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La Russa e la mossa del cavallo: «Dal 26 non cancelliamo il Reddito di cittadinanza, ma lo toglieremo agli imbroglioni»

Il senatore meloniano: «I più deboli avranno di più. Ma sarà tolto agli imbroglioni e a chi daremo un lavoro. Musumeci? Rancoroso per com’è finita, ma ora gli passa... Avrebbe vinto a mani basse. Al governo potrà ricoprire qualsiasi ruolo. Schifani? Era l’ultimo nome a cui pensava Miccichè, per noi una garanzia. “Disgiunto” a De Luca? Lui è bugiardo ma Stancanelli smentisca»

Di Mario Barresi

Senatore La Russa, la sua leader Meloni a Palermo rassicurerà l’Isola dei sussidiati che non cancellerà il Reddito di cittadinanza? 
«Giorgia domani (oggi per chi legge, con comizio alle 19 in piazza Politeama, ndr) sarà a Palermo per illustrare la nostra ricetta per governare l’Italia. E dirà che nessuno pensa che il 26 settembre sparisca il Reddito: nessuno resterà indietro. Ci vuole una legge, ne faremo una».
Addio sussidio più amato dai siciliani?
«No, perché alla metà circa dei legittimi percettori, come anziani, disabili e famiglie numerose, il Reddito sarà aumentato. Poi c’è un altro 25 per cento: quelli che hanno imbrogliato. Saranno subito perseguiti, senza aspettare la legge: daremo disposizioni per toglierlo a chi, talvolta con la complicità della criminalità, ha fatto carte false. E poi c’è un altro 25-30 per cento: gli abili al lavoro, fra i 18 e i 59 anni. Non avranno il Reddito, perché daremo loro un lavoro: i datori saranno incentivati, con la formula “più assumi, meno tasse paghi”. con una corsia preferenziale per i percettori di Reddito».
Magari il piano non piacerà a chi in Sicilia ha riempito le piazze per Conte. 
«Le piazze piene sarebbero anche la prova del voto di scambio, diciamolo....».
«La Meloni odia i poveri», è il messaggio del M5S progressista. Non teme l’ultimo colpo di coda grillino?
«Timore no, semmai dispiacere che al Sud e in Sicilia c’è ancora tanta gente che al riscatto sociale preferisce l’elemosina per grazia ricevuta. La Meloni non odia i poveri. Sul tema non accettiamo lezioni, forti della tradizione della destra sociale, che ha sempre avuto a cuore l’incontro fra parte produttiva e lavoratori. Senza l’ipocrisia del Pd, che prima faceva guerra ai “padroni” e ora sta con loro».
Una tesi diffusa è che FdI non abbia classe dirigente all’altezza di governare...
«Non c’è una classe dirigenti più pronta della nostra. Abbiamo amministrato comuni, regioni e ministeri. E, responsabilmente, non ci siamo chiusi. Terzi di Sant’Agata, Tremonti, Nordio e Pera non arrivano oggi sull’onda dei sondaggi. Ieri a Catania il professore Leo ha ammutolito i mille presenti all’evento di Galvagno illustrando la politica economica. C’è tanta gente all’altezza».
Lei cosa farà in un governo Meloni?
«Con Giorgia non ne abbiamo nemmeno parlato. Non ho ansie da prestazioni, di ruoli ne ho avuti tanti, compreso quello di “regista” d’esperienza nel partito, che mi piace tanto. Farò quello che serve...».
E Musumeci? Che ruolo avrà?
 «Lui è in grado di ricoprire qualunque ruolo. Non ha chiesto niente, s’è messo a disposizione».
Quando digerirà la mancata ricandidatura? Nelle ultime uscite ha tradito un certo rancore, mettendo in imbarazzo quel gentleman di Schifani...
«Sì, l’ho saputo (e ride, ndr), ora gli passa... Lo vedo più entusiasta della nuova sfida. La sua è l’orgogliosa rivendicazione di ciò che ha fatto e l’amarezza per come è andata a finire. Se fosse stato lui il candidato avrebbe vinto a mani basse...».
Sta dicendo che Schifani non vince?
«No, per nulla. Per Miccichè era l’ultimo dei nomi, tant’è che è stato persino tentato di accettare Musumeci. Ma per noi Schifani è una garanzia, infatti l’abbiamo proposto come unica alternativa. Ci rassicura rispetto ai sospetti di una regia occulta per mettere le mani su Regione e Pnrr, perché ha una solida cultura istituzionale e un’età per cui non deve scalare le montagne. Schifani ha il merito di aver raccolto un centrodestra dilaniato dall’improvvida attività di Miccichè. Nessuna paura di perdere le Regionali con lui, ma aspettiamo lo spoglio...».
Paura della “remuntada” di De Luca?
«Ho capito da poco chi è, nonostante so che fa comizi su di me. Non so se ci siamo mai incontrati, perché fino a poco tempo fa non sapevo chi fosse». 
E, ora che ha capito chi è, lo teme?
«Ho visto i sondaggi. Qualche voto ce l’ha, ha fatto presa riempendo i vuoti di Pd e M5S. Ma non vincerà mai».
Neppure col voto disgiunto che dice di avere pure da Miccichè e Stancanelli?
«Credo che De Luca sia un bugiardo. Di Miccichè m’importa poco, ma mi aspetto che Stancanelli, che è uomo di FdI, lo smentisca pubblicamente».
Twitter: @MarioBarresi

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