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L'ospedale di Lipari senza personale, assessore comunale si dimette

Tiziana De Luca ha ufficilazzato le sue dimissioni da assessore alla Sanità non prima di aver attaccato l'assessore Razza e le amministrazioni di Salina che non si sono schierate a favore dell'ospedale

Di Giuseppe Bonaccorsi

Sarà stato il peso della responsabilità, o magari le presunte accuse striscianti di immobilismo a costringere l'assessore alla Sanità del Comune di Lipari Tiziana De Luca, a rassegnare ieri sera le sue dimissioni dall'incarico affidatole dal sindaco Marco Giorgianni. Durante il consiglio comunale che si è tenuto sulle carenze dell'ospedale l'assessore, ha fatto un lungo excursus e alla fine ha ufficializzato le sue dimissioni, non dimenticando di avere parole non certo positive per l'assessorato regionale alla Salute e l'assessore Ruggero Razza oltre a denunciare il presunto disinteresse delle altre tre amministrazioni di Salina che non si sono schierate in difesa dell'ospedale. 

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Il caso era nuovamente montato quando il comitato in difesa dell'ospedale aveva, pochi giorni fa, raccolto una petizione di tremila firme per criticare l'assessorato regionale e l'Asp di Messina per le ormai croniche carenze del piccolo ospedale di primo livello dove da tempo manca addirittura un cardiologo h24 - che svolge soltanto servizio ambulatoriale di mattina come se uno non possa accusare un infarto di notte - e anche un ortopedico presente soltanto una volta a settimana. Carenze tanto evidenti che un cittadino ironicamente ha avanzato la proposta di installare per strada un cartello stradale per invitare cittadini e automobilisti e motociclisti a cadere soltanto nel giorno di ambulatorio. Scherzi a parte la situazione del piccolo ospedale di Lipari, la più grande delle isole Eolie, rischia di diventare un bubbone anche per l'assessorato regionale perché l'assistenza in taluni casi è davvero messa in discussione.

Una settimana fa il direttore generale dell'Asp, Bernardo Dino Alagna, in una intervista sul quotidiano "La Sicilia" ha dichiarato che sono stati banditi ed effettuati i primi concorsi a tempo indeterminato e che entro dicembre qualche camice bianco in più dovrebbe arrivare in pianta stabile sull'isola. Salvo però mettere le mani avanti aggiungendo che poi al momento del contratto il vincitore potrebbe tirarsi indietro. Un problema che dipende anche dagli affitti delle case e dal caro trasporti. Per questo l'Asp, di concerto con la Regione, starebbe prevedendo convenzioni con gli alberghi e anche l'ipotesi di utilizzare alcuni edifici di proprietà sull'isola per adibirli a foresteria per i medici. Intanto ieri il comitato pro ospedale ha ribadito durante il Consiglio i motivi che hanno spinto tremila persone a firmare la petizione che è stata inviata anche alla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto.

Nel documento il comitato ha ricordato il continuo smantellamento dell'ospedale, partendo dal primo reparto che venne chiuso, quello di Ostetricia e Ginecologia con la conseguente chiusura del nido. «Da quella data - scrive il comitato - tutte le scelte fatte in seguito sono state improntate al depotenziamento, riducendo drasticamente i posti letto, non sostituendo il personale che andava in pensione o che veniva trasferito.

L'attività chirurgica è stata ridotta alle sole "emergenze" e l'attività di ricovero ridotta e via via limitata alla sola cura dei pazienti cronici. In questi giorni il Direttore generale dell'Asp di Messina, in un articolo su "La Sicilia", ha ribadito le promesse di coprire le posizioni sanitarie scoperte, comprese quelle di ostetricia, per "eventuali" parti in sicurezza, compatibilmente agli iter tecnici e burocratici, e questo mentre chiudeva la camera iperbarica persino alle emergenze».  E i firmatari puntualizzano che "Un paziente con un'embolia non può essere trasportato in elicottero, ma solo con l'aliscafo. Ce la farà ad arrivare vivo presso una struttura sulla cosiddetta terraferma? E se c'è maltempo e mare grosso?". Inoltre i firmatari ricordano ancora che a causa dello smantellamento progressivo dell'ospedale una fetta della popolazione eoliana, come gli anziani e le persone con disabilità, con difficoltà maggiori a spostarsi, è costretta a rinunciare sia alla prevenzione che alle cure per motivi di costo, distanza o liste d'attesa. E concludono: «Gli Eoliani non vogliono più essere presi in giro e chiedono azioni forti e tangibili. Basta con le promesse sempre disattese!».

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