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Politica

La febbre del Colle e il barometro del governo: l''Italia ha bisogno di punti di riferimento

Legge di Bilancio ed elezione del Capo dello Stato misurano le mosse e le iniziative dei partiti

Di Gianfranco D'Anna

Il barometro della politica segue ormai quotidianamente due rilevazioni parallele. Misurano le mosse e le iniziative dei partiti, in relazione agli assetti istituzionali in progress riguardanti il Colle e l’approvazione della legge di bilancio in Parlamento. L’impatto internazionale della solenne firma del trattato per la cooperazione bilaterale rafforzata fra Italia e Francia non ha distratto, anzi ha rafforzato, il Premier Mario Draghi e il Ministro dell’Economia Daniele Franco, protagonisti del laborioso iter per approvazione del bilancio intanto al Senato, dove si sta definendo la conversione in legge del cosiddetto "decreto Fisco-Lavoro", con molte misure in ambito economico, collegate alla manovra.

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Palazzo Madama dovrebbe approvare il bilancio a metà dicembre, lasciando il tempo alla Camera per la ratifica definitiva prima della fine dell’anno. Il barometro del Quirinale segna invece una crescente pressione politico-atmosferica prevalentemente in direzione della candidatura di Mario Draghi ed una residua, ma costante, persistenza - nonostante le ripetute e convinte motivazioni contrarie dello stesso Sergio Mattarella - delle chance di rielezione dell’attuale Presidente della Repubblica.

Opinionisti ed esponenti politici ripetono da settimane che Draghi è in pole position, ma che se il Parlamento si dovesse incartare e diventare una trincea di franchi tiratori, Mattarella non potrebbe rifiutare l'appello unanime, o quasi, delle forze politiche per scongiurare l'avvitamento istituzionale ed economico del Paese.

Non potrebbe non accettare, secondo quella sorta di mistica dialettica delle due negazioni che affermano, una rielezione di garanzia anche in considerazione della delicata transizione costituzionale fra l’attuale Parlamento e le nuove Camere con un numero ridotto di deputati e senatori: da 630 a 400 a Montecitorio e da 315 a 200 a Palazzo Madama. Nel metaforico cruciverba del Quirinale le 9 caselle orizzontali di inquilino si intersecano con le 10 lettere verticali di Presidente, le 10 di Mattarella e le 6 di Draghi.

"I cruciverba sono come le persone: si arriva sempre alla fine" sosteneva il drammaturgo inglese Graham Greene esperto di intrighi. Un epilogo che tuttavia ancora non si intravede, né da parte delle varie anime del Pd che popolano il Nazareno, né dalle diverse tendenze strategiche che affiorano nella Lega, né dall’evoluzione sempre più partitica e meno movimentista che stanno assumendo i 5 Stelle, né dai riflessi berlusconiani delle immagini allo specchio di Forza Italia e neppure dalla collezione di assi nella manica di Matteo Renzi. In attesa del discorso di fine anno del Presidente Mattarella, un discorso mai così accorato e cruciale come quello di quest’anno e che si prevede rappresenterà un ineludibile richiamo alle forze politiche affinché si attengano al rigoroso rispetto degli interessi nazionali, il confronto in Parlamento per l’approvazione del Bilancio si potrebbe caricare delle tensioni e delle contromosse per assicurarsi un vantaggio anche tattico per il Quirinale. Per il sostegno di una candidatura o per bloccarne un’altra.

Senza punti certi di riferimento si rischia di vanificare l’azione di risanamento del Paese e di incardinamento del piano di sostegno dell’Europa varato dal Governo Draghi. Un rischio, aggravato dalla minacciosa recrudescenza della pandemia. La speranza è la compagna del potere o la madre del successo? La risposta al primo interrogativo politico del nuovo anno appare fin da adesso decisiva.
 

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