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Politica

La nuova discesa in campo di Berlusconi: «Senza Forza Italia sarebbe solo ...destra»

Guardando in casa, però non fa sconti e ammette che FI ha i consensi dimezzati:

Di Michela Suglia

Per Silvio Berlusconi una nuova «discesa in campo», a 28 anni dalla prima. Il Cav sceglie Napoli, suo vecchio amore e tappa della convention di Forza Italia che domani chiuderà alla Mostra d’Oltremare, per riprendersi il ruolo di fondatore del centrodestra e cuore di una coalizione che ha bisogno degli azzurri, per vincere. Altrimenti sarebbe solo «una destra-destra», ammonisce dopo un pranzo a Posillipo con la compagna Marta Fascina accanto e il Vesuvio di lato. Scenario da cartolina, compresa la foto con una coppia di sposi che festeggia nello stesso ristorante e il codazzo di curiosi in attesa. Così alla vigilia del suo secondo discorso pubblico - che pare sarà centrato sulla natura identitaria e sempre più cruciale di FI, oltre alle questioni internazionali - il Cavaliere manda un messaggio ai suoi, dopo le fibrillazioni in Lombardia. E agli alleati, divisi soprattutto sul futuro della Sicilia. Ma anche sull'Ucraina: l'ex premier è netto e si allinea alla Lega: «Inviare armi significa essere cobelligeranti. Cerchiamo di far finire in fretta questa guerra». E aggiunge: «Se dovessimo inviare armi, sarebbe meglio non farne tanta pubblicità». 

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Nel ruolo di paciere, riduce le polemiche interne a «fuochi di artificio costruiti da tv e giornali» e rassicura che «il centrodestra è già federato». Parole che non combaciano con la versione di Matteo Salvini: «Io ho lavorato per unire, ma ho l'impressione che non tutti abbiano la convinzione di vincere», dice il leghista «dispiaciuto» per la corsa in solitaria di Fratelli d’Italia in alcune città. Giorgia Meloni sembra non curarsene. Anzi, resta ferma sul bis di Nello Musumeci alla guida della Sicilia. E ribatte: «Se ci sono alternative lo si dica, ma finora non ho avuto nessuna spiegazione politica». 

L’ombra di un centrodestra ribelle e non allineato si proietta sulla convention napoletana, nonostante l’entusiasmo per la ritrovata "socialità" post covid e ormai senza mascherine. Poche le bandiere azzurre, sul palco solo il logo del partito e lo slogan della manifestazione ("L'Italia del futuro"). A fare "colore" sono soprattutto gli striscioni intorno. Il più grande è una dichiarazione d’amore partenopeo per Silvio: «Un napoletano nato al nord. Napoli ti ama», si legge. L’altro parallelo ma un po' più piccolo è per la sua quasi-sposa che qui è cresciuta: «Marta sei nel cuore di Napoli». E forse per "normalizzare" i rapporti spunta pure un cartello-omaggio a Licia Ronzulli, la senatrice fedelissima del Cav che lui stesso ha difeso, dopo la nomina a referente milanese: «Ho cambiato una responsabilità ma era una cosa richiesta da tutti i lombardi», spiega il leader.

Guardando in casa, però non fa sconti e ammette che FI ha i consensi dimezzati: «E' passata da oltre il 20% al 10%», perciò incita a un sussulto sia i dirigenti sia gli elettori. Ma è tutta colpa - è la sua argomentazione che rispolvera dal passato - delle ingiustizie subite, sul fronte politico dopo la "cacciata" dal Senato per via della legge Severino e sul fronte giudiziario dopo la condanna per frode fiscale. «Sono stato vittima della magistratura di sinistra», ripete l’ex caimano pronto tuttavia al riscatto: «Mi sento la responsabilità di essere ancora in campo come fu nel '94».

A tirargli la volata, in mattinata, il suo vice Antonio Tajani: «Berlusconi è un grande federatore» e aggiunge: «Lui guarda al futuro, non è un leader del passato». In attesa del clou di domani, la prima giornata si chiude con i contenuti dei vari focus tematici (dai fondi del Pnrr all’energia, dalle infrastrutture al sud) e la pace apparentemente fatta in casa. La conferma è nella chiosa della ministra Mariastella Gelmini, tirata in ballo nei giorni scorsi per le rivalità interne, e ora sul palco a parlare soprattutto di sviluppo e semplificazioni. Niente di più, per ora. 

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