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Gino Strada, in un pezzo su "La Sicilia" il suo testamento spirituale

Sul numero speciale dello scorso 31 dicembre il nostro quotidiano ebbe l’onore di ospitare un testo del fondatore di Emergency, scomparso ieri all'età di 73 anni

Di Gino Strada

La Repubblica italiana è nata sul rifiuto della violenza nella convinzione che tutti i cittadini siano uguali, come è stato poi stabilito nell’articolo 3 della Costituzione. Dopo i disastri delle due guerre, la parola uguaglianza è stata ripresa in tutti i documenti fondativi del nuovo ordine mondiale: «Tutti gli uomini nascono uguali in dignità e diritti», recita il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani. 

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Gli effetti del razzismo erano ancora sotto gli occhi di tutti. Senza la convinzione che gli esseri umani sono profondamente uguali al di là delle loro differenze, si finisce per considerare qualcuno al di sopra o al di sotto: iniziano a vacillare il concetto di legge, di giustizia, di convivenza civile. Il razzismo non si limita a giudicare secondo il colore della pelle, ma parte dal presupposto che l’altro è diverso da noi, che non esiste un’unica famiglia umana. 

In Emergency abbiamo capito il significato dell’uguaglianza facendo il nostro lavoro di medici e infermieri.  I pazienti si possono curare in tanti modi diversi per complessità o efficacia, ma sempre con la convinzione che essere curati è un diritto fondamentale di quel paziente, e di tutti gli altri. E se è un diritto di tutti, allora curiamo un altro come vorremmo essere curati noi stessi o le persone che amiamo. Potremmo fare lo stesso ragionamento in tutti i settori dell’esperienza umana: capire quello che ci accomuna invece di dividerci, condividere con gli altri quelli che consideriamo i nostri diritti. Da questo punto di vista, il riconoscimento dell’uguaglianza è il migliore antidoto contro la guerra: più profonda è questa convinzione, più ampia sarà la pratica di pace che ne deriva. Riscoprire il valore dell’uguaglianza può tornare a essere la base del vivere sociale: se siamo e vogliamo essere una comunità, un insieme, questo insieme deve essere basato su principi solidi riconosciuti e applicati per tutti. Ma l’uguaglianza non è qualcosa che ci verrà elargita: è una pratica diffusa che prevede necessariamente l’impegno e il lavoro di tutti.

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