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I 90 anni del decano dei cronisti parlamentari siciliani: «Vi racconto la mia Ars»

La prima volta che il "nostro" Giovanni Ciacimino è entrato a Palazzo dei Normanni era il 24 ottobre del 1953

Di Redazione

In fondo gli anni sono solo dei momenti anche quando li passi a battere sui tasti della macchina per  scrivere, raccontando i "figli d’Ercole", i consiglieri regionali che in Sicilia si chiamano "onorevoli". Per Giovanni Ciancimino, decano dei cronisti parlamentari siciliani oggi sono novant’anni. Tondi. Un dettaglio, anche se sostanziale, di una vita dedicata al giornalismo. Quando il nastro del tempo si è messo a scorrere sempre più veloce, tra la Prima e la Seconda Repubblica, dopo Tangentopoli e con l’avvento di Forza Italia prima e poi del M5S, lui si è messo comodo nella poltrona della sala stampa accanto all’ultima finestra che dà su Piazza della Vittoria ad aspettarli tutti, i protagonisti della politica siciliana. Continuando a raccontarli.

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Oggi farà festa con gli affetti più cari e con la nipotina Giulia «il più grande e la più piccola della famiglia», rivela il giornalista palermitano che ha attraversato la Sicilia dai tanti volti, la stessa condotta per mano dai ras del consenso e dalle regole dei partiti, strattonata dalle tante contraddizioni, esaltata e disillusa. 

La prima volta che è entrato a Palazzo dei Normanni era il 24 ottobre del 1953. «Si stava discutendo l’ultimo bilancio di Franco Restivo», uno dei totem della politica dell’Isola, il presidente a cavallo tra i due mandati di Giuseppe Alessi. Il primo pezzo lo ha scritto per il Secolo d’Italia. Per molti sono nomi studiati sui libri di storia. Per lui no. Ciancimino, voce narrante della politica regionale di oltre mezzo secolo ha ancora gli occhi curiosi del cronista che tramanda il  rito antico del racconto parlamentare. 

Neanche il suo fu facile come inizio. Bollato come «anarcoide» venne cacciato da Telestar: «Fu la mia fortuna», riconosce. Approda a La Sicilia dopo alcune collaborazioni con Corriere di Sicilia, Tribuna del Mezzogiorno e Giornale d’Italia. «Il mio maestro, a cui devo molto, è stato Nello Simili che era il corsivista di prima pagina de La Sicilia. È stato il mio padre professionale e mi ha spiegato come ci si comporta nel racconto della politica. Bisogna avere rispetto per i politici, ma anche il giusto distacco, questo mi sento di dire a chi vuole fare questo lavoro». Non può mancare la gratitudine «per il mio editore e direttore Mario Ciancio che non mi ha mai censurato nulla e per Renzo Di Stefano caporedattore». 

Sono tanti, troppi i nomi da ricordare per lui che si definisce «un eterno insoddisfatto» dalla politica siciliana, dai suoi protagonisti e dalle sue scelte: «mi aspettavo di più, i meccanismi contorti sono quelli di sempre».

E come andare in bicicletta, una volta che impari non lo dimentichi più. Di pedalate Ciancimino ne ha fatte tante «In quegli anni l’Ars eseguiva e ratificava gli accordi che si facevano nelle segreterie». È il tempo dei partiti padroni,  a tenere banco sono i riti, gli incontri, i retroscena e i sotterfugi, pane quotidiano del cronista che alla fine gli hanno lasciato «un senso di amarezza e di delusione. 

Nella carrellata che alterna ricordi e valutazioni Ciancimino è non si sorprende del fatto che in trenta anni Palermo abbia avuto solo due presidenti della Regione: «La città non ha espresso in effetti una classe dirigente adeguata a questo tipo di ambizioni, mentre credo che la Sicilia dopo essere stata il granaio di voti di Fi e M5S potrebbe diventarlo per la Lega, ognuno di questi contenitori ha rappresentato una continuazione ideale delle aspettative democristiane ma non solo». 

L’Isola-balena dunque non si tirerà indietro neanche stavolta, pronta a scambiare per tradizioni le cattive abitudini, indovinando o sbagliando dal palazzo più ingombrante e prestigioso della politica, dove si sono fatte e si faranno le leggi, determinati i destini di intere generazioni, commessi gli errori e trovate  le soluzioni.

Sulla maledizione del secondo mandato da quando c’è l’elezione diretta del presidente della Regione, solo Totò Cuffaro si è ricandidato vincendo nel 2006, Ciancimino fa un’analisi a due livelli. Non entra nei mal di pancia di chi nicchia di fronte al bis di Nello Musumeci, ma aggiunge «al posto del presidente della Regione io avrei cercato un maggiore dialogo con il parlamento, coinvolgendolo nelle scelte. Lui invece ha scelto di puntare su soluzioni di tipo amministrativo. Il governo ha fatto molto ma forse poteva comunicare meglio». 

Il suo ultimo lavoro, realizzato insieme con la giornalista palermitana Loredana Passarello, contiene un profilo di tutti i presidenti della Regione da Alessi in poi, una galleria di ritratti e curiosità e racconti per chi ha vissuto nella sala dei bottoni siciliana. 

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