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Il "vicerè" meloniano La Russa avverte Musumeci: «Strada in salita per ricandidatura»

Non c’è un candidato che metta tutti d’accordo. La scelta del nome sarà probabilmente rinviata anche dopo l'incontro di martedì prossimo alle 10,30 a Montecitorio 

Di Mario Barresi

Se il centrodestra siciliano non fosse diventato un coacervo di bande rivali stile Gomorra, la partita delle Regionali sarebbe chiusa già da tempo. Voto anticipato al 25 settembre, in un election day che avrebbe una serie di effetti benefici a catena. Il principale: trascinare il consenso pronosticato dai sondaggi alle Politiche (dal mitico 61-0 del 2001 si potrebbe passare a un 18-0, ma solo perché la legge elettorale è diversa e i collegi uninominali sono stati ridotti) dritto nelle urne per l’elezione di governatore e Ars. Primo effetto collaterale: rompere definitivamente il campo progressista, visto che Pd e M5S non potrebbero correre a Roma e nell’Isola con due alleanze diverse, mentre in caso di voto siciliano a novembre potrebbero ricompattarsi. Secondo effetto collaterale: contrastare, pur non azzoppandolo del tutto, il “cammino” di  Cateno De Luca, che in un’unica data dal forte impatto politico nazionale rischierebbe di perdere potenziali elettori trasversali.

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Basterebbe un gatto. Quello reso celebre da Gianfranco Miccichè come sicuro vincitore su Nello Musumeci. Ma lo stesso gatto - sia col pizzetto, sia con gli occhi azzurri, sia col tailleur, sia con l’accento ibleo - oggi zomperebbe indisturbato a Palazzo d’Orléans. Purché candidato dal centrodestra. Tutto e subito, soprattutto in un unico giorno. E invece no. Adesso la prospettiva più probabile è che per le Regionali si vada al voto in tutt’altra data. Perché non c’è un candidato che metta tutti d’accordo. E i leader nazionali non hanno alcuna voglia di litigare (dopo aver trovato la quadra su questioni ben più delicate) per assecondare i desiderata di questo o quel capetto siciliano. Dunque, pur essendoci una data, un’ora e un luogo - martedì prossimo alle 10,30 a Montecitorio - in cui si potrebbe sciogliere il nodo Sicilia, forse si rinvierà ancora. Anche a costo di perdere i benefici del voto unico. Niente dimissioni tecniche di Musumeci entro l’8 agosto, si va a scadenza naturale. Magari nell’ultima data disponibile: il 13 novembre. Con tutto il tempo per chiudere le liste nazionali entro il 22 agosto e poi riprendere le trattative, correndo il rischio calcolato di scegliere persino dopo l’esito nazionale delle urne. 

 

 

La strada della ricandidatura di Musumeci è più che mai in salita. E a confermarlo al diretto interessato sarebbe stato ieri pomeriggio Ignazio La Russa. In un lungo vertice al PalaRegione di Catania (presenti anche Salvo Pogliese, Ruggero Razza ed Enrico Trantino), il viceré meloniano di Sicilia fa il punto col governatore. «È venuto per notificargli che non può essere più candidato», la maliziosa voce circolata in serata in ambienti della coalizione. Senza però alcuna conferma da fonti di FdI, ancora speranzose di spuntarla. Ma la situazione, che Giorgia Meloni ha avuto modo di illustrare al telefono al governatore, è chiara: Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono contrari al bis. E in questo quadro s’innesta la trattativa sulle altre Regioni. FdI punta sulla Sicilia con l’uscente (e Meloni continua a rifiutare l’idea di Raffaele Stancanelli, paradossalmente gradito a tutti tranne che ai vertici del suo partito), ma vorrebbe il Lazio con Francesco Lollobrigida.

La Lega punta soprattutto a tenersi la Lombardia, ma ieri fa filtrare che «è pronta ad avanzare una proposta» sull’Isola, all’insegna di «entusiasmo, energie e competenze». Il che sembra un modo per rilanciare la corsa di Nino Minardo, magari nel già ipotizzato “ticket degli under 45” con la meloniana Carolina Varchi. Ma, fra i due litiganti, Forza Italia (che nel Lazio vorrebbe schierare Antonio Tajani) ha capito che può conquistare in scioltezza la nomination in Sicilia. E il Cav punterebbe su Stefania Prestigiacomo, già in movimento. Da qui la mossa di ieri della Lega, in asse col Mpa di Raffaele Lombardo: rivendicare un proprio nome anche come avvertimento in codice ai forzisti sul no all’ex ministra. In questo guazzabuglio, martedì si dovrebbe arrivare a un punto fermo. La scelta del candidato governatore? Forse, magari. Ma è più probabile che si decida di non decidere. Dopo una robusta dose di Maalox, per lenire il mal di testa che scatta a Roma ogni qual volta si discute di incomprensibili faccende siciliane.
Twitter: @MarioBarresi

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