Paola come referente regionale: dati la sua enorme fama e il consenso illimitato lo vedrei meglio come presidente della Commissione europea al posto di von der Leyen, o come premier al posto di Draghi».
Di Paola viene etichettato come un “cancelleriano doc”. Giocherà il ruolo di uomo-assist per far correre il sottosegretario per la terza volta alle Regionali?
«Giancarlo Cancelleri non si può più candidare a nulla secondo le nostre regole, che peraltro ha già trasgredito lasciando la Sicilia per un’altra poltrona a mandato in corso. Deve dunque dire chiaramente se ama il Movimento e le sue regole, e quindi si farà da parte e tornerà a lavorare come aveva promesso, insieme a tutti noi,  al momento della prima candidatura, o se invece è in cerca di una nuova poltrona e di una eterna carriera politica, trasformando il movimento siciliano in un feudo personale suo e della sua famiglia. Conte chiede unità, e dovrebbe sapere che Nuccio Cancelleri è divisivo a tal punto che se lei cerca non troverà nemmeno un attivista che ne parli bene per ogni cento che ne parlano male, di qua e di là dal ponte».
Nuccio Cancelleri?
«No scusi, Giancarlo Di Paola… cioè no… vabbè ha capito...».
Ma adesso finalmente dovrebbe arrivare il via libera del M5S alle primarie di centrosinistra. Lei le invoca da tempo, assieme a una consultazione degli attivisti per scegliere il candidato da schierare. Teme altre scelte a tavolino?
«Se i referenti vengono scelti così come avete scritto voi, anche fare le primarie sarà poco utile perché il popolo del movimento avrà un tale disgusto da non crederci più. E noi senza il  nostro popolo non siamo nulla».
Il deputato regionale Sunseri sostiene che, regolamento grillino alla mano, lei non potrebbe correre alle primarie: è vietato lasciare un seggio per un altro.
«In Italia quando una legge viene trasgredita con l’avallo dei controllori della legge, quella legge non esiste più. Giuseppe Conte è uomo di legge e lo sa: pensi cosa direbbero i grillini siciliani se dopo che il Movimento ha concesso a Cancelleri di lasciare il seggio per una poltrona sicura, che non passava nemmeno dal voto ma era garantita, lo stesso Movimento dicesse a qualcun altro che quella cosa non si può fare per una competizione interna e incerta! Ci chiameremmo non più “grillini” ma “Marchesi del Grillo”, con il motto scritto sul simbolo “Io so’ io e voi non siete un cazzo”».
Allora, col suo permesso, andiamo di fantasia. Con chi le piacerebbe confrontarsi alle primarie? E, nel caso fosse lei il candidato della coalizione, chi sarebbe l’avversario più facile da battere?
«Non so nemmeno se parteciperei, alle primarie, ne vorrei parlare prima con la base. So invece che se il centrodestra rimane diviso com’è ed io fossi il candidato del centrosinistra, avrei ottime chance di vittoria. Ho un cugino che ha fatto un sondaggio apposta, con risultati sorprendenti che io però per pudore non ho mandato ai giornali. L’avversario più facile da battere, come che sia, è quello diviso. Se noi siamo uniti e loro divisi potremmo vincere, altrimenti no, nemmeno se candidiamo Obama o Di Paola».
In campo c’è anche De Luca. Per molti sarebbe una spina nel fianco per il centrodestra, ma non ritiene che “Scateno” possa erodere consenso anche ai nostalgici del battagliero M5S dei vecchi tempi?
«Sì, anche se ne toglierà di più alla destra. De Luca è certamente un fenomeno particolare nella politica siciliana ma ha un suo seguito, non lo sottovaluterei. Chi ha consenso fra la gente, è sempre temibile».
Ecco, il punto è questo. Lei, pur non essendo un grillino della prima ora, sembra in sintonia con la base. Non nota uno scollamento fra gli attivisti ortodossi e quegli eletti che lei ha definito «poltronari»?
«Sì. E il punto che i poltronari non capiscono, è che senza voti non ci sono più nemmeno poltrone. Le faccio un esempio concreto: a Misterbianco abbiamo un deputato nazionale e una regionale, Luciano Cantone e Jose Marano. Nel comune dove avevamo superato il 50 per cento alle nazionali e il 40 per cento alle europee, una lista fatta da loro escludendo una parte di attivisti ha preso il 3 per cento. Cioè 600 voti nel comune dove io da solo alle Europee ne avevo presi più di 2.700. Jose Marano ha candidato sua sorella, con la dicitura “Lia Marano detta Jose”. Ha preso nove voti, in un comune di 50mila abitanti. Purtroppo, no base no poltrone».
Come giudica questi primi mesi di leadership Conte?
«Uomo di enorme spessore, eccellente nella gestione della linea politica, in un momento difficilissimo. Purtroppo però temo non conosca bene il Movimento e nelle scelte interne si faccia consigliare male da chi ha interessi personali. Pensi che dicono volesse nominare, su suggerimento di qualche aspirante feudatario, proprio Jose Marano come referente su Catania: ma il povero Conte  lo saprà che nel suo comune ha preso il tre per cento e la sorella nove voti?».
Twitter: @MarioBarresi

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