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Politica

Mannino ai suoi "ragazzi": «Mettetevi insieme o resterete marginali»

L'ex ministro dc manda sms a Cuffaro, Lombardo, Romano e Turano: «Liste comuni all’Ars, poi nuovo soggetto»

Di Mario Barresi

 
Palermo. «Mettetevi assieme». Per sopravvivere con «saggezza politica» alla soglia di sbarramento che rischia di lasciare gli ex democristiani fuori dall’Ars. «Fate bene i conti», l’implorazione, superando i dissidi personali, anche con l’ambizione di lanciare «un soggetto che temperi la bipolarizzazione», affinché i moderati non vengano schiacciati a destra da FdI e a sinistra dal Pd. Un messaggio, con il medesimo testo, arrivato sul display di quattro telefonini bollenti. «Cari Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo, Saverio Romano, Mimmo Turano». Il mittente si rivolge a loro senza «nessun titolo, se non l’origine (cronologica) della vostra esperienza politica».

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È Lillo Mannino a scrivere ai suoi ex allievi. Tutti passati dalla scuola dell’ex ministro democristiano e poi - chi prima, chi dopo - diventati protagonisti della politica siciliana. Il messaggio, “intercettato” da La Sicilia, è definito dal mittente, classe di ferro 1939, «una libera opinione sulle prospettive politiche attuali, che liberamente potrete valutare». La forma è quella moderna di un sms, ma il contenuto è di quelli che in altri tempi avrebbe meritato una lettera vergata a mano su carta intestata con lo Scudo Crociato. «Il quadro nazionale chiaramente mostra la piega alla polarizzazione su due forze: FdI e Pd, con forte probabilità di introduzione di modifiche al sistema elettorale», è l’analisi di partenza di Mannino. Che lancia un allarme di portata storica: «Mai, se non nel ’46 le ragioni “geopolitiche” si sono imposte sugli assetti politici in Italia, come oggi. E l’elettorato, che sempre aldilà di date preferenze, si attesta sulla posizione della garanzia di stabilità». L’ex ministro, definitivamente assolto dai suoi processi infiniti (i più lunghi e tormentati per concorso esterno in associazione mafiosa e l’ultimo sul coinvolgimento nella trattativa Stato-mafia) mette in guardia Cuffaro, Lombardo, Romano e Turano sulle ambizioni di Fratelli d’Italia e Partito democratico: «Le due forze tenderanno al traguardo del 30%».

Ma potrebbe esserci una tappa di salvezza nella Via Crucis degli ex Lillo-boys: «Le elezioni regionali, che anticipano l’intera vicenda politica nazionale, hanno il punto vantaggioso del sistema proporzionale di massima», scandisce l’ex capocorrente oggi 83enne.
E qui arriva l’accorato appello di Mannino, che parte dai non certo entusiasmanti ultimi risultati alle urne. «Le prove affrontate nel voto delle recenti amministrative dovrebbero suggerire l’opportunità di mettere insieme le vostre forze, lasciando alla preferenza di risolvere l’equilibrio delle presenze». Una lezione di tattica politica del vecchio capocorrente, che conosce bene le pesanti fratture fra i suoi ex adepti, frazionati in quattro forze: Cuffaro, scontata la pena per favoreggiamento alla mafia, è tornato in campo con la Nuova Dc; Lombardo, assolto dal processo per concorso esterno, è rimasto eminenza grigia degli Autonomisti; Romano ha portato il suo Cantiere Popolare dentro il contenitore Noi con l’Italia; Turano è uno degli esponenti di punta dell’Udc. «Ognuno di voi ha un punto di forza che garantisce il minimo. Separatamente, alto è il rischio di non raggiungere la soglia di ammissione».
Mannino conosce bene le storie che separano i suoi ex discepoli. Alcune sono personali, prima che politiche. Il solco più profondo è fra gli ex governatori Cuffaro e Lombardo, scavato all’inizio da quest’ultimo quando, appena eletto governatore, rifiutò di affidare l’assessorato alla Sanità a Nino Dina, fedelissimo del predecessore, poi alimentato dallo scontro sui termovalorizzatori oltre che da umanissime passioni. Lombardo è però in sintonia con Romano, oggi distante dallo storico alleato Cuffaro. Ma c’è un elemento che accomuna Cuffaro, Lombardo e Romano: l’insofferenza per l’Udc, che con l’elezione di Roberto Lagalla a Palermo ha incassato un corroborante certificato d’esistenza in vita, in barba agli altri “cugini”.
E poi le dinamiche politiche. Mpa e NcI hanno fatto asse a Palermo, con ipotesi di alleanza anche per l’Ars. Ma i lombardiani, pur col leader mai entusiasta, sono federati alla Lega, che a sua volta con Matteo Salvini pressa anche il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, per confluire nelle liste col nuovo brand di Prima l’Italia alle Regionali, sbandierando in cambio quei seggi nazionali che ingolosiscono i centristi. Il rischio, dunque, è finire inglobati in altre forze. E Mannino ha chiaro questo quadro: «So bene che ciascuno di voi ha irresistibile attrazione, una predilezione nel centrodestra. Che difficilmente alle politiche sarà tale. Ed anche ammesso che possano “essere” questo non avverrà se non assorbendo gli alleati minori», ammonisce l’ex ministro. Non citando un altro fattore che minaccia l’estinzione politica dei suoi allievi prediletti: la campagna acquisti, sfrontata e aggressiva, di Cateno De Luca, che sta assoldando decine di candidati per l’Ars, sfilandoli anche ai centristi divisi.
E così Mannino arriva alla proposta esplicita indirizzata a Cuffaro, Lombardo, Romano e Turano: «Allora alle elezioni regionali vi converrebbe mettervi insieme, assicurarvi la forza sufficiente e forse ambire ad introdurre un soggetto che temperi la bipolarizzazione». Uno scenario futuro, forse più che altro futuribile, con lo sguardo orgogliosamente rivolto indietro: «I democristiani non sopportano il fastidio che hanno subito in passato. Anzi, viene addirittura rivalutato il passato», scrive Mannino. Che chiude così, prima di «un saluto amichevole», il lungo messaggio ai suoi ex “ragazzi”: «Fatevi bene i conti. Vi auguro saggezza politica. Ripeto: la mia è soltanto un’opinione come ogni altra». Ma sembra proprio l’ultimo messaggio nella bottiglia, lanciato nel mare aperto della diaspora post-Dc. Tempestoso, agitato da ruggini personali e convenienze politiche. Ma tanto rimpicciolito da sembrare uno stagno.
Twitter: @MarioBarresi

 

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