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Politica

Giuseppe Conte si "prende" il M5S e silenzia il dissenso interno

L'affluenza record incoraggia il nuovo corso.Il nodo dei mandati

Di Francesca Chiri

L’affluenza da record nel voto per il via libera degli iscritti M5s al nuovo leader Giuseppe Conte segna la definitiva rottura con il passato e affida al nuovo capo dei 5 stelle le redini per disegnare il nuovo Movimento 4.0.

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L'elezione, che a poche ore dalla chiusura dei seggi si prefigura già come «bulgara», consente al nuovo Presidente di mettere in soffitta le critiche interne e soprattutto di «silenziare» con lo strumento della democrazia diretta i dissidenti. I quali, mai come ora si sono fatti sentire organizzando il dissenso, ma che non potranno fare altro che prendere atto del nuovo corso.

Lasciando il Movimento, come si appresta a fare una fetta di iscritti sul territorio dal 10 agosto, o facendosi «cacciare» con palesi prese di distanza dal mainstream. I «contiani» lo hanno già messo in conto: «Alcuni abbandoni saranno fisiologici. E’ sempre accaduto nei momenti di passaggio» . La strada, insomma, sarebbe segnata per i due deputati che non hanno votato la fiducia alla riforma Cartabia: Luca Frusone e Giovanni Vianello. Quest’ultimo, ad esempio, ha già chiarito che voterà in dissenso dal gruppo quando arriverà alla Camera il decreto Grandi Navi , approvato al Senato con l'ok dei 5 Stelle e che contiene dentro «il 13esimo decreto salva Ilva con cui si regalano soldi pubblici all’azienda più inquinante d’Italia».

D’altra parte la taratura del profilo politico del M5s è uno dei compiti che spettano al leader per definire il nuovo corso. E che si rispecchierà nelle prossime mosse di Conte. Il confronto con i parlamentari 5s sulla legge elettorale ha chiarito che spazi per una legge proporzionale non ce ne sarebbero e quindi Conte dovrà attrezzarsi in vista delle future alleanze elettorali dettate dal Rosatellum. La possibilità di tornare in Parlamento di molti eletti si riduce, sui collegi il M5s dovrà accontentarsi e Conte dovrà «scremare». E dare una netta collocazione politica nel centrosinistra al M5s per poter giocare la sfida nei collegi maggioritari. Dunque un movimento che si farà più moderato ma nettamente anti-salviniano, come già dimostrano le dichiarazioni contro la Lega che arrivano da esponenti 5 Stelle. Dirimente sarà anche in quest’ottica la scelta che Conte farà sul terzo mandato: tema caldissimo per i parlamentari ma che lui, con ogni probabilità, rinvierà a tempo debito, probabilmente dopo il voto per il Capo dello Stato.

Sul fronte interno Conte dovrà poi organizzare la «convention» che segnerà l’avvio del nuovo corso: sarà subito dopo le ferie estive e probabilmente l’annuncerà commentando i voti sul suo scrutinio, cosa che farà in tarda sera subito dopo la comunicazione di Vito Crimi sul risultato della consultazione. A differenza del primo giorno di votazione, il M5s non ha fornito dati sull'andamento della partecipazione che però nelle prime ore aveva già interessato 47 mila iscritti sui 113.894 aventi diritto. «Sono sicuro che anche oggi ci sarà una grandissima partecipazione. La nostra comunità fa sempre sentire la sua voce. Votiamo tutti e facciamolo guardando al futuro», l'incoraggiamento di Luigi Di Maio. Il quale sembra già aver assunto la veste del «garante», ruolo che secondo alcune indiscrezioni potrebbe ricoprire assieme a Roberto Fico nella futura organizzazione. In cui la nomina del comitato di garanzia e dei probiviri resta appannaggio di Beppe Grillo, di cui si registra anche oggi un silenzio assordante, ad urne aperte, sulla votazione per Conte. Quanto invece agli altri organismi, spetterà a Conte nominare i suoi due o tre vicepresidenti, ruoli per i quali circolano i nomi di Vito Crimi, Paola Taverna, Lucia Azzolina, Chiara Appendino e Stefano Buffagni. Nomi che si rincorrono anche per il consiglio nazionale, la «segreteria» del nuovo Movimento, dove però molti saranno scelti in automatico visto che vi siederanno, tra gli altri, i presidenti dei gruppi parlamentari (che verranno rinnovati e su cui si registra un certo attivismo di Riccardo Ricciardi, ora vicario alla Camera), i rappresentanti del Parlamento europeo e dei territori.
 

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