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Politica

I “burosauri” della Regione siciliana tra responsabilità politiche e luoghi comuni

All'ennesima crociata di Micciché replicano i sindacati dei dirigenti regionali: «Non è una uqestione di persone, ma di macchina amministrativa»

Di Giuseppe Bianca

Burosauri «vil razza dannata»? Il Rigoletto stavolta c’entra poco e in fondo anche i cortigiani. La musica però è sempre la stessa. Non molto leggera e neanche leggerissima. All’indomani dell’uscita del presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè che, parlando dell’approvazione del ddl anti-povertà  ha alzato l’indice, ancora una volta e in maniera sempre più esplicita, nei confronti della burocrazia, nel centro del mirino «per ogni no detto, ci sono dieci licenziamenti, si cerca continuamente il pelo nell’uovo per evitare di dire si». Il sindacato dei dirigenti della Regione non ci sta e alza la voce.

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Al netto dell’effetto isolamento che le parole della politica, tra governo e presidenza dell’Ars, cominciano ad alimentare nell’opinione pubblica nei confronti dei lavoratori dell’ente, Fulvio Pantano, segretario generale del Sadirs, chiarisce senza mezzi termini che il rimbalzo delle responsabilità va di sponda con il riordino dell’ente che manca o che comunque ancora non c’è e non  produce i suoi effetti: «Il problema non è tanto nei dirigenti ma nella macchina amministrativa che va ristrutturata. I dirigenti agiscono applicando le norme, se si registrano problemi vuol dire che servono altri tipi di intervento».  A Miccichè ha dato forza anche l’assessore alla Funzione pubblica, Marco Zambuto, che ha ipotizzato di abbinare la valutazione dei dirigenti alla capacità di spesa.

I numeri della paralisi amministrativa che rischia di conoscere punti ancora più bassi dopo l’esodo in tre anni di oltre 2.500 dirigenti e più di 800 lavoratori del comparto, vengono aggravati da uno stand by che produce avvitamento e non garantisce soluzioni. «La macchina amministrativa regionale è poco informatizzata - dice Pantano - serve un riassetto generale, a partire dalla riclassificazione e riqualificazione del personale».

Rispetto alla richiesta di Miccichè di arrivare a una riforma della Bassanini per riassegnare alle scelte di indirizzo della politica un peso maggiore rispetto all’attuale quadro, il Sadirs non nasconde le sue perplessità: «Serve piuttosto una ristrutturazione complessiva che è in corso ma va avanti molto a rilento». 

Posto che il fluire delle leggi di Sala d’Ercole non è quel che si definisce un fulmine di guerra, forse una ipotesi di norma di questo profilo andava predisposta all’inizio della legislatura, cosa che nel governo regionale, per certi versi era stata anche ipotizzata. Il potenziale d’Aula del centrodestra però è sempre stato abbastanza discontinuo e così pare destinato a rimanere anche in questo ultimo scorcio che separa l’Ars dalle prossime elezioni.

Il problema dei ritmi blandi e dell’andamento lento della macchina amministrativa comunque non si risolve a colpi di titoli, che siano di testa o di coda, ma passa anche attraverso una serie di situazioni – tampone, in attesa che la stagione dei concorsi possa dare un utile contributo a rafforzare il quadro. Tra queste permane anche la ricollocazione di ruolo e funzione delle assistenze tecniche, le squadre pagate a peso d’oro per supportare gli uffici nella verifica della spesa europea e dell’attività programmata. 

I rapporti per esempio tra la Regione e il Formez non stanno vivendo il loro miglior momento come conferma una nota del governatore siciliano Nello Musumeci, indirizzata ai vertici della burocrazia regionale, in cui si chiede di effettuare «una ricognizione dei rapporti intrattenuti con l’ente a qualsiasi titolo» finalizzata a chiudere ogni tipo di collaborazione.

Quasi deflagrante invece alla luce dei fatti di questi ultimi tre anni, la chiusura, disposta dal governo di Rosario Crocetta, di Sviluppo Italia Sicilia, società che dall’attrazione degli investimenti era stata riconvertita all’assistenza tecnica dopo l’acquisizione da parte della Regione, nell’era di Raffaele Lombardo,  i cui lavoratori oggi sono divisi tra la Sas e le società esterne di consulenza con cui collaborano part-time.

Una scelta, quella del centrosinistra,  i cui effetti si sommano ai danni di questa stagione politica. Tra burosauri che non brillano e politici con poche idee, ma ben confuse. 

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