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Politica

Se la Sicilia diventa il centro della politica mediterranea dell'Ue

Approvato  dal Comitato delle Regioni il parere di Bianco sul partenariato con i Paesi della sponda sud-orientale

Di Nino Arena

Il Mediterraneo arriva finalmente al centro della scena europea e la Sicilia, centro di gravità permanente del Mare Nostrum torna sotto le luci della ribalta in vista dell’aggiornamento della politica di partenariato con i Paesi della sponda sudorientale, dal Marocco alla Turchia. L’assemblea  plenaria  del Comitato delle Regioni, la prima dell’era  post-pandemica, ha infatti adottato con una più che larga maggioranza, il parere obbligatorio formulato da Enzo Bianco: la sua formulazione ha ottenuto 153 sì, contro 11 no e tre astensioni e tocca punti di vitale importanza, per la Sicilia non meno che per l’Europa e i vicini mediterranei, da cui dipende un equilibrato sviluppo dell’intera area geopolitica. Migrazioni e transizione ecologica, cooperazione internazionale e dialogo tra centro e periferia dell’Unione Europea stessa, credibilità istituzionale di quest’ultima.

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«Il plenum - ha osservato Bianco - ha votato a larga maggioranza un parere obbligatorio, non vincolante ma obbligatorio che riguarda questioni vitali per il nostro futuro. È un privilegio che il ruolo di relatore sia stato affidato a un italiano e per me particolare motivo di orgoglio, è l’essere stato scelto grazie al fatto che godo di una buona reputazione istituzionale prima ancora che politica, essendo stato capo delegazione quando fu costituita, ministro dell’Interno e tuttora presidente del Consiglio nazionale dell’Anci.

«Il mio essere siciliano - aggiunge Bianco - per alcuni ha giocato contro perché ritenevano che ero troppo coinvolto, per altri questo coinvolgimento era positivo per via della conoscenza profonda delle questioni alla base del parere».

Bruxelles e  l’Isola riducono le distanze, nonostante i nostri 40 gradi, scandalosi  per una capitale dove il termometro, all’assaggio dell’estate, oscilla tra 14 e 22. Il parere passato nel “Parlamento delle autonomie locali” (questo è, in sintesi, il Comitato delle Regioni), sarà acquisito dalla Commissione Europea nel delicato processo di  definizione dell’agenza mediterranea dell’Unione.

«Su tanti temi importanti - chiarisce l’ex ministro - dall’ambiente alla sicurezza, dalle politiche per i giovani alla tutela dei diritti, dalla migrazione alla mobilità, il rapporto Unione Europea-Paesi mediterranei è centrale per gli equilibri economici, sociali, umanitari e di sicurezza dei nostri Paesi. La rinnovata attenzione posta dall’Unione verso il vicinato meridionale è un fattore positivo, ma non sufficiente. Chiediamo infatti all’Europa di avere più determinazione e coraggio nel garantire un ruolo maggiore agli enti locali e regionali, così da permettere la creazione di una vera e propria forma di governance  multilivello. Da queste decisioni dipende il nostro futuro, che è in larga parte e su molte questioni davvero un futuro comune».

Bianco, inoltre, ha chiesto di spingere l'acceleratore sull'idea di una carta fondamentale dei diritti umani che riguardi tutti i Paesi del Mediterraneo «che accettino di avere anche un’asticella meno alta di quella dell’Ue, però alcuni principi fondamentali sarebbe bene che ci fossero». Per tacere di altri, i primi casi che vengono alla mente sono quelli della Turchia di Erdogan, dell’Egitto che tiene in prigione Patrick Zaki e dove è stato torturato e assassinato Giulio Regeni. Più ancora è il caso della Libia, la cui stabilità è un nostro diretto interesse, data la pressione migratoria sulle nostre coste causata anche dalla fragilità delle sue istituzioni, responsabile di tante crisi umanitarie.

«Nella prospettiva di ripresa post-Covid - si legge ancora nel parere elaborato da Bianco - delineata dalla Commissione nella comunicazione congiunta come una vera opportunità per concentrare l'agenda mediterranea sulle persone».

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