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Politica

In Sicilia alle primarie giallorosse (estive) manca solo il sì di Conte. Barbagallo: «Un fatto storico»

«Dagli esponenti M5S incontrati mai nessuna preclusione Bartolo-Chinnici-Provenzano: tridente autorevole, io mi tiro fuori»

Di Mario Barresi,

Anthony Barbagallo, allora le primarie di centrosinistra per le Regionali le fate davvero…
«Sì. Confermo l’indiscrezione pubblicata dal suo giornale. C’era solo un’imprecisione: quello fra me, Provenzano e Fava non era un caffè, ma un pranzo. Vuole sapere il menu?».

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Ormai l’avete digerito. Ma la scelta di misurarvi per scegliere il candidato governatore l’hanno digerita tutti?
«Ritengo di sì. Non è stato un percorso facile. Quest’ultima settimana è stata decisiva: prima le interlocuzioni con il mio partito a Roma e in Sicilia, poi una lunga fase di concertazione con gli alleati regionali. E adesso il cerchio s’è chiuso: prima della pausa estiva la coalizione sceglierà il proprio candidato governatore».

Conferma anche la data del 9 luglio?
«Il weekend fra l’8 e il 10 luglio è la scelta più probabile».

La prima cosa che l’idea di banchetti a luglio inoltrato sollecita sono le cellule sudoripare. Se era la scelta giusta perché non farle prima?
«Il punto non è il quando, ma il perché. Le primarie ci permettono di avviare una fase nuova: rompere la monotonia, raccontare una storia diversa, che è la nostra vera storia. Non sarà una campagna di annunci, come quella di Musumeci che spende 700mila euro dei siciliani per pubblicizzare l’autoproclamato governo del fare, tralasciando il 95 per cento del non fatto. Sarà un’occasione per far girare le nostre proposte, ascoltare i cittadini, i territori. Una partecipazione che non si fermerà alla scelta del candidato.  Vogliamo condividere, con una comunità viva che si ritrova dopo gli anni bui del Covid, un modello diverso di Sicilia».

Ma al pranzo con Fava (che ieri ha “benedetto” anche la data possibile delle primarie) c’era un convitato di pietra: il M5S. Ci stanno o no?
«Ritengo di sì e noi tutti abbiamo il piacere che ci siano. Quando le dico che il cerchio s’è chiuso sottintendo le tante interlocuzioni che ho avuto con parlamentari, ex parlamentari e attivisti del M5S: non ho mai trovato una sola preclusione alle primarie».

 

 

Adesso, visto che non c’è un referente regionale grillino, si aspetta il via libera di Conte.
«Ritengo che arriverà. Magari adesso dobbiamo incalzare Conte, perché dalla prossima settimana dovrebbe partire la fase operativa».

Sarebbe la prima volta, a livello nazionale, di primarie regionali con dentro Pd e M5S. Sente il peso di questa responsabilità?
«Assolutamente sì. Senza dimenticare che da vent’anni il centrosinistra siciliano non celebra le primarie per le Regionali: l’ultima volta fu nel dicembre 2005 fra la Borsellino e Latteri. Io mi carico la responsabilità di una scelta che alla fine è stata assunta unitariamente e largamente».

 

 

Come ha vinto le resistenze interne al Pd?
«Più che resistenze, idee diverse. C’era chi pensava di spuntarla senza primarie, chi preferirebbe cedere la candidatura ai cinquestelle, c’è chi pensa di spostare l’asse a sinistra e chi lo vorrebbe al centro, c’è chi vuole vincere e chi mette in conto di perdere. Insomma, c’è di tutto. Ma adesso quella delle primarie è una scelta di chiarezza. Per tutti».

Ha sempre detto che il suo partito può schierare il tridente con i candidati migliori. In ordine alfabetico: Bartolo, Chinnici, Provenzano.
«Sì, sono tutti autorevolissimi e restano in campo. Da lunedì si avvierà una verifica interna sul nome migliore da spendere».

E lei? Da segretario regionale dem le toccherebbe per statuto…
«Nel momento in cui ho scelto di candidarmi a segretario regionale ho serenamente raggiunto la consapevolezza di non competere per nessuno dei ruoli apicali in Sicilia: è giusto che il segretario regionale del Pd faccia bene solo il suo mestiere».

Dicono che voglia fare il sindaco di Catania.
«La carica di sindaco di Catania rientra nel novero dei ruoli apicali. Vale il ragionamento di cui sopra».

E allora che farà dal prossimo autunno?
«Il capolista del Pd per l’Ars. Credo che i generali, piuttosto che dare ordini dalla tenda-comando, debbano andare in trincea, in prima linea».

L’elmetto dovrà prima indossarlo per decidere come farle, queste primarie. Si parla già di una formula mista fra gazebo e piattaforma online.
«Le regole bisogna scriverle assieme ai nostri alleati, in particolare con il M5S. Riconosco loro di avere spesso avuto il merito di capire in anticipo determinati processi e passaggi. Come ad esempio l’apertura al voto online. Se il movimento avrà delle rivendicazioni o dei suggerimenti siamo pronti ad ascoltarli».

E se un civico fuori dai partiti volesse candidarsi potrà farlo? 
«Lo stabilirà il tavolo della coalizione. Decideremo se fare primarie di coalizione più rigide o aprire quanto più possibile. Certo, considerando il voto misto fra gazebo e web, l’ideale sarebbe arrivare a non più di quattro candidati, con almeno una donna in campo».

E se ce ne fossero di più, anche all’interno dei singoli partiti?
Bisogne decidere assieme le regole d’ingaggio. Io sono laico. Si potrebbe permettere a tutti di partecipare, e in quel caso il Pd potrebbe giocare con lo schema a due o tre punte. Ma con sei-sette aspiranti rischieremmo di confondere il nostro elettorato. E magari ogni partito farà una selezione preventiva al suo interno».
Twitter: @MarioBarresi

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