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Politica

Il centrodestra siciliano tra palme e siluri, la Lega apre a Fdi: «Ma senza Musumeci»

Sammartino: «Senza la pregiudiziale sul bis dell'attuale governatore accordo in un attimo». E Miccichè va a trovare il Cav

Di Mario Barresi

Sono i giorni-clou per le scelte del centrodestra siciliano. Al di là dell’ennesimo  vertice di domani, che forse slitterà. Ma ieri, in una giornata che qualcuno definisce «intensa e, in un certo modo, decisiva» - fra telefonate, sms e anche incontri bilaterali - si sono solidificate alcune tendenze.

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Una delle più evidenti è che gran parte della coalizione, nell’Isola, storce il naso (e si comporterà di conseguenza) alla prospettiva di un accordo complessivo, con Lega e Fratelli d’Italia principali contraenti, che vedrebbe Francesco Scoma candidato unitario a Palermo e il contemporaneo “green pass” per il bis di Nello Musumeci. Un’ipotesi rilanciata tra le righe da Ignazio La Russa: «Si discute tutto insieme. A cominciare dalla presidenza della Regione, però. Poi di Palermo e Messina. E i nostri alleati non dicano che Musumeci non può essere ricandidato perché loro non lo votano: non è un argomento», ha detto a Repubblica il senatore  delegato da Giorgia Meloni sulle elezioni in Sicilia.

Fra i meno ostili a questo scenario c’è proprio il segretario regionale della Lega, Nino Minardo, al quale - dopo aver siglato un “patto di non aggressione” con il delfino musumeciano Ruggero Razza - non dispiacerebbe incassare subito la nomination di Scoma nella quinta città d’Italia, blindando così l’esordio della lista salviniana “Prima l’Italia”, pur a costo di rinunciare alla corsa (dall’esito non scontato) per Palazzo d’Orléans. Ma la pancia del centrodestra siciliano borbotta. A partire dai leghisti. I big siciliani avevano espresso un «no unanime» a Musumeci, una linea «fatta propria» da Matteo Salvini. E ora sarebbero pronti a ingoiare un accordo con Meloni che rivuole l’uscente in lizza?

Non è un caso che il deputato regionale Luca Sammartino, rispondendo indirettamente a La Russa, chiarisca un concetto: «Nessuno ha mai detto no alla partecipazione di FdI al tavolo del centrodestra, ma sono stati loro a ripetere sempre che senza il via libera al Musumeci-bis non avrebbero discusso di Amministrative». Ma l’ex renziano va oltre: «Considerato che tutti i partiti di maggioranza, compreso il mio, hanno in più occasioni ribadito il no alla riconferma del governatore uscente, basterebbe prenderne atto, avere rispetto per gli alleati e togliere l’unico elemento divisivo per ricompattare in un attimo la coalizione e vincere tutti insieme a partire da Palermo. Pensare di complicare le cose semplici - conclude Sammartino - avvantaggia solo chi non ha a cuore l’unità della coalizione».

Questo ragionamento funziona ancor di più se dentro ci stanno altri due elementi. Il primo è Forza Italia. Nei giorni della festosa ricomparsa di Silvio Berlusconi («un amico, un grande italiano, un uomo generoso, un politico lungimirante», il bentornato di Salvini)  resta l’incognita su chi comanda in Sicilia. E ieri, come a voler smentire la tesi di un “commissariamento del commissario”, nella chat regionale del partito è spuntata un’emblematica foto: Gianfranco Miccichè immortalato col leader forzista nel giardino di Villa Grande, la nuova dimora sull’Appia Antica, con un enorme fascio di foglie d’ulivo. Un auspicio per la pace nell’Isola. Ma soprattutto l’iconografia della tesi sostenuta dai fedelissimi del presidente dell’Ars: «Berlusconi è tornato alla grande e finché ci sarà lui Gianfranco sta in una botte di ferro».

Miccichè a Roma ha trascorso mezza giornata col Cav - fra chiacchiere, spuntino e partita del Monza in tv - fino all’arrivo di Licia Ronzulli (le palme le ha portate lei), di fatto ambasciatrice in Sicilia per dirimere la contesa interna e presenziare alle trattative elettorali. Ci sarà stato anche un rilassato confronto a tre sulla linea da tenere in Sicilia? «È stata una piacevole giornata. Buona domenica delle Palme», taglia corto il leader regionale. Ma, nella truppa azzurra di ritorno dalla kermesse romana, c’è chi è convinto che Miccichè sia riuscito in questi giorni a strappare il via libera su Ciccio Cascio a Palermo, da ufficializzare (in barba all’ipotesi di tandem Scoma-Musumeci) già domani.

L’altro pezzo decisivo, in questo contesto, è Raffaele Lombardo. Tirato dentro una polemica, tutta interna al centrosinistra, aperta dall’ammiccamento del grillino Giancarlo Cancelleri. Ma gli Autonomisti, con Roberto Di Mauro, chiariscono: «Non si sa quale porta di quale casa abbia aperto il sottosegretario del M5S. Noi siamo nella maggioranza, con un assessore nel governo e federati con la Lega». Lo stesso Lombardo ai suoi ha rivelato che «non ho mai cercato nessuno, semmai sono stato cercato». Rispondendo alle lusinghe del centrosinistra con un «abbiamo già dato...». Cosa farà al tavolo della coalizione? «Lavoreremo a una soluzione quanto più rapida e condivisa possibile», emerge dagli uomini più vicini al patron dell’Mpa, che fino a ieri sera ha incontrato un’altra eminenza grigia della coalizione.

Del resto, nel centrodestra siciliano c’è chi si prepara anche a un’altra evenienza. «E poi non è detto che per la Regione si voti a novembre...», s’è lasciato scappare La Russa, attestando così le voci - mai sedate dal Pizzo Magico - di un’exit strategy del governatore. «In caso di esplicita ostilità alla sua ricandidatura, non è da escludere che Nello - confida un assessore - possa decidere di lasciare dopo la finanziaria all’Ars per andare al voto entro 90 giorni dalle dimissioni». Spiazzando gli alleati-nemici e bruciando sul tempo il fronte giallorosso (che da oggi, con l’ufficializzazione di Nuccio Di Paola coordinatore del M5S, dovrebbe cominciare a discutere delle primarie in programma fra l’8 e il 10 luglio). Regionali anticipate? Un miraggio, afoso e minaccioso. Per tutti. O quasi.

Twitter: @MarioBarresi

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