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Politica

La Lega in Sicilia, le due linee parallele che non si incontrano mai

Di Mario Barresi

Dietro alla serenata di Cateno De Luca all’alleato leghista c’è molto di più di una riuscita trovata folcloristico-mediatica. «Affacciati alla finestra, Ninitto mio...», canta “Scateno” a Nino Germanà. Protagonista di una sfida aperta - più nella tempistica che nella sostanza - a Nino Minardo, che frenava sull’appoggio della Lega a Federico Basile, candidato-erede dell’ex sindaco di Messina. Il segretario regionale della Lega sarebbe magari arrivato lo stesso a quella che nel partito definiscono «una scelta che rientra nella linea del leader nazionale». Tanto più che era stato De Luca, accompagnato a Roma dallo stesso Germanà, a chiedere aiuto a Matteo Salvini. «Puoi lanciare un vero laboratorio, appoggiando un civico autentico e spezzando l’inciucio trasversale fra gli altri due in lizza, le facce diverse della stessa medaglia dei potentati della città», il goloso invito al Capitano, che ha sempre subito il fascino della sua lucida follia.

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Ebbene, la Lega sosterrà l’uomo di De Luca. Forse assieme agli Autonomisti: riflessione in corso, Raffaele Lombardo è tentato da un gesto di fedeltà a costo (quasi) zero nei confronti del partito “federato”, oltre che da un segnale al suo ex indisciplinato delfino “Scateno”. E il via libera del Carroccio arriva nonostante il siluramento di Daniela Bruno, commissaria messinese, rea di una fuga in avanti su Basile scavalcando Minardo. Ammutinamento? Non proprio, anche perché tutti i leghisti siciliani sanno che il Capitano ha dato «pieno mandato» al segretario sulle trattative elettorali siciliane.

Ma l’ostentazione musicale (col successivo caffè in salotto) di De Luca con il leghista ribelle evidenzia anche che nel Carroccio siciliano ci sono due linee parallele. Che scorrono in apparenza verso lo stesso obiettivo, ma per ora non si toccano. Il piano B (o A?) di Minardo su Palermo e Regionali - incassare Francesco Scoma in cambio del bis di Nello Musumeci - è stata «una forte tentazione» per Salvini. Che poi, però, ha dato il consenso a tutt’altro schema: alla Lega il vice (Francesco Scoma per un’ora, adesso si vedrà) di Ciccio Cascio, con la prospettiva, ma non ancora la certezza, di esprimere un proprio nome per Palazzo d’Orléans. E qui le voci maliziose dei dirigenti siciliani definiscono «decisivo» un doppio intervento di Luca Sammartino, altra influente anima siciliana della Lega. Prima un aut aut al Capitano («Se noi andiamo con Musumeci, non ci sono io»), che all’inizio non l’avrebbe presa bene. Poi il netto rifiuto all’ultima offerta di Ignazio La Russa sullo scambio Scoma-Musumeci: «Siamo disposti pure a sostenere Varchi a Palermo, ma della candidatura dell’uscente non se ne parla più». Il che ha velocizzato l’intesa su Cascio, con l’effetto collaterale (più o meno desiderato) del ritorno dello stesso Minardo in cima alle nomination da candidato governatore, con la benedizione riconoscente di Gianfranco Miccichè.

Le linee parallele della Lega sono distanti soprattutto sui tempi: Minardo ha provato a chiudere subito un’intesa unica (una qualsiasi) su Palermo e Regione; Sammartino è fra gli ideologi del «secondo tempo», rinviando cioè la scelta su Palazzo d’Orléans a dopo le Amministrative. Se si dovesse arrivare a questo scenario, la scelta naturale della Lega sarebbe puntare sul proprio segretario regionale. Ma c’è chi sussurra un’altra ipotesi: un nome «per mettere in difficoltà la Meloni». Salvini, però, avrebbe gelato il piano del “cavallo di Troia”: «Per me uno di FdI vale l’altro, si chiami Musumeci o Pinco Palla. Il candidato alla Regione dev’essere nostro». A meno che, bisbigliano gli alleati più maliziosi, nel pacchetto non rientri anche il sindaco di Catania, con la senatrice Valeria Sudano in pole position per il 2023. «Un discorso prematuro e slegato, perché prima ci sono Regionali e Politiche», si difendono fonti sammartiniane. Ma, si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi. E magari fra un po’ il Capitano dovrà decidere quale delle due linee parallele seguire in Sicilia.
 

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