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Politica

Lega in Sicilia, Minardo: «Resto nel partito, ma Salvini riprenda la strada»

Il responsabile regionale risponde sui rapporti con Lombardo e Cardinale sulla Cosa Biancazzurra

Di Mario Barresi

Onorevole Minardo, come va questa nuova Cosa Biancazzurra? Ultimamente risulta che lei sia molto spesso in contatto con Cardinale e Lombardo...
«Biancazzurra? Veramente mi è solo arrivato un invito giallorosso, del club romanista della Camera e mi sto iscrivendo. Detto ciò, i miei rapporti con Raffaele Lombardo e Totò Cardinale sono di assoluta stima politica e di amicizia personale. Sin da ragazzo ho avuto il privilegio di poter chiedere loro qualche saggio consiglio. Poi lei ha fatto un’accurata indagine catastale riguardo le informazioni sulla situazione abitativa mia e dell’ex ministro Cardinale (e ride con sense of humor, ndr)...».

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Ma risponde al vero che è andato da Salvini questa settimana? Cambi in vista nella Lega in Sicilia?
«Ho incontrato Salvini come sempre per fare il punto della situazione in Sicilia e per discutere sulle tante cose da fare per far crescere bene il nostro movimento. Quando Salvini mi affidò due anni fa la guida del partito in Sicilia, il mio obiettivo era quello di consolidare la Lega siciliana e condurla fino alle elezioni politiche e regionali. L’esperienza fino a oggi è stata positiva e sempre in crescita. Ovviamente ai tanti successi si uniscono anche errori che ci sono in tutte le vicende politiche. Per quanto mi riguarda sono assolutamente soddisfatto e pronto alle nuove e stimolanti sfide parlamentari romane».

E Salvini cosa le ha risposto?
«Mi ha ascoltato, come sempre, con grande attenzione».

Magari teme che lei faccia le valige e lasci il partito.
«Sono un deputato nazionale e dal 9 novembre sono anche presidente della commissione Difesa della Camera, incarichi molto impegnativi. Con le elezioni del 25 settembre si è aperto un nuovo ed entusiasmante ciclo politico. Uno che se ne vuole andare, sbatte la porta e se ne va. Non è il mio caso, svolgerò il ruolo di segretario regionale della Lega finché sarà necessario e finché sarà utile al partito e a Salvini. Lo ritengo un atto di correttezza».

Ma per caso c’entrano i suoi evidenti attriti con Sammartino?
«Ancora… Questa è più un’ossessione giornalistica. Per formazione umana e politica sono uno che non ha attriti con nessuno. Poi, penso non sia un mistero, si possono certamente avere differenti visioni della politica ma non mi sembrano motivi sufficienti per scadere nelle faide e nelle guerre intestine che tante volte dilaniano i partiti. Non è utile a nessuno, soprattutto ai siciliani».

Se lei uscisse di scena ci sarebbe la definitiva “sammartinizzazione” della Lega siciliana...
«Non so cosa sia una “sammartinizzazione”, so però che in politica c’è la leadership e la mera occupazione di potere. Sono due cose ben diverse perché per esercitare la prima ci vogliono idee e coraggio, mentre l’occupazione del potere richiede solo scaltrezza e spregiudicatezza».

Non dica che non le interessa la leadership: non è credibile.
«Certamente non sono a caccia di poltrone. Sono però molto interessato alle idee nuove e al coraggio di realizzarle. Su questo sono convinto che si possa e si debba aggregare anche perché sul tappeto ci sono così tanti temi, dall’autonomia alle questioni energetica e infrastrutturale, ai rifiuti, allo sviluppo economico dell’Isola, tutti indispensabili per un partito come la Lega. Occorre ripartire da dove ci siamo fermati prima di precipitare sulle elezioni in piena estate, rinsaldando il nostro rapporto con le importanti esperienze civiche e autonomiste siciliane che da sempre sul territorio rappresentano un prezioso fermento politico. Io a questo sto lavorando e continuerò a farlo con grande convinzione. Il rischio altrimenti è l’atrofia politica e la riduzione del partito a un aggregato di soggetti con un certo numero di preferenze. Non è certamente il mio obiettivo e, ritengo, neppure quello di Salvini».
Twitter: @MarioBarresi

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