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Politica

Mattarella prepara il discorso e su Twitter ringrazia i cittadini: «Sono al servizio della Repubblica»

C'è grande attesa per le sue parole. Il capo dello Stato non infierirà sul Parlamento pace di esprimere un nuovo presidente.

Di Fabrizio Finzi 

«Sono al servizio della Repubblica». Sergio Mattarella usa twitter per ringraziare i cittadini che dopo la sua rielezione hanno inondato il Quirinale di messaggi, auguri, suggerimenti ed anche alcuni critiche. Sono tutti incoraggiamenti che per lui «costituiscono una preziosa sollecitazione per l’impegno a servizio della Repubblica». Il presidente della Repubblica dopo il richiamo del Parlamento al Colle per un secondo, non richiesto, mandato ha iniziato a riflettere sul discorso di insediamento che che per tutti i presidenti costituisce un fondamentale impegno programmatico, una sorta di indirizzo politico del settennato.

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Lo sta facendo con i suoi più stretti collaboratori che saranno tutti riconfermati dopo il giuramento. E c'è grande attesa per le sue parole. Il perimetro questa volta è largo: l’unica certezza è che Mattarella non ripercorrerà la strada di Giorgio Napolitano che infierì su un Parlamento che non fu capace di esprimere un nuovo presidente. Troppo forte è il rispetto per le Camere di Sergio Mattarella che infatti le ha già ringraziate per la «fiducia» accordatagli.

E poi la sua elezione è nata nel segno della stabilità in un momento difficilissimo per l’intera Europa ed è su questo che insisterà il capo dello Stato. D’altronde la necessità di accompagnare la ripresa è stato il fil rouge degli ultimi mesi della sua presidenza e c'è da scommettere che Mattarella cercherà di iniettare fiducia nel Paese senza rinunciare a chiedere senso di responsabilità alle forze politiche che pur si prepareranno all’inevitabile avvio della campagna elettorale del 2023.

Scontato politicamente il pieno supporto a Mario Draghi che d’altronde risulta essere pienamente omogeneo alla sua riconferma al Quirinale. E’ stato proprio Mattarella a forzarlo alla guida di un esecutivo eterogeneo che non è sbagliato definire «del presidente». E l’azione di questo governo si trova esattamente a metà del guado, come confermano le parole odierne del premier che, oltre a registrare dall’Istat la conferma di una crescita vigorosa, ha annunciato di voler correre sulla messa a terra del Pnrr attraverso la realizzazione di ben «45 traguardi e obiettivi per un contributo finanziario e di prestiti pari a 24,1 miliardi di euro». Cifre importanti che ben spiegano perchè il presidente vigilerà adesso con la massima attenzione.

Continuerà ad essere l’arbitro del primo settennato ma questa volta fischierà più spesso e i cartellini gialli potrebbero aumentare. Naturalmente Mattarella quando ha ricevuto i capigruppo che con imbarazzo gli chiedevano la sua disponibilità ad un secondo impegno non ha minimamente accennato alla durata del suo mandato e ben si sono guardati dal farlo i deputati. Sono sette anni, per Costituzione. Ma sottotraccia in molti già si interrogano se il presidente possa lasciare in anticipo, ove mai fosse costruito dalla politica un percorso adeguato. Non lo conoscono, osservano laconici dal Quirinale. 
 

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