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Politica

M5s, cosa succede in Sicilia: la rivincita degli ortodossi e gli “epurati” che guardano a Conte

All’Ars Di Caro media. Irremovibili Sunseri e Trizzino. Corrao: «Le ragazze pon-pon di Giuseppi che fanno?»

Di Mario Barresi

E adesso che si fa? Se lo chiede, soprattutto, la maggioranza silenziosa e impaurita dei big grillini siciliani. Adesso che il giocattolo s’è rotto, e che bisognerebbe avere il coraggio di schierarsi, prevale il mutismo tattico.  «Ha letto, anche dai contiani più incalliti, un solo post contro Grillo in queste ultime 24 ore», la domanda retorico-provocatoria di un deputato regionale.

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Eppure qualcuno si espone. Il capogruppo all’Ars, Giovanni Di Caro, che con La Sicilia era già stato alquanto critico sulle mosse del comico-fondatore, ora prova a riflettere a mente fredda: «Tanta amarezza, ma reagire senza ipocrisia ritengo sia un dovere morale e un modo per ripartire». Dalla critica a Grillo che, «nel mandare a quel paese» Conte, «sembra che soffra di labirintite». Di Caro (ieri risultato positivo al Covid) è favorevole alla svolta dell’ex premier: «Per un partito che ambisce a governare l’Italia è un processo inesorabile, anche perché, vista la curva calante dei consensi, si rischia l’estinzione».

I deputati regionali più espliciti sono quelli da sempre meno folgorati dal contismo. Luigi Sunseri non ha alcuna tentazione di lasciare il movimento. «Mai stato legato a una persona in particolare. Non sono con Grillo o con Conte. Sono legato a dei valori. Non sono mai stato un fan, una cheerleader di qualcuno. Non ho mai leccato il culo a nessuno», rivendica con forza. E ricorda: «Quando Grillo ha sbagliato, l’ho detto. Quando Di Maio ha sbagliato, l’ho detto. Quando Conte non mi piaceva, l’ho detto».

Anche Giampiero Trizzino, in una diaspora «diventata più stucchevole di una telenovela di Rete 4 degli anni 90» sottolinea il suo terzismo: «Mai scritto neppure un post da tifo né per Conte né per Grillo, sebbene io abbia stima per entrambi». E ammette: «Grillo, negli ultimi tempi, ha condotto il M5S verso posizioni poco opportune», come quando ha chiesto il sostegno al governo Draghi con la balla della “transizione ecologica”, per poi piombare in un imbarazzante silenzio quando il ministro  si è mostrato favorevole agli inceneritori per i rifiuti e alle trivellazioni petrolifere». L’exit strategy? «Restituire la parola agli attivisti, che restano i veri depositari delle decisioni, ma Grillo trovi il coraggio di chiedere scusa a Conte per come lo ha trattato».

Il dibattito, però, coinvolge anche gli ex. Epurati, fuoriusciti, espulsi. Con diverse gradazioni di gongolamento, ma anche con un certo interesse per l’eventuale partito di Conte. Sui social spopola l’opinione di Ignazio Corrao. Che sfida, beffardamente, «i parlamentari saltati sul carro che fanno le ragazze pon-pon» di Conte: «Dopo essersi genuflessi a lungo, e fino a ieri), al culto di Giuseppi, lo difenderanno dalle durissime parole di Grillo e lo seguiranno in un suo partito?». L’eurodeputato di Alcamo dà anche una chiave di lettura sul clamoroso finale: «Si dice che tra i due litiganti il terzo gode,  qualora fosse sfuggito, chi ne esce meglio è Luigi Di Maio. Non è dato sapere se gli eventi siano casuali o siano stati indotti, nell’ombra, da lui». Un’azzeccata mossa dell’ex capo politico che rischiava di sparire dai radar? «Se così fosse gli andrebbe riconosciuta una capacità di strategia personale fuori dal comune, quasi inversamente proporzionale a quella di pensare al gruppo o all’interesse collettivo. Roba da House of Cards».

Alessio Villarosa, espulso dopo il no al governo Draghi, lsi spinge oltre, ma sul versante opposto. «Se Conte andrà avanti e deciderà di creare un suo soggetto politico potranno coesistere entrambi (col M5S, ndr) e potranno entrambi mantenere i propri principi e regole». L’ex sottosegretario non vede «una “distruzione politica”, ma un’opportunità per tutti».

E all’Ars gli ex grillini di Attiva Sicilia  esprimono «solidarietà» a Conte. La disfida con Conte è «surreale» per Angela Foti. La deputata acese si astiene da uno scontato «l’avevamo detto, noi», perché «non infango la casa da cui vengo». E la prospettiva di andare con l’ex premier? «Se si offre Morra, perché io non dovrei pensarci?», risponde ironica a La Sicilia. Prima di ammettere «un interesse di Attiva Sicilia per l’eventuale partito di Conte», precisando che «sarebbe un interesse reciproco, visto che noi siamo forti e radicati in una regione dalla quale parte sempre tutto...».

Twitter: @MarioBarresi

 

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