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Politica

La “mossa del cavallo” del centrodestra in Sicilia: «Convinciamo Cascio, poi tutti su Lagalla»

A Palermo pressing di Fi e Lega sul candidato per ritirarsi. La strategia: unità sul centrista incastrando Meloni (e Musumeci) in un accordo obbligato

Di Mario Barresi

«Si può fare sabato a mezzogiorno a Milano, o meglio ancora ad Arcore, così il Cavaliere non deve uscire di casa». Quando nel pomeriggio Giorgia Meloni riceve - da Lega e Forza Italia, per interposto ambasciatore - la versione aggiornata dell’invito al fantomatico vertice di centrodestra, nel quartier generale di Fratelli d’Italia si materializza una stizza che va oltre i suadenti lanci d’agenzia. «Se ce lo propongono in quella data e a quell’ora, significa che quest’incontro, loro, non lo vogliono fare». Il riferimento è alla conferenza programmatica di FdI, prevista  al MiCo da domani a domenica.

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«Con Salvini ci sono tre mesi di arretrati da discutere prima di arrivare al nodo elezioni: il summit - riflettono in via della Scrofa - dovrebbe durare almeno mezza giornata...». E Meloni, padrona di casa alla kermesse concepita per lanciarla da  leader conservatrice a livello europeo, non può permettersi distrazioni. «Organizzo Atreju accanto a lei dal 2000. In eventi del genere, Giorgia non fa certo comparsate a favore di telecamera: arriva alle otto di mattina e congeda gli ospiti a mezzanotte», certifica la deputata-amica Carolina Varchi.

E allora che si fa? «Noi siamo sempre disponibili a incontrare gli alleati, prima o dopo la nostra conferenza programmatica», scandisce a La Sicilia Ignazio La Russa. Che, ieri mattina, secondo altolocate fonti di partito, sarebbe stato destinatario di un  richiamo da parte della leader: «Sulla Sicilia non possiamo più subire i ricatti di Salvini, né mostrare sui giornali spaccature al nostro interno su questo o quell’altro nome». La consegna finale al senatore delegato alle trattative siciliane: senza un accordo sulla ricandidatura di Nello Musumeci alla Regione in cambio dell’appoggio al forzista Ciccio Cascio, FdI «non può ancora farsi logorare» e deve «prendere una decisione subito».

 

Non a caso, lo stesso La Russa ci anticipa queste prossime mosse: oggi «ci sarà comunque un nostro annuncio». Potrebbe essere Varchi a farlo, ma  c’è chi sostiene che toccherebbe al senatore. Un ritiro della deputata palermitana dalla corsa a sindaco, magari indicata come vice in un ticket con Roberto Lagalla? «Potrebbe anche darsi, ma in ogni caso decideranno i nostri in Sicilia», si lascia sfuggire La Russa, notoriamente sostenitore dell’appoggio al candidato “civico” dell’Udc, che secondo alcuni spifferi non solo meloniani  «è pure in vantaggio nei sondaggi». Lo scenario,  a quel punto, sarebbe il derby Cascio-Lagalla. Il cui risultato, per forza di cose, condizionerebbe equilibri e scelte sulle Regionali.

 

Ma l’asse verde-azzurro rilancia con una contromossa clamorosa. Autorevoli esponenti centristi, in tarda serata, danno per «molto fattibile» un ribaltone: Forza Italia e Lega convergerebbero su Lagalla. Pressing notturno su Cascio, che domenica ha presentato la sua candidatura, affinché faccia un passo di lato. «Se si convince, il cerchio è chiuso», ci confessa  uno speranzoso sherpa della trattativa. Che ha uno scopo dichiarato: ritrovare l’unità del centrodestra sul candidato a Palermo, come auspicato ieri dallo stesso Salvini. E un effetto collaterale: costringere l’asse Meloni-Musumeci (già esposto sulla tentazione di sostenere l’ex rettore) a un accordo impacchettato. Se rifiutassero,  magari con una corsa solitaria di Varchi, per FdI e DiventeràBellissima  sarebbe la condanna all’isolamento volontario. Se la “pazza idea” diventasse realtà, bisognerebbe sedare i mal di pancia su Lagalla: quelli di Raffaele Lombardo (che con la coalizione compatta, se lo volesse davvero, avrebbe più argomenti per convincere anche Totò Lentini a ritirarsi), ma soprattutto quelli degli altri “cugini” centristi, Totò Cuffaro e Saverio Romano. E i renziani di Davide Faraone? «Potrebbero starci pure, ma questo ora è l’ultimo pensiero», ammette uno dei fautori della geniale “mossa del cavallo”. Che può risolvere la partita del centrodestra nazionale sulla Sicilia. O magari aprirne un’altra: non   più a scacchi, ma con i carri armati.

Twitter: @MarioBarresi

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