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Politica

La guerra nel M5S a colpi di tweet, l'esperto: «Operazione contro Di Maio studiata a tavolino»

Pietro Raffa, esperto di comunicazione sui social, ha analizzato i flussi: meno di 300 profili, molti dei quali fake, che hanno "pompato" l'hashtag #DiMaioOut dall'America

Di Redazione

Una analisi dei flussi sui social che dice - probabilmente - molto del dibattito interno che si sta consumando dentro il M5S.  Perché ad esempio lo scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si è sposta sui social a colpi di tweet. Nelle ultime ore sul social è entrato nelle tendenze di Twitter l’hashtag #DiMaioOut, con cui molti utenti stanno chiedendo la "cacciata" del ministro degli Esteri dal Movimento 5 Stelle, accusandolo di aver "tramato" contro il leader Conte nella partita per il Quirinale.

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Si tratta di una sommossa "spontanea" o di un’operazione studiata a tavolino? Per Pietro Raffa, esperto di comunicazione social e amministratore delegato della "MR & Associati Comunicazione", la risposta è semplice: «E' un tweet-bombing contro Di Maio».

«Ho effettuato un’analisi quantitativa e qualitativa dei tweet #DiMaioOut: sono andato a vedere quante persone avevano utilizzato l'hashtag, si tratta di 289 account. E’ chiaramente un’operazione studiata, che viene fatta da chi vuole modificare la percezione su alcuni temi», ha spiegato spiega Raffa all’Adnkronos
«Il tweet-bombing funziona così: ci sono profili "bot", falsi, coordinati da una persona: un argomento utilizzato da pochi soggetti finisce così nelle tendenze nazionali di Twitter. L’effetto è dare la sensazione che un tema sia molto più discusso di quanto in realtà lo sia. Ho visto che circa la metà di questi profili twittava contro Di Maio dall’America, un po' dall’America del Nord e un po' da quella del Sud. Questi utenti assumono il tipico comportamento dei profili fake: producono un numero troppo elevato di tweet sugli argomenti discussi. E' probabile che ci sia qualcuno dietro che ha deciso di fare questa operazione. Si tratta inoltre di profili che in passato intervenivano in altri Stati su altri temi. Ad esempio risultavano molto attivi in Francia, per sostenere le posizioni dei gilet gialli, ma anche in Germania a sostegno dei partiti dell’ultradestra», aggiunge l’esperto. 

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